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Pubblicati per la prima volta rispettivamente nel 1868 e nel 1869, “Piccole Donne” e il suo seguito “Piccole Donne Crescono” sono le opere che hanno reso Louise May Alcott e la sua protagonista Jo March celebri in tutto il mondo.

Tante sono le trasposizioni teatrali e cinematografiche che ne sono state tratte, tra le quali spicca quella con Susan Sarandon e Wimona Ryder. Questo Natale, il cinema darà di nuovo vita alle protagoniste della Alcott portando sul grande schermo Emma Watson, Saoirse Ronan e Meryl Streep nei ruoli rispettivamente di Meg, Jo e zia March.

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Fonte dell’immagine: https://www.comingsoon.it/cinema/news/piccole-donne-il-primo-trailer-del-film-di-greta-gerwig-dal-celebre/n93413/

La storia delle piccole donne è ambientata ai tempi della Guerra di Secessione Americana (1861-1865); la guerra non è mai descritta nella sua brutalità, ma semplicemente intuita dalle angosce femminili per gli uomini lontani. Ci sono quattro sorelle che aspettano il ritorno del padre, il pastore March, dal fronte. Le ragazze, con il supporto materno, lottano per affermarsi nel mondo.

L’opera è un romanzo di formazione che narra con delicatezza il passaggio all’età adulta delle sorelle March, ponendo al centro del racconto vicissitudini quotidiane. È al tempo stesso un romanzo educativo: episodi di vita sono usati come strumento per dare veri e propri insegnamenti utilizzando uno stile vivace, senza mai cadere nel pedante o nel didascalico.

L’ambiente delineato dalla penna della Alcott è quindi una realtà familiare: appare evidente che il punto forte di “Piccole Donne” non è tanto nell’azione o nei colpi di scena, il cuore pulsante sono i suoi personaggi. Ricalcando quattro diversi archetipi femminili, le donne della Alcott sono lontane da maschere preimpostate, ma piuttosto rispecchiano donne reali con le loro personalità e ambizioni, con i loro sogni e i compromessi a cui la vita le costringe.

Tutte hanno una storyline definita, un progetto di vita attraverso il quale si rilevano i talenti di ognuna: anche se la protagonista del racconto è unanimemente riconosciuta in Josephine “Jo” March, l’alter ego narrativo di Louise May Alcott.

Il pregio maggiore dell’opera è senza dubbio l’aver posto al centro del racconto l’universo femminile, iniziando la narrazione nel momento più critico, quello in cui ci si affaccia alla vita; le protagoniste sono donne in un mondo di uomini. Fondamentale insegnamento di “Piccole Donne” è la sorellanza. Nel libro, nonostante le incomprensioni dovute a caratteri diversi, le sorelle March sono sempre pronte ad aiutarsi l’un l’altra.

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Fonte dell’immagine: https://www.mamamia.com.au/real-story-behind-little-women/

Un altro importante messaggio riguarda il concetto di “affermazione”: le quattro sorelle sono spronate a migliorarsi, a correggere i difetti e soprattutto a seguire i propri talenti. Le sorelle March vengono educate non come “donne”, ma come esseri umani: ognuna sarà liberà di affermare la propria personalità e carattere. Ancora, l’importanza del concetto di etica del lavoro e dell’indipendenza sono temi largamente sentiti dalla Alcott e ciò emerge fortemente nell’opera.

I ritratti delle sorelle sono così precisi e distinti da sembrare studiati a tavolino, catturando il bisogno di identificazione delle lettrici. Donne vere fatte di sogni e passioni, di punti di vista sulla vita decisi e puntuali nonostante la giovane età.  E così sarà facile per una lettrice identificarsi in almeno una delle quattro sorelle o forse ancor meglio trovare un punto in comune con ognuna di esse.

C’è Meg la maggiore, che dimostra fin da subito la sua maturità. Quando la madre è fuori casa, è lei ad occuparsi delle faccende domestiche e delle sorelle. Ragionevole e materna, coronerà il suo sogno di formarsi una famiglia trovando l’amore.

Poi c’è la fragile Beth, che deve combattere con la sua timidezza per affermarsi e trovare il suo posto nel mondo. Beth, dolce e altruista, si ammalerà di scarlattina e il suo destino sarà un catalizzatore per le vicende delle altre sorelle.

Infine, vi è la piccola Amy, l’anti-Jo. Dotata di indole artistica, Amy è la bella di casa e con i suoi modi femminili si oppone alla schiettezza di quelli di Jo. Tra le quattro sorelle è la più viziata e legata alle comodità materiali, ma è dotata di un carattere volitivo che le farà, alla fine di tutto, ottenere ciò che desidera, perfino il cuore del vicino di casa Laurie.

Mix imprescindibile di scrittura e anticonformismo, è con Jo, la secondogenita, che la scrittrice dà voce al suo femminismo.

« Credo che non mi sposerò mai. Sono felice così e amo troppo la mia libertà per aver fretta di sacrificarla per chiunque sia »

Jo sfida continuamente i dogmi sociali ed è ben restia dal lasciarsi inquadrare nel ruolo che il mondo le vorrebbe affibbiare. Con il suo carattere ribelle e coraggioso, la sua sincerità e passione è un’eroina moderna, capace di azioni impulsive, ma allo stesso tempo dotata di grande generosità. Rappresenta la determinazione di perseguire un obiettivo, nonostante le difficoltà, nonostante il mondo provi a schiacciare le ambizioni: e forse arriverà al punto di scendere a compromessi, ma senza mai tradire completamente se stessa.

C’è tanto di Louise May Alcott in questa sua protagonista. Come Jo, anche la scrittrice era la secondogenita di quattro figlie, costretta ad iniziare a lavorare sin da giovanissima per contribuire alla difficile situazione economica familiare.

Battendosi per i diritti delle donne e soprattutto per il diritto di voto, fu la prima donna a iscriversi negli elenchi per l’elezione di un consiglio d’istituto scolastico a Concord.

Così è la sua Jo, che spesso sembra vivere come una “gabbia” la sua condizione e ruolo di donna, refrattaria alle convenzioni sociali dell’epoca. Jo vive da pari il periodo dell’adolescenza con il suo vicino di casa Laurie, incurante delle loro differenti condizioni: anzi vi è quasi un ribaltamento di ruoli che sovverte quelle che erano le regole dell’America dei tempi. Una storia d’amore rimasta incompiuta quella tra i due, eppure una cosa è certa Laurie sarebbe stato un grande sostenitore della sua Jo: non l’avrebbe mai “messa al suo posto”. 

Le sfaccettature di Jo emergono con prepotenza nel percorso di crescita: la sua voglia di ribellione, il suo impeto e la sua sregolatezza hanno appassionato tante lettrici. Ma la trasformazione finale de “la piccola donna che cresce” presuppone l’abbandono di quella indipendenza totale a cui aveva auspicato. Jo si lascia “domare” dalla vita, finendo per sposare un professore molto più grande di lei e tenendo a “bada” il suo carattere. Ed ecco che l’insegnamento più duro della Alcott è forse che nella vita siamo sempre costretti a scendere a compromessi.

Vanessa Vaia

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