maschilismo femminismo
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Qualche giorno fa navigando in rete mi imbatto in questo video dell’artista Yolanda Domínguez dal titolo “Hola, soy tu machismo“.

Un attore, vestito con un elegante completo marrone, va in giro per le strade attaccando bottone con uomini di tutte le età. Si rivolge a loro come un amico di vecchia data, chiedendo di essere riconosciuto.

«Sono il tuo maschilismo, non mi riconosci? Ci conosciamo da tutta la vita.»

La maggior parte finisce per mandarlo via in malo modo, con qualche eccezione che accetta di riconoscere e abbracciare quest’omino invadente.

Girato con una telecamera nascosta, il video è stato pubblicato come parte della campagna del governo di Cantabria per la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere.

L’idea si ispira ad uno spot pubblicitario di assorbenti nel quale una ragazzina viene avvicinata da una donna vestita di rosso che si presenta come “le tue mestruazioni”.

Come nel caso delle mestruazioni, anche il maschilismo è una di quelle cose scomode che tutti sanno ma di cui nessuno parla. O meglio, se ne parla però si parla sempre del maschilismo degli altri.

Molti si definiscono femministi, ma cosa significa davvero essere femministi?

Definirsi femministi (o “a favore dell’uguaglianza di genere“, come si descrivono molti uomini e donne che sembrano avere un rigetto per la parola femminismo) in un talk show, in caso di una discussione o in campagna elettorale è facile.

Altra cosa è riconoscere e decostruire il maschilismo che c’è in noi per costruire una quotidiana pratica femminista.

E non sto parlando solamente di casi umani come i tanti “non sapevo di essere maschilista“. Penso a un video in cui un noto politico sostiene di essere «tra quelli che orgogliosamente danno una mano in casa», prontamente messo a tacere da una ragazza che gli fa notare di «non star dando una mano a tua moglie o a tua madre», la casa è tua ed è tua responsabilità occupartene.

Né di quelli di “Diritti Maschili MRA (Men’s Rights Activists)”, o tutti quelli che “la violenza è violenza“, “il femminicidio non esiste“. Come se la violenza sugli uomini non fosse violenza di genere. Come se le percosse, lo stalking e l’omicidio all’interno di una coppia non fossero frutto di un sistema dominato dalla guerra tra i sessi.

Sto parlando di sedersi a riflettere per capire esattamente perché un gruppo come MRA esiste. Come si fa a mettere a tacere quell’odio, a rompere la narrativa che vuole i sessi sempre in guerra, vittime o carnefici?

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Molto spesso si vogliono equiparare i termini maschilismo e femminismo, come se il secondo fosse una versione al contrario del primo. Il femminismo non dovrebbe avere niente a che vedere con la supremazia del genere femminile. Mi dispiace per gli uomini che vogliono continuare a vedere le donne come streghe vendicative e per le donne che effettivamente incarnano questo stereotipo, come quelle che coniugano femminismo, omofobia e transfobia.

Il femminismo è teoria e pratica politica. Il femminismo analizza la società per mettere allo scoperto le dinamiche di potere del sistema contemporaneo. Il femminismo è antipatriarcale e anticapitalista perché prende in considerazione l’intersezione di genere, etnia e classe.

La pratica femminista deve nascere dal seme di questa teoria. Deve nascere dall’analisi e decostruzione del sistema patriarcale.

Il sistema patriarcale, così come il sistema capitalista e tutti gli altri sistemi, non è una realtà esterna all’individuo ma vive e si riproduce attraverso di noi. Siamo noi che con il pensiero e l’azione concretizziamo il sistema.

Per questo il patriarcato non opprime solo le donne ma tutti i membri della società patriarcale. Il maschilismo, dunque, non è presente solo negli uomini ma anche nelle donne.

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Prima di cambiare il maschilismo devi capire che ne fai parte anche tu, non puoi restare ai margini e guardarci dentro” direbbe Bertolucci.

Non basta essere donna per essere femminista, ma soprattutto, non basta essere “per l’uguaglianza di genere” per sconfiggere il maschilismo che c’è in noi, per cambiare un sistema che ci vuole oppressi.

È una presa di coscienza tutt’altro che facile: il cattivo non è fuori di me, ma è in me perché siamo tutti figli di una stessa società. Nessuno nasce femminista nel patriarcato. Il femminismo è una lotta che si fa giorno dopo giorno il cui primo nemico siamo noi stessi, con il nostro “senso comune”.

Il maschilista che c’è in me, mi rende antipatico” canterebbero gli Skiantos. Ed è soprattutto questo il maschilista che dobbiamo affrontare, prima ancora di giudicare i maschilismi degli altri.

Claudia Tatangelo

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Nata e cresciuta nel cuore del Mediterraneo, studia arabo e lingue africane presso l'Università degli studi di Napoli "L'Orientale". Viaggiatrice e lettrice incallita con la passione per l'insegnamento delle lingue, si improvvisa dog-sitter nel tempo libero. Transfemminista di sinistra. Dubito ergo sum.

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