Come il caso Diciotti affonderà Salvini (e il governo) o il M5S
Fonte: Ansa

Il destino di Matteo Salvini è legato al suo amato-odiato alleato di governo, ovvero il M5S. Negli ultimi mesi il Ministro degli Interni ha visto crescere sempre di più un’ombra ai piedi del Viminale che ora rischia di inghiottirlo: è l’ombra del caso Diciotti ossia una nave militare che lo scorso agosto ha soccorso dei migranti nel Mar Mediterraneo.

Salvini in quel caso negò alla nave di sbarcare sulle coste italiane e successivamente il Tribunale di Catania ha accusato il ministro Salvini di sequestro di persona aggravato nei confronti dei migranti (rimasti per molti giorni sulla nave in condizioni igienico-sanitarie deplorevoli). 

Autorizzazione a procedere su Salvini: chi decide?

Il nostro sistema si regge sulla separazione dei poteri: Salvini rappresenta il potere esecutivo ovvero il governo, la magistratura rappresenta il potere giudiziario e il parlamento quello legislativo. La nostra Costituzione ha delle garanzie per far sì che questa separazione si mantenga in modo tale che un potere non entri nella sfera dell’altro – spesso, nel corso della storia, dei sovrani hanno usato la magistratura per fare pressioni sul potere esecutivo e su quello legislativo (quindi governo e parlamento).

Tornando ai nostri giorni, i parlamentari della Repubblica italiana e i membri del Governo hanno uno status particolare e per garantire loro la libertà totale nello svolgimento delle funzioni godono di un tipo di immunità molto semplice: ogni volta che il potere giudiziario (quindi la magistratura) deve indagare o mettere sotto controllo le corrispondenze dei parlamentari (potere legislativo) o dei membri del governo (potere esecutivo), deve chiedere alla Camera d’appartenenza del deputato o del membro del governo l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti.

Qui entra in gioco il M5S, l’alleato di Governo: a votare per il sì o per il no all’autorizzazione a procedere ci saranno difatti dei senatori del Movimento 5 Stelle che si troveranno in una scomoda posizione, stretti tra il fuoco incrociato dell’etica del loro Movimento e della lealtà all’alleato. Ovviamente il voto favorevole non solo concederà alla Magistratura di procedere e quindi mettere a serio rischio la carriera politica di Matteo Salvini, ma creerebbe una frattura insanabile tra le due forze e con molta probabilità la caduta dell’esecutivo prima della fine della legislatura.

Tra M5S e Salvini nessun idillio

A dirla tutta i rapporti non sono idilliaci dall’inizio del mandato di Governo. I temi su cui si sono scontrate le due forze politiche sono vari: dalle più piccole iniziative di legge alla TAV e al Venezuela, e ora anche questa autorizzazione a procedere è terreno di scontri.

Di Maio e quindi tutta la sua congrega sono fortemente divisi. Il leader del M5S non è mai stato favorevole all’immunità parlamentare; ma ora, più che altro per mantenere lo status quo, dice che questa vicenda è diversa dalle altre (schierandosi quasi apertamente con il no all’autorizzazione) e che non ha ancora preso una decisione insieme al Movimento sul futuro voto.

Sia il capogruppo parlamentare del Senato del M5S che altri membri di alcune giunte parlano di un caso senza precedenti, una vicenda nuova sulla quale bisogna e occorre decidere con estrema prudenza perché sarà essa stessa a creare un precedente, vale a dire autorizzare un’indagine sulle azioni di un membro del Governo nello svolgimento delle sue funzioni.

Per questi motivi, Di Maio e i suoi attendono tutta la documentazione del caso per poi procedere a una decisione finale, che sembra verrà presa in maniera collegiale nonostante le divisioni interne al partito.

Di Battista, altra voce grossa del M5S, ha lasciato trapelare una maggioranza del . Di questa opinione sono Luigi Gallo e Roberto Fico, che ribadiscono la lealtà ai principi del Movimento e scaricano la responsabilità su Matteo Salvini, il quale sarà comunque l’ultimo, a loro parere, ad avere la parola sulla possibilità di condurre insieme l’esecutivo anche in caso di voto favorevole.

Le aspettative di Salvini sul M5S

Dal canto suo, Salvini si è rivolto al suo alleato di Governo: il Ministro dell’Interno ha chiamato in causa il M5S dicendo che il all’autorizzazione a procedere sarebbe un grave precedente.

Ritenendo di non aver commesso alcun reato e di aver semplicemente seguito il programma del suo Governo, Salvini sostiene che a suo avviso la Magistratura, iniziando le indagini, entrerebbe negli affari di Governo, violando la separazione dei poteri sopraddetta, e porterebbe in futuro a una reazione a catena di indagini contro i Ministri. Salvini si dichiara tranquillo e ritiene di poter trovare ancora un accordo con i suoi alleati nonostante l’intrecciarsi di altre vicende importanti (come TAV e il Venezuela).

Siamo a un stallo decisivo per le sorti dell’attuale Governo.

Da un lato, un sarebbe conforme all’etica del M5S ma potrebbe far cadere il governo. Mentre un no con molte probabilità prolungherebbe la vita dell’esecutivo, ma non solo andrebbe contro l’etica sopracitata e creerebbe una spaccatura insanabile nel Movimento, ma potrebbe comportare anche un calo esponenziale dei consensi attorno ai pentastellati in vista delle elezioni europee di questo anno.

La posta in ballo è davvero alta e richiama dei problemi ancestrali della nostra esistenza: essere coerenti e etici oppure guardare al proprio cantuccio e salvaguardare i propri interessi senza curarsi degli ideali da sempre sbandierati.

Insomma: salvare il Governo o rendere giustizia?

Alessandro Leuci

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