Micromobilità elettrica, muoversi in città non è mai stato così eco-friendly
Fonte immagine: omnimoto.it

Muoversi in città sempre più congestionate con un’auto privata comporta ormai stress, una quantità abnorme di tempo sprecato e rappresenta senza dubbio la scelta, in ambito di mobilità, con il più alto tasso d’impatto ambientale. Secondo una classifica stilata da TomTom Traffic Index, il portale online che fornisce informazioni sui livelli di congestione in 403 città del mondo, il traffico di Roma fa perdere il 39% del tempo in più per raggiungere la propria destinazione. Non a caso la capitale italiana occupa il dodicesimo posto nella classifica delle città più congestionate d’Europa e sale al primo posto se si considerano le sole città italiane. Non solo Roma: tra i sei centri urbani più intasati del Belpaese troviamo Palermo e Messina, centri abitati in cui ogni anno si spreca rispettivamente il 35 e il 32% di tempo in più tra smog, code e accessi di forte irritazione. Non se la passano meglio i cittadini di Genova, Napoli e Milano, città in cui la percentuale di tempo in più speso in auto si attesta attorno al 30%. Car sharing, bike sharing, trasporto pubblico: le alternative all’uso dell’auto privata nei grandi centri urbani riguardanti gli spostamenti a medio-lunga durata esistono, se ne parla sempre più spesso e trovano un’applicazione sempre maggiore. Per ciò che concerne invece gli spostamenti di breve durata è sempre più in voga l’utilizzo di mezzi di trasposto elettrificati o semi-elettrificati che rientrano in un ambito del tutto nuovo per le città italiane: la micromobilità elettrica.

Micromobilità: nuove regole per una mobilità ecosostenibile

Per micromobilità elettrica si intende un nuovo modo di effettuare spostamenti di breve o medio raggio utilizzando micro veicoli elettrificati o semi elettrificati quali monopattini elettrici, hoverboard, segway, monowheel e bici elettriche o a pedalata assistita.

Il 4 giugno 2019, grazie al decreto ministeriale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, all’epoca capeggiato da Danilo Toninelli, ha avuto inizio la sperimentazione nelle città italiane della micromobilità. Tale prova ha permesso per la prima volta la circolazione in città degli “acceleratori di andatura”, così definiti dalla legge italiana, fino ad allora vietati. «Si stabilisce che monopattini elettrici, hoverboard, segway e monowheel potranno circolare in ambito urbano, previa delibera comunale, su aree pedonali, percorsi pedonali e ciclabili, piste ciclabili in sede propria e su corsia riservata, zone a 30 km/h e strade con limite di velocità di 30 km/h. La sperimentazione, che dovrà essere chiesta dalle singole città entro un anno dall’entrata in vigore del regolamento del Mit, potrà durare minimo un anno e massimo due anni.» si legge sul sito del Mit.

Micromobilità elettrica, muoversi in città non è mai stato così eco-friendly
I monowheel e gli hoverboard sono ammessi solo nelle aree pedonali e a velocità inferiori a 6 km/h. Nelle aree pedonali potranno circolare anche i segway ed i monopattini ma sempre entro i 6 km/h. Fonte: farottoauto.it

Il decreto ministeriale indica inoltre le specifiche tecniche che i microveicoli devono avere affinché la sperimentazione possa avere il via. Tutti i Comuni che hanno intenzione di avviare il test, oltre a programmare una «campagna di informazione della sperimentazione in atto nel proprio territorio in corrispondenza di infrastrutture di trasporto, ricadenti nel proprio centro abitato, destinate allo scambio modale quali porti, aeroporti, stazioni ferroviarie, autostazioni», dovranno installare il segnale sperimentale che indica le zone in cui possono circolare i mezzi oggetto della prova. Per ciò che concerne i servizi di noleggio utili alla condivisione dei dispositivi elettrificati e semi elettrificati, che dovranno essere coperti da assicurazione, le amministrazioni comunali avranno il dovere di determinare le aree per la sosta dei mezzi al fine di assicurarne un utilizzo funzionale e soprattutto evitare il possibile intralcio delle aree pedonali.

Limiti, infrastrutture e mentalità

Fatto il decreto bisogna fare tutto il resto. È infatti fuor di dubbio che a oggi esistano molti limiti riguardanti questo nuovo tipo di mobilità. I primi ostacoli riguardano il decreto stesso. A denunciarlo è Legambiente, secondo cui alcune regole previste dal decreto ministeriale risultano essere complicate e restrittive. Secondo Edoardo Zanchini, vicepresidente dell’associazione ambientalista italiana, «Il rischio è che con tali regole gli stessi Comuni si trovino di fronte a un percorso assai complesso prima di aprire alla sperimentazione, e quella che potrebbe essere una opportunità di circolazione nelle nostre città, con mezzi a emissioni zero, incontri enormi barriere alla sua diffusione».

Altri limiti concernenti la micromobilità sono quelli legati alle scarse infrastrutture che ne permettano l’applicazione. Per far sì che i cittadini vedano nei microveicoli una valida alternativa all’uso di mezzi inquinanti le amministrazioni comunali dovranno innanzitutto predisporre le infrastrutture necessarie all’uso dei dispositivi quali aree pedonali, piste ciclabili, zone 30 e strade assimilabili. Creare un’efficiente rete urbana e periurbana atta a favorire una mobilità lenta ed ecosostenibile favorirebbe quel cambio di mentalità popolare di cui abbiamo tanto bisogno, rendendo questo nuovo tipo di mobilità un effettivo vantaggio per i cittadini stessi.

Micromobilità elettrica, muoversi in città non è mai stato così eco-friendly
Le vendite dei monopattini elettrici stanno aumentando dell’80% anno su anno
Fonte: dmove.it

Il mercato non mente. Secondo alcune stime basate sui dati GFK del management di Nilox, brand di tecnologia per sport e la vita all’area aperta, solo nel milanese sono state vendute 230mila tavole elettriche. La stessa società, creata dal Gruppo Esprinet, stima che le vendite dei microveicoli triplicheranno nel 2019. Sembra quindi che l’Italia si avvii, seppur con colpevole ritardo, verso un futuro in cui la mobilità sostenibile non sia più una bandiera da sventolare durante i comizi elettorali. Certo è che c’è ancora molto da fare, dalla creazione delle infrastrutture alla continua divulgazione di una cultura ambientalista, base fondamentale su cui costruire un effettivo sviluppo sostenibile in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri. Non ci resta che lottare per una politica più green che faccia della mobilità sostenibile solo uno dei numerosi obiettivi da raggiungere per un Belpaese sempre più ecosostenibile.

Marco Pisano

Marco Pisano
Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

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