Superlega

La pandemia ha portato le squadre di calcio a dover affrontare una crisi finanziaria senza precedenti che alcuni presidenti hanno tentato di contrastare attraverso la realizzazione di una nuova competizione europea destinata ai grandi club europei. Il tentativo di creare una Superlega non è andato formalmente a buon fine, ma siamo sicuri che nei fatti non esista già qualcosa di simile?

La 13ª edizione del report European Club Footballing Landscape pubblicata dalla Uefa, fa riscontrare che, negli ultimi due anni, i soli club europei hanno visto diminuire i loro ricavi per un totale di circa 7 miliardi di euro, di cui 4,4 miliardi dovuti al calo degli spettatori paganti. In generale, tale perdita di incassi ha avuto conseguenze pesanti sulle finanze della maggior parte dei club del mondo del calcio, ma non si può certamente affermare lo stesso per i principali top club europei.

Questo calo dei ricavi sembra infatti non avere coinvolto seriamente i top club europei, ovvero i padroni del calcio. Secondo il report Football Money League 2022 stilato da Deloitte, il fatturato delle migliori venti squadre del mondo è tornato a crescere – seppur lievemente – rispetto a prima della pandemia: 8,178 miliardi di euro nella stagione 2020/21 in relazione agli 8,162 della stagione 2019/20. In soccorso ai bilanci dei maggiori club europei sono arrivati di fatto gli introiti commerciali, il significativo aumento dei proventi televisivi e la nuova griglia dei diritti per le competizioni UEFA per club (2021/22–2023/24). In questo modo, le grandi squadre hanno assistito a un ulteriore aumento delle entrate rispetto al recente passato.

I top club più seguiti

Il report indica che per la prima volta in 25 edizioni, il top club europeo più ricco è il Manchester City che, cresciuto del 17% rispetto alla scorsa stagione, fa riscontrare un fatturato pari a 644,9 milioni di euro. Seguono il Real Madrid (640,7), il Bayern Monaco (611,4), il Barcellona (582,1) e il Manchester United (558), tutte in leggero calo rispetto allo scorso anno. In seconda fila della venti top club europei, troviamo il Paris Saint-Germain (556.2), il Liverpool (550.4), il Chelsea (493.1), la Juventus (433.5) ed come ultimo il Tottenham Hotspur (406.2). In una classifica dominata dai club inglesi, l’Inter che è in crescita del 14% si posiziona al quattordicesimo posto (330.9), mentre il Milan diciannovesimo (216.3).

Almeno in parte, questo spiega quello che è emerso dall’edizione Global Transfer Report della FIFA del 2021, ovvero che i campionati europei guidano la top ten dei trasferimenti verificatisi nell’anno 2021. In Inghilterra sono stati investiti 1.386,2 milioni di dollari dai club; l’Italia si posiziona seconda, con 667,7 milioni di dollari. Seguono i club francesi con 511,8 milioni di dollari; la Germania con 451,9 milioni di dollari; i club spagnoli con 347,8 milioni di dollari; infine il Belgio, con 179,9 milioni di dollari. Questo significa che anche durante la pandemia, il mondo del pallone ai suoi massimi livelli ha continuato a produrre soldi senza troppo fatica, mentre il resto del mondo è entrato in profonda crisi.

La Superlega è già tra noi

Il calcio elitario ha infatti dimostrato resilienza mentre i top club europei una crescita a dir poco costante. Ma da questi report emerge il dominio indiscusso di un campionato su tutti: quello del calcio inglese. In un calcio dove sempre più spesso le proprietà sono costrette a immettere fondi per ripianare perdite finanziarie, si prende come riferimento la forza dei club di Premier League a livello gestionale per spiegare il loro successo rispetto ai risultati che ottengono nelle competizioni europee. Questo virtuosismo finanziario delle squadre inglesi induce così a formulare una serie di leciti interrogativi in merito al futuro del calcio europeo.

Analizzando i vari report, è possibile sostenere che il tentativo dei 12 top club europei messo in atto poco meno di un anno fa per creare una competizione chiusa, con il passare del tempo sta avendo buon esito. Di fatto, il dominio finanziario del calcio inglese rappresenta in sostanza una vera e propria Superlega del calcio europeo. Disuguaglianze finanziare alla mano, non c’è da meravigliarsi, dunque, se saranno sempre le solite big ad alzare i trofei mentre per le piccole squadre sarà sempre più difficile vincere un campionato o una coppa europea.

Il peso finanziario sempre maggiore dei più importanti top club europei ed in particolar modo di quelli inglesi, sembra quindi destinato ad accentuare sempre di più il concetto di Superlega, non tanto in termini formali ma certamente in maniera sostanziale. Non bisogna così scandalizzarsi se sta tramontando l’era del calcio “popolare”, quello fatto di partecipazione collettiva da parte delle tifoserie, dei tifosi innamorati della loro maglia e delle proprie bandiere calcistiche, nonché dei tanto acclamati miracoli sportivi. Dunque, in assenza di regole valide per tutti e universalmente recepite, sono sempre di più le logiche economiche a dominare la scena sportiva che non la bravura dei giocatori sul campo da calcio.

Gabriele Caruso

Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, nutre un forte interesse verso l'antropologia culturale e la sociologia. I suoi principali temi di indagine sono l'antispecismo e le questioni inerenti all'Irlanda del Nord.

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