Superlega
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In qualunque modo finisca, possiamo dire già da oggi con certezza che ci siamo trovati a vivere la settimana più folle nella storia del calcio europeo. La Superlega è stata un fulmine a ciel sereno, apparso nella notte tra domenica e lunedì, nata con l’idea di cambiare il calcio non solo nella forma ma anche nell’anima, per “salvarlo” (come ha detto e ribadito Florentino Perez) o per renderlo una macchina da soldi. Dipende dai punti di vista.

Ma con la stessa velocità di un fulmine è apparsa e scomparsa, dopo la folle giornata di martedì, quando è implosa a seguito delle proteste di tifosi e membri delle squadre che avrebbero dovuto parteciparvi. Eppure dopo questa settimana è logico porsi una domanda: Ci sarebbe piaciuta la Superlega?

La Superlega si proponeva come un’utopia che avrebbe risollevato l’intero sistema calcio: un modello sostenibile sul piano economico, dove le 20 partecipanti avrebbero incassato 350 milioni per la sola iscrizione al torneo su gentile concessione della JP Morgan, e dove avremmo potuto ammirare ogni settimana le migliori squadre d’Europa sfidarsi in un testa a testa per determinare la vincitrice di questo campionato. La facciata però nascondeva una formula che prevedeva un sistema chiuso, senza retrocessioni, con 15 squadre fondatrici che non sarebbero mai variate e che avrebbero scelto autonomamente le altre 5 partecipanti su invito ogni anno.

Un sistema quindi in totale contraddizione con ciò che siamo soliti vedere dalla nascita di questo sport, dove il merito sportivo determina solo quanti soldi incasserai al termine della stagione e nient’altro, il tutto per coprire ovviamente gli enormi debiti contratti nel corso degli anni tramite spese folli, ben oltre il budget consentito dal proprio portafogli. Tutto questo per far aprire gli occhi alla UEFA sul fatto che il sistema attuale non funziona più.

Il presidente della UEFA Ceferin
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La Superlega è una lucida follia che avrebbe finito per favorire 15 squadre a discapito delle altre che giocano solo nei campionati e nelle coppe europee, che inevitabilmente sarebbero state schiacciate dalla potenza mediatica e dal fascino di un campionato che probabilmente anche i detrattori avrebbero guardato, prima o poi. Un campionato pensato dalle squadre più popolari e facoltose non le più forti, altrimenti non si spiegherebbe la presenza dell’Arsenal, ormai una mera comparsa da diversi anni anche in Premier League.

Un campionato nuovo che, nella visione delle contraenti, era la scelta giusta per interrompere il monopolio calcistico della UEFA, la cui gestione negli ultimi anni ha effettivamente lasciato molto a desiderare. L’ultimo atto, per fare un esempio, il colpevole ritardo nella sospensione delle coppe europee in piena pandemia Covid-19.

Florentino Perez, nel suo delirio di onnipotenza, ha affermato anche qualcosa di sacrosanto, ovvero il fatto che le istituzioni del calcio devono iniziare a essere più trasparenti e pronte ad evolversi, altrimenti il sistema rischia di affondare. Pur essendo tra gli sport con il maggior seguito al mondo, i ricavi derivanti dai diritti tv sono tra i più bassi in assoluto: 1,8 miliardi per il triennio 18-21 di Champions League, una cifra di gran lunga inferiore rispetto alla NFL che varrà 10 miliardi a stagione dal 2023, e non è del tutto sbagliato quindi pretendere una riforma che consenta a tutti, e non a 20 squadre, di beneficiare di introiti superiori per i prossimi anni.

Il nuovo formato della Champions League (attenzione: anche questo prevede di aggiungere squadre su invito come la Superlega) che partirà dal 2024 potrebbe non essere abbastanza affinché si possa parlare di una rivoluzione in meglio per il calcio. Aggiungere partite sembra più un contentino che un cambiamento rivoluzionario come quello proposto dai 12 presidenti coinvolti.

Le squadre coinvolte nella Superlega

Rispondere alla domanda “ci sarebbe piaciuta la Superlega” rimane però estremamente complesso. Chi non vorrebbe godersi uno spettacolo degno di una finale di Champions League ogni settimana? Probabilmente, da amanti del calcio, è difficile dare una risposta diversa da un sì, anche perché rimaniamo ogni volta affascinati quando le big si affrontano nella massima competizione europea. In un certo senso le Final Eight dello scorso anno – pur essendo arrivate in un periodo di pandemia globale – erano ben poco diverse dal format che era stato pensato per la Superlega.

Ma la meritocrazia è sempre stata alla base di questo sport, e far nascere un torneo con l’infantile pretesa di poter decidere chi gioca e chi no solo in base al brand value è quanto di più sbagliato si potesse pensare. L’obiettivo sembrava essere solo quello di vincere il braccio di ferro contro il presidente UEFA Ceferin (che peraltro avrebbe potuto risparmiarsi diverse uscite in questa settimana) per ottenere più soldi e coprire quei buchi creatisi negli ultimi tempi, quando i calciatori hanno iniziato a guadagnare molto più delle proprie squadre.

Il ritiro delle squadre inglesi dalla competizione, con il Manchester City che ha indicato la strada alle altre, ha tuttavia fatto perdere quel braccio di ferro contro la UEFA iniziato da Perez e Andrea Agnelli in quella fatidica notte dove sembrava stesse per cambiare il mondo del calcio. Che annunciare un progetto in pompa magna solo per poi vederlo scomparire nell’arco di 48h sia stata una figuraccia è fuori discussione, ma si è trattato davvero un disastro su tutti i fronti?

La UEFA dovrà comunque rispondere della propria negligenza, per non essere riuscita a rendere il calcio europeo un ecosistema funzionale e interessante tanto quanto le leghe straniere, e dovrà comunque attuare una riforma economica per aiutare i club, duramente colpiti dalla pandemia. Solo i posteri ci diranno se è stato o meno un fiasco totale, ma al momento possiamo soltanto dire che è stato fatto tanto rumore per nulla.

Andrea Esposito

Greenpeace

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