Dedalo e Icaro: storia di un padre e di un volo impossibile
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=1jGMfdJpErg

Una pagina famosa della mitologia greca è quella che narra del rapporto tra Dedalo e Icaro, l’inventore padre-geniale e il figlio disobbediente. Dedalo è la personificazione dell’uomo di téchne, che per tutta la vita si dedica alla scultura e all’architettura. Nato ad Atene, era pronipote di Eretteo; si macchiò dell’omicidio di suo nipote Talo, reo di essere diventato troppo abile nell’arte e di aver in questo modo scatenato la gelosia dello zio.

Dedalo fu per questo motivo condannato e decise di rifugiarsi a Creta. Qui fu accolto dal re Minosse. L’inventore riuscì fin da subito ad entrare nelle simpatie di Arianna, figlia di Minosse: per la principessa egli fabbricava meravigliosi giochi.

Dedalo, il Minotauro e il Labirinto

Il dio Poseidone aveva donato al re Minosse un bianchissimo toro affinché fosse sacrificato; ma il re aveva sostituito l’animale con uno meno bello. Il dio per punirlo fece in modo che la moglie si innamorasse del toro. Così la regina Pasifae sviluppò una passione folle per l’animale. La regina per soddisfare i suoi impulsi chiese l’aiuto di Dedalo. L’artigiano fabbricò una vacca di legno cava, grazie alla quale la regina poté unirsi al toro. Da questa unione fu generato il Minotauro, essere mitologico che aveva la testa di toro su un corpo umano.

A questo punto, Minosse incaricò Dedalo di costruire una struttura che potesse imprigionare la creatura. Fu così creato il labirinto, all’interno del quale venne nascosto il Minotauro. Ogni anno sette giovani fanciulli e sette fanciulle ateniesi venivano rinchiusi nel labirinto e sacrificate al Minotauro. Ma sarà proprio uno di questi giovani, il coraggioso Teseo, ad uccidere il Minotauro. Di Teseo si era innamorata Arianna, figlia di Minosse: ella aveva fornito un gomitolo al suo amato per permettergli di trovare la strada d’uscita dal labirinto.

dedalo icaro padre
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Minosse, adirato e non potendo punire la figlia fuggiasca, scaricò la sua ira su Dedalo, colpevole di sapere fin troppe cose sul labirinto e di aver aiutato Arianna. L’artigiano sarà rinchiuso insieme al figlio Icaro nel labirinto ormai deserto. L’ingegno di Dedalo era sempre in moto: capì che l’unico modo per uscire dal Labirinto era evadere volando. Il geniale inventore creò due paia d’ali con delle piume e della cera con le quali lasciare il labirinto.

Il volo di Icaro e la disobbedienza

Le raccomandazioni di Dedalo al figlio furono chiare: non doveva volare né troppo in alto né troppo in basso, ma limitarsi a seguirlo nella giusta via di mezzo. Ma Icaro, stordito dall’ebbrezza del volo, si dimenticò degli avvisi e si allontanò a poco a poco dalla scia paterna. Si ritrovò così troppo in alto, vicino al sole: la cera si ammorbidì e sciolse; il giovane precipitò in mare sotto lo sguardo impotente del padre. Cercò di muovere disperatamente la braccia in un ultimo, disperato tentativo di aggrapparsi alla vita.

La fantasia utopica di Icaro, quella di volare e sfidare il cielo, fu punita. Il mito è usato spesso con funzione didattica: chi pretende di volare più in alto di quanto è possibile, va oltre le raccomandazioni del padre e non si affida alla sua esperienza, verrà punito. L’insegnamento è quello a non sfidare schemi, a non infrangere in modo incosciente regole e imposizioni. Rinchiudersi nella “gabbia” del buon senso è ciò che ci protegge.

La tracotanza e la disobbedienza di Icaro è solo un aspetto della storia; e se in quel volo, in quella tensione a toccar il cielo, Icaro rappresentasse il coraggio di superare i limiti umani? Icaro che sfida la moderazione del padre, quella che Dedalo aveva acquisito con tanta fatica ed esperienza, è il sogno dell’adolescente, assuefatto dalla vita, è la voglia di andare oltre.

Quel compromesso alla via di mezzo sembra un ostacolo insormontabile per chi si affaccia alla vita. E forse a volte è troppo complicato ascoltare i consigli del padre, quelle raccomandazioni vissute come limiti e quei divieti che diventano macigni.

Spesso ci si lascia andare al “volo di Icaro” imprudentemente, sfidando il sistema e incapaci di riconoscere i limiti. Ma il gioco vale la candela?

Vanessa Vaia

Vanessa Vaia
Vanessa Vaia nasce a Santa Maria Capua Vetere il 20/07/93. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Classico, si iscrive a "Scienze e Tecnologie della comunicazione" all'università la Sapienza di Roma. Si laurea con una tesi sulle nuove pratiche di narrazione e fruizione delle serie televisive "Game of Series".

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