Scozia referendum indipendenza SNP Sturgeon
https://www.rsi.ch/news/mondo/Scozia-vincono-gli-indipendentisti-14055355.html

Il 6 maggio si sono tenute le elezioni locali nel Regno Unito, durante le quali si è votato anche per il rinnovamento del Parlamento scozzese. Il Partito Nazionale Scozzese (SNP) ha ottenuto la maggioranza, con 64 seggi. Il resto della composizione del Parlamento di Holyrood vede il Partito Conservatore con 31 seggi, il Partito Laburista con 22, quello dei Verdi con 8 e i Liberdemocratici con 4, su un totale di 129 seggi disponibili. Si tratta della quarta vittoria consecutiva dell’SNP, che non ha ottenuto la maggioranza assoluta per un solo voto. Il Partito – di centrosinistra, indipendentista e socialdemocratico – è guidato dalla first minister Nicola Sturgeon, la quale ha dichiarato di voler ottenere un secondo referendum dal governo centrale per l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito. Sturgeon ha affermato che non esistono giustificazioni – da parte di Boris Johnson o altri politici – per impedire un secondo referendum e che, nel Parlamento scozzese, è presente una maggioranza a favore dell’indipendenza. Chiunque sia contrario all’indipendenza, secondo la first minister, andrebbe contro al desiderio di democrazia del popolo scozzese.

Il tema dell’indipendenza della Scozia non è, quindi, nuovo. Il primo referendum risale al 2014 e si è concluso con una vittoria del No (al 55%). L’SNP era già promotore della campagna a favore del Sì e dell’indipendenza, con il suo ex leader Alexander Salmond (dimesso dopo aver perso il referendum). Nonostante la vittoria del No, la campagna per il Sì ha coinvolto molti cittadini e portato l’attenzione collettiva sulla causa indipendentista, che all’inizio del 2014 aveva molto meno seguito. L’SNP, durante la sua campagna, si è mostrato inclusivo e abile, impegnandosi a rendere partecipi i giovani, coinvolgendo molti artisti – in particolare con la promozione dell’evento “Yestival” – e gli immigrati.

Yestival in Scozia
Fonte: http://socialistreview.org.uk/394/scotland-independent-artists

Nel 2019 la Scozia ha ricominciato a farsi sentire per l’indipendenza, dimostrando come si fosse mantenuto e stabilito nel corso del tempo il consenso verso la causa indipendentista, e anche Sturgeon ha iniziato a riproporre l’argomento, questa volta incentivato dalla Brexit: la Scozia era, in maggioranza, contraria alla Brexit durante le votazioni del 2016. Il consenso per l’indipendenza è cresciuto con l’inizio della Brexit.
Nello stesso anno, Sturgeon ha scritto un dossier indirizzato a Londra ed a Boris Johnson nel quale ha chiesto il secondo referendum, senza però ottenere una reazione positiva da parte di Johnson. Il documento è composto da 39 pagine e si intitola Scotland’s Right to choose (“Il diritto di scegliere della Scozia“). Prendendo in causa il diritto alla democrazia e il diritto del popolo scozzese di decidere per la propria indipendenza, nel dossier Sturgeon sostiene che ci sia un cambiamento delle circostanze rispetto al primo referendum e, pertanto, richiede al parlamento britannico di trasferire il suo potere a Holyrood.

È difficile prevedere il futuro, nonostante le dichiarazioni apparentemente sicure di Sturgeon, dai sondaggi sul referendum sembra che la situazione sia caratterizzata da un divisione a metà ma il consenso è aumentato rispetto al passato.

Il desiderio di indipendenza non è legato a nazionalismi ma piuttosto ad una volontà di auto-determinazione: già nel 2014, l’SNP si era dato lo scopo di risolvere questioni che non venivano affrontate dal Parlamento britannico. Tra i temi più importanti erano presenti l’immigrazione e l’Unione Europea. In merito all’immigrazione, l’SNP continua ad accusare il Regno Unito di ricorrere ad un “approccio unico per tutti”, mentre alla Scozia occorre una politica migratoria adatta. Inoltre, il Partito ha una visione estremamente critica del sistema di immigrazione elaborato dal Partito Conservatore, che secondo l’SNP avrebbe bisogno di una serie di modifiche. Con l’indipendenza, la Scozia potrebbe avere pieno potere su tali politiche. Per quanto riguarda le relazioni con l’Unione Europea, la Scozia è sempre pro UE e, come detto prima, a partire dal 2016 si è instaurato ulteriore rancore verso l’Inghilterra a causa della Brexit.

Scozia, marcia per l'indipendenza
Manifestazione degli indipendentisti. Fonte: https://www.policymakermag.it/dal-mondo/scozia-indipendentisti-tornano-farsi-sentire/

La first minister ha tendenze fortemente europeiste e sostiene l’indipendenza del paese dal Regno Unito con una successiva adesione all’Unione Europea. Sturgeon si oppone al governo londinese conservatore. Dopo aver preso il posto di Salmond, è riuscita ad ottenere ancora più seguito ed è dotata di una grande autorevolezza, nonostante recentemente si sia ritrovata al centro di uno scandalo politico: è stata messa sotto accusa per aver dato informazioni fuorvianti riguardo a delle accuse di molestie rivolte a Salmond (dalle quali è stato successivamente scagionato).

Nonostante alcune difficoltà e i rischi di perdere gradimento tra i cittadini, L’SNP è riuscito ad ottenere ancora una volta la maggioranza dei seggi e probabilmente formerà una coalizione con il Partito dei Verdi – anch’esso favorevole all’indipendenza. I due Partiti, se uniti, potrebbero formare una maggioranza per l’indipendenza all’interno del Parlamento. Tuttavia, questa relazione non è ancora sicura e ci sono degli scetticismi al riguardo, viste alcune differenze presenti nelle loro politiche.

Voler sostenere un secondo referendum, in ogni caso, rappresenta una mossa rischiosa.
Innanzitutto, il Parlamento scozzese non ha il potere di agire da sé riguardo una decisione simile. Secondo lo Scotland Act, solo il Parlamento britannico può prendere decisioni su alcuni aspetti della Costituzione – tra i quali l’unione tra Inghilterra e Scozia. Il Parlamento di Westminster è composto in maggioranza dai conservatori del partito di Johnson, il quale ha dichiarato apertamente di non essere favorevole.

Se gli indipendentisti non dovessero farcela con il secondo referendum, l’SNP potrebbe perdere la sua popolarità. In caso di vittoria, la situazione economica e finanziaria della Scozia si farebbe più dura. Già nel 2014 si rifletteva sul fatto che l’indipendenza sarebbe stata costosa e che avrebbe causato molti effetti negativi oltre ai benefici. Vista la Brexit, i confini con l’Inghilterra risulterebbero più accentuati: si creerebbero più complicazioni. Negli ultimi anni, l’SNP si è occupato di ridurre la disoccupazione e le tasse per i più poveri ma nonostante le politiche progressiste la Scozia si trova già in difficoltà economiche. Si solleverebbero questioni e difficoltà delle quali anche la Sturgeon è, ovviamente, consapevole (ad esempio l’ipotesi di una nuova moneta, oppure i tempi richiesti dalla procedura per entrare nell’Unione Europea) e, per il momento, sembra voler aspettare la fine della pandemia.

Cindy Delfini

Greenpeace

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