Di Battista, l'«anti-Salvini» a Cinque Stelle tra governo e opposizione
ANSA / Claudio Peri

Con puntualità quasi provvidenziale, Alessandro Di Battista è tornato a calcare la scena pubblica, proprio quando le prossime elezioni europee si avvicinano e la politica italiana non ha ancora trovato il suo “anti-Salvini”, capace di contenere lo strapotere mediatico e politico del leader leghista. Un caso? Più probabilmente parte di una precisa strategia del Movimento Cinque Stelle per recuperare consensi elettorali in pesante perdita, almeno stando ai sondaggi e ai risultati concreti di più di un test politico alle amministrative.

I pentastellati sono in piena crisi non solo politica ma anche identitaria, costretti a una scomoda fedeltà all’esecutivo giallo-verde, che ha finora garantito l’ascesa irresistibile dell’alleato di governo, la Lega di Matteo Salvini. Il vice Premier e Segretario del Carroccio si muove in piena autonomia all’interno dell’esecutivo, con il fine di realizzare il suo programma politico con pochi compromessi, a scapito innanzitutto dei partner a Cinque Stelle, la cui base elettorale è sempre più irrequieta e insoddisfatta.

Uscire da questa situazione di stallo e invertire i rapporti di forza è a questo punto un imperativo politico. La soluzione sta nella differenziazione politica con l’amico-nemico leghista. Il solo qualificato a poter riuscire nell’impresa sarebbe proprio Di Battista, l’unico a poter incarnare l’alterità del Movimento rispetto alla Lega, e che disponga al contempo di una forza politica e mediatica impareggiabile, sapientemente costruita nel corso degli anni.

Di Battista, il “Ché” a Cinque Stelle

Ma quali sono le caratteristiche che rendono Di Battista così competitivo? Innanzitutto il profilo personale e politico, molto distante dalla Lega e aderente alle pulsioni più profonde della base Cinque Stelle.

Da una parte, l’apparenza (anche estetica) da antagonista di sinistra, i numerosi viaggi in Sud America (l’ultimo dei quali meticolosamente documentato via social), il lungo passato nell’associazionismo a scopo umanitario, l’attenzione alla solidarietà e ai diritti sociali: tutti elementi che insieme convergono nel dare forma ad un’immagine mediatica da “Ché Guevara a Cinque Stelle” (assolutamente caricaturale, senz’altro, ma più anti-Salvini di così…).

D’altra parte, il suo lineare percorso politico personale: fedele militante grillino della primissima ora (fin da “Amici di Beppe Grillo”) e scrittore occasionale per la Casaleggio Associati, da subito emerge quale efficace megafono del Movimento durante la prima, travagliata traversata in Transatlantico dei Cinque Stelle, soprattutto attraverso la sua abilità retorica caricata da una dose massiccia di populismo e di passionalità.

La dirompente forza comunicativa che nasce da un profilo così determinato e da un certo carisma personale buca lo schermo della TV e degli smartphone e gli garantisce la prima fila nel dibattito politico del paese. Si susseguono comparse mediatiche e campagne di grande effetto (spicca il tour in giro per l’Italia alla “i diari della motocicletta”).

Nonostante il successo, con grande astuzia, Di Battista si tiene lontano da ogni incarico politico, fuori e dentro al Movimento. Arrivano le elezioni politiche del 2018, e “Dibba” (come da soprannome più o meno affettuoso) sostiene lealmente Luigi Di Maio durante la campagna elettorale mentre prepara il suo prossimo viaggio. Dopo il trionfo elettorale e la costituzione del governo del cambiamento, si defila, pur rilasciando dichiarazioni saltuarie e vaghe a sostegno dell’esecutivo.

Tra Governo e Opposizione: il ritorno

Il ritorno, come l’assenza, sono preparati con cura strategica: Di Battista si rifugia nelle gioie affettive e mediatiche della neonata famiglia e del Sud America, evita le secche e gli intralci delle prime responsabilità di governo, così come l’indigesta collaborazione con la Lega. Così facendo preserva la sua immagine agli occhi degli elettori più intransigenti o delusi.

