Mnemosine e Lete: l'importanza dell'equilibrio tra memoria e oblio
Fonte: Wikipedia

All’inizio era il caos: una massa indistinta, un groviglio di elementi disordinati e confusi. Poi nacque Gea, la Terra. Da quel momento tutte le cose furono generate, tutti gli elementi trovarono il loro spazio. Dall’unione della Dea Terra con Urano, il cielo stellato, fu generata un’entità ineliminabile nella storia dell’umanità: la Memoria. Mnemosine, figlia di Gea, è appunto la Dea della memoria, a cui si oppone Lete, l’oblio.

Per la concezione greca la “memoria” è un dono talmente prezioso da dover essere divinizzato: la personificazione della memoria con una divinità riconosce la funzione fondamentale del ricordare per la preservazione della storia dell’umanità.

La Dea che la rappresenta è raffigurata come una giovane bella e amabile: non stupisce allora che il donnaiolo Zeus si invaghisca di lei. Il re dell’Olimpo assume le sembianze di un pastore e seduce la bella Mnemosine. Per ben nove notti giace con lei sui monti della Pieria. Da quell’unione, la Dea partorisce nove figlie: sono le Muse, protettrici di ogni arte e conoscenza.

Nella Teogonia è lo stesso Esiodo a rivolgersi alle Muse per farsi ispirare: ciò sottolinea come il suo lavoro sia risposta ad un obbligo divino.

« […] e una voce m’ispirarono
divina perché celebrassi le cose che saranno e quelle che furono,
e m’ingiunsero di lodare la stirpe dei beati sempre viventi,
e di cantare loro sempre al principio e alla fine.
»

Le Muse diventano le custodi della Memoria: il loro operato non si limita a un deposito passivo di ricordi ma fondamentale è la funzione attiva che presuppone anche la capacità di far ricordare. Diventano il simbolo e la rappresentazione della memoria culturale, tali da declinare il pensiero in ogni sua forma: c’è Clio (colei che rende celebri, ossia la Storia), Talia (colei che festeggia, ossia la musa della commedia), Eràto (colei che provoca desiderio, ossia la musa della Poesia amorosa), Euterpe (colei che rallegra, ossia la Poesia Lirica e in particolare il flauto), Polinnina (colei che ha molti inni, ossia la Mimica), Calliope (colei che ha una bella voce, ossia la musa della poesia epica), Tersicore (colei che si diletta nella danza), Urania (la celeste, ossia la Musa dell’astronomia) e Melpòpene (colei che canta, l’ispiratrice della tragedia).

Memoria Mnemosine Oblio Lete
Fonte: https://www.booksblog.it/post/143468/nomi-muse-greche

Mnemosine e Lete: memoria e oblio

La tradizione greca intreccia saldamente la figura di Mnemosine con quella della sorella gemella Lete. E se Mnemosine è la raffigurazione della sensibilità che ci permette di accogliere e trattenere il ricordo, Lete rappresenta l’oblio.

Così la memoria è un guscio accogliente che preserva i valori fondamentali della vita e dell’umanità e li tramanda. È una funzione che si assolve con tutto l’essere: ricordare è un ri-chiamare alla mente, ma per farlo bisogna utilizzare le esperienze sensoriali. Dunque non è affatto un esercizio passivo, ma si esplicita con tutto l’essere.

Se la memoria è quindi un elemento imprescindibile della storia dell’umanità, tale deve dirsi anche dell’oblio: memoria e oblio creano un campo unificato e solo nella dialettica degli opposti si genera nuovo equilibrio.

Lete, oltre ad essere la divinità oppositiva a Mnemosine, è anche il nome del fiume dell’oblio, largamente utilizzato nella mitologia greca e romana. Ci si immerge nelle sue acque per lasciar andare ricordi e coscienza: il fiume lava le reminiscenze e l’oblio permette di rinascere a nuova vita.

Platone stesso cita il fiume Lete nel mito di Er (X libro della Repubblica). Nel mito le anime si preparano alla reincarnazione, dimenticando la loro vita passata:

«…le anime si avviarono verso la pianura del Lete… si accamparono presso il fiume Amelete… furono costrette a bere…e chi via via beveva si dimenticava di ogni cosa»

Repubblica X 621a

Anche Dante Alighieri cita il fiume nel Purgatorio: le anime si immergono nelle sue acque per lavar via le colpe terrene e poter salire in seguito in Paradiso. Accanto al Lete c’è il fiume del ricordo delle cose buone del passato, l’Eunoè. Il termine Eunoè è stato composto unendo l’avverbio eu, ossia bene, e il sostantivo nous, mente o in maniera meno letterale “memoria”.

Memoria Culturale 2.0: il black out dell’eccesso di informazioni

La mitologia greca è nata dalla necessità dell’uomo di dare senso a ciò che lo circonda, di cercare risposte e soprattutto di mettere a tacere le paure irrazionali tramite costruzioni coerenti. Uno dei più grandi timori degli uomini di cultura dell’antichità era quello di perdere la memoria. Si tratta di un timore assolutamente comprensibile per l’epoca; prima vi era la tradizione orale con tutti i rischi che il passaparola può comportare. Per ovviare il problema nell’antichità impratichirsi nel ricordare tutto era una vera e propria arte, la mnemotecnica. Poi finalmente la tradizione orale si trasformò in scritta; contrariamente a quanto si poteva credere, la scrittura non portò ad una solidità effettiva della memoria culturale: incidere le tracce del proprio passaggio era tutt’altro che cosa semplice, anche perché i libri potevano essere distrutti da un momento all’altro.

Oggi, invece, con la digitalizzazione ogni traccia resta e il diritto all’oblio è pura utopia, si assiste ad un’inversione di tendenza che paradossalmente finisce per portare allo stesso risultato. L’eccesso di memoria culturale, il bombardamento continuo di nozioni e i frammenti di informazione che ci investono, anche senza volerlo, ci costringono a sapere tutto e a non sapere niente.

E così spesso ci lasciamo scivolare addosso la cultura, affrontiamo con meno timore la perdita di memoria: tanto esiste Google a ricordare al posto nostro.

Vanessa Vaia

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