Gianni Rodari, maestro, scuola
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Settembre è arrivato e un nuovo anno scolastico sta per sopraggiungere: aule fresche, grembiuli stirati, banchi nuovi. Tutto è pronto per i più piccoli che non sono certamente contenti di ritornare a scuola e di doversi dedicare nuovamente ai dettati, ai compiti a casa e alle filastrocche da imparare a memoria. Soprattutto perché qualcuno non si è riposato abbastanza e ha tenuto la mente in allenamento con la ripetizione di verbi e tabelline, esercizi di grammatica e di lettura e operazioni in colonna completati sul “terribile” libro delle vacanze. Sul temuto nemico estivo dei più piccoli, così come nei libri di italiano, sono immancabili le poesie e le filastrocche di Gianni Rodari, poeta, maestro, giornalista e scrittore del secolo scorso che emoziona grandi e piccini.

Biografia di uno scrittore fantasioso

Gianni Rodari nacque a Omegna, in Piemonte, nel 1920. Fanciullo sensibile e riservato, dopo la morte del padre si trasferì a Gavirate: completò gli studi magistrali e dopo una breve parentesi universitaria, cominciò ad insegnare in varie scuole elementare di Varese. La giovane età gli fece capire quanto ancora avesse bisogno di fare gavetta e continuare a sperimentare prima di potersi definire un maestro.

Durante gli anni dell’insegnamento, i piccoli alunni della scuola elementare aiutavano Gianni Rodari a mettere in atto la fantasia, dando vita a opere originali e piene di emozioni.

Nel 1943, Gianni Rodari prese contatti con la Resistenza lombarda: l’anno dopo si iscrisse al Partito Comunista Italiano e all’indomani del 25 aprile 1945 iniziò la sua carriera giornalistica: dopo varie esperienze a Varese, Rodari si trasferì a Milano per dirigere L’Unità e curava la rubrica “La domenica dei piccoli”.

Parallelamente cominciò la sua carriera di scrittore: nel 1951 pubblicò “Il manuale del pioniere”, primo libro pedagogico, a cui seguirono “Il romanzo di Cipollino”, “Favole a telefono”, “Grammatica della Fantasia” e tante favole, filastrocche e poesie. Inoltre, Gianni Rodari lavorò con la casa editrice Einaudi a partire dal 1968: parallelamente, continuava a pubblicare libri e a svolgere il suo mestiere di giornalista; viaggiava nei luoghi più impenetrabili del nostro pianeta e veniva insignito di premi e riconoscimenti. Morì a Roma nel 1980 a causa di un collasso cardiaco, lasciando un’eredità di scritti che ancora oggi è capace di emozionare.

Le filastrocche di Gianni Rodari nei libri di scuola

Tutti i bambini a scuola hanno letto e imparato le filastrocche e le poesie di Gianni Rodari che con una delicatezza assoluta ha saputo raccontare la realtà della vita quotidiana in maniera semplice ed efficace.

Considerato autore della letteratura infantile, Rodari vanta una produzione editoriale vastissima. In questa è impossibile non citare la famosa “Filastrocca settembrina”:

Già l’autunno si avvicina,
già l’autunno per l’aria vola
fin sulla porta della scuola.
Sulla porta c’è il bidello,
che fischietta un ritornello,
poi con la faccia scura scura
prova la chiave nella serratura,
prova a suonare la campanella…
Bambino, prepara la cartella!

Un gioco di assonanze fonetiche unito all’immagine di un contesto ben preciso: la Filastrocca settembrina di Rodari è il punto di partenza per dare il benvenuto ai bambini che rientrano a scuola dopo le vacanze estive. Si delinea una situazione in maniera molto chiara: sta per arrivare l’autunno e le sue foglie di varie gradazioni cromatiche stanno per giungere sulla porta della scuola; il bidello è pronto a riprendere la sua attività e a suonare la campanella, simbolo per eccellenza della scuola. Ai piccoli non resta che preparare la cartella.

Nelle poesie di Gianni Rodari non mancano insegnamenti: non solo i più piccoli devono andare a scuola per imparare qualcosa, ma anche i grandi frequentano una scuola che però è senza grembiuli e senza banchi, ma molto più difficile perché sono costretti a non combinare disastri e a far quadrare ogni cosa. Così recita infatti la filastrocca “La scuola dei grandi”:

Anche i grandi a scuola vanno
tutti i giorni di tutto l’anno.
Una scuola senza banchi,
senza grembiuli nè fiocchi bianchi.

E che problemi, quei poveretti,
a risolvere sono costretti:
“In questo stipendio fateci stare
vitto, alloggio e un po’ di mare”.

La lezione è un vero guaio:
“Studiare il conto del calzolaio”.
Che mal di testa il compito in classe:
“C’è l’esattore delle tasse”!

Anche sulla pratica della lettura imposta ai ragazzi, Gianni Rodari fa valere la sua voce con un aforisma: non è concepibile che i bambini debbano leggere un libro perché qualcuno dall’altro lato della cattedra lo impone. Non è giusto associare la pratica della lettura a quella del giudizio e dell’interrogazione: il buon maestro di scuola deve presentare un libro ai suoi allievi in una situazione di creatività e non come uno strumento di esercitazione per copiare o imparare qualcosa a memoria. Leggere è un’attività che deve rilassare la mente e se invece viene imposta non svilupperà certamente il gusto e il piacere.

Da buon maestro, infine, Gianni Rodari predilige sempre i bambini della scuola: insegnare non è alla portata di tutti, ma bambini e maestri hanno lo stesso compito, quello di trasmettere emozioni l’uno agli altri. Non importa quanta differenza d’età ci sia tra le due parti, ma è importante per un buon maestro riuscire a creare il giusto feeling empatico con chi lo ascolta. Rodari lo aveva capito fin da subito, quando ancora giovane insegnava ai piccoli della scuola elementare non solo le regole dell’italiano, ma come aprire i cuori e come mostrarsi solidali. E le parole di Gianni Rodari dovrebbero risuonare oggi più forte che mai tra noi grandi che abbiamo ancora tanto da imparare.

È difficile fare le cose difficili:
parlare al sordo,
mostrare la rosa al cieco.
Bambini, imparate a fare cose difficili:
dare la mano al cieco,
cantare per il sordo,
liberare gli schiavi che si credono liberi.

Arianna Spezzaferro

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