Proprio quando i tempi sono maturi, e la crisi del Movimento si acuisce, il Ché di Roma Nord rincasa dal lungo viaggio e torna a calcare le scene mediatiche, come sempre, con grande efficacia: ogni dichiarazione, ogni intervista, ogni post hanno finora assunto un clamore sufficiente a concentrare l’attenzione del dibattito pubblico, basti pensare al caso del CFA, fino alla critica ai burocrati di Bruxelles e Strasburgo “on the road“.

Una figura, quella di Di Battista, profondamente diversa dall’istituzionale Luigi Di Maio, che non vuole essere pienamente né di governo né di opposizione, ma innestarsi nel mezzo, per monetizzare ogni vantaggio politico possibile in vista della volata alle elezioni europee, a cui non si candiderà ma per le quali ha annunciato di dare battaglia per il Movimento «fuori dal Palazzo».

Il “ciclone Dibba” si appresta così a scuotere gli equilibri in vista della prossima tornata elettorale europea, partendo per ora da quelli della politica italiana.

Innanzitutto ha stravolto gli equilibri interni del M5S, finora a salda guida monocratica Di Maio, per ricucire lo strappo tra le contraddizioni dei mesi di governo e le origini anti-politiche e riconquistare i suoi elettori in uscita.

Ha inoltre colto di sorpresa un’opposizione ancora disperatamente disorganizzata, soprattutto a Sinistra, per intercettare un nuovo elettorato per sua natura molto suscettibile ai suoi messaggi: si tratta di un consistente flusso di elettori delusi e confusi che potrebbero confluire in un M5S a forte trazione Di Battista-Fico.

Ma soprattutto può insidiare la leadership mediatica di Salvini, che sarà indubbiamente il suo principale avversario politico.

Ecco l’anti-Salvini: funzionerà?

La profonda differenza politica tra i due è evidente. Nelle ultime settimane, inoltre, Di Battista si sta adoperando energicamente per accentuarla.

Muovendosi sul solco di un leale ma tiepido sostegno al governo, il leader pentastellato si è fatto interprete e promotore di posizioni attente a rimarcare le differenze con l’alleato: innanzitutto sul tema spinoso dell’immigrazione, che nessun iniziativa simile a “porti chiusi” potrà completamente bloccare, e sulla gestione dei flussi (da distribuire quindi su scala europea per l’accoglienza).

Ma anche sulle misure economiche come il reddito di cittadinanza approvato, secondo Di Battista, “obbligando” i leghisti, ed esibito quindi come bandiera identitaria. Rispolvera, per la stessa ragione, i temi dell’anti-casta e della democrazia partecipativa, spostandoli per l’occasione a livello europeo.

Numerose sono state anche le “punzecchiature” indirizzate direttamente a Salvini: dai riferimenti, in più di un’occasione, alla delicata vicenda giudiziaria dei 49 milioni di rimborsi elettorali sottratti al Fisco dal Carroccio (da restituire quanto prima “alla comunità”), fino alla presenza del leader leghista alla cena garantista sulla riforma della giustizia in compagnia di politici Renziani e Berlusconiani («Salvini […] torna in te!», chiosa alla fine di un lungo post su Facebook dal sapore provocatorio).

Una polarizzazione, quella tra gli esponenti di spicco dei due principali partiti di governo, che è dunque sempre più evidente, e perseguita strategicamente, per depotenziare l’insidioso alleato. Di Battista, con grande cinismo e astuzia politica, cerca di combattere Salvini all’interno dello stesso, efficace schema comunicativo populista, differenziandosene però nei contenuti, anche per riempire il vuoto a Sinistra e salvare il M5S dal pantano governativo.

Si tratterà di una strategia efficace? Che sia proprio lui l’anti-Salvini? Sicuramente si tratta del primo avversario che potrebbe procurare qualche grattacapo all’inarrestabile leader del Carroccio. Per il resto bisognerà attendere i risultati delle prossime elezioni europee, ultima tappa, per ora, della parabola del “Ché” a Cinque Stelle.

Luigi Iannone

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