Hip Hop - Fonte immagine: Melarossa.it/Fitness
Hip Hop - Fonte immagine: Melarossa.it/Fitness

Ci sono numerose varietà di balli e diversi stili di danza, ognuno con caratteristiche proprie e che si adattano ai gusti di ogni fetta di pubblico. In fase di scelta dello stile da imparare si possono prendere in considerazione fattori come le proprie predisposizioni naturali, ma alla fine ciò che conta davvero sono i propri interessi e l’attrazione che determinate movenze esercitano sulla mente.

Molte persone decidono ad esempio di iscriversi a un corso di ballo perché ispirate dalla musica e dalle basi che ascoltano in radio o nei locali. Spesso ciò accade con i balli hip hop, uno stile che ha riscosso molto successo negli anni passati e continua ad affascinare molti allievi che decidono di iscriversi a scuole di ballo professionali, come timbatumbadanceacademy.it, per apprendere da insegnanti specializzati in questo stile.

Ma dove origina questo stile di ballo? Quali sono le sue caratteristiche?

Le origini della danza hip hop

La nascita dell’hip hop risale alla fine degli anni ‘70 e affonda le sue radici nella cultura di strada dei quartieri più poveri di New York come il Bronx, abitato prevalentemente da afroamericani. Questo ballo rappresentò una vera e propria rinascita positiva, soprattutto per la popolazione giovane del luogo: le rivalità tra le gang si trasformarono spesso in pacifiche sfide a ritmo di musica e scontri tra b-boy e freestylers su versi in rima.

Un personaggio che ha rivoluzionato questa cultura è stato senza dubbio Clive Campbell, conosciuto con il nome d’arte Dj Kool Herc. Fu proprio lui a ideare la tecnica che permise di mettere in loop alcune sezioni dei dischi, semplicemente utilizzando un mixer e due giradischi.

La cultura hip hop è stata influenzata nel corso degli anni da diverse correnti e da un ambiente decisamente multiculturale. Sono quattro gli elementi principali di quest’onda culturale: l’mc’ing, ovvero la musica rap che divenne famosa grazie agli afroamericani, il dj’inig, ovvero l’arte di mixare e fare scratch, più diffusa tra i giamaicani, il writing spinto dai latinoamericani che vede protagonisti disegni e graffiti, e il b-boying, originario del Bronx e sviluppato da latinoamericani e afroamericani.

Differenze tra old e new school

Il periodo a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80 vede la nascita nella danza hip-hop della cosiddetta old school, un’evoluzione della breakdance. All’epoca si trattò di un elemento particolarmente positivo a livello culturale e sociale, in quanto veniva vista come un’alternativa alla violenza e agli scontri derivanti dalla difficile situazione sociale in cui versavano molti quartieri americani.

Le sfide a passi di danza da parte dei breaker comprendevano evoluzioni e spettacoli incredibilmente affascinanti e verso gli anni ‘80, anche le tecniche del popping e del looking vennero incorporati dando luogo a stili sempre più alternativi.

Alla fine degli anni ‘80 iniziò a svilupparsi invece la new school, una sorta di generazione successiva dell’originario stile hip hop. Lo stile si adattava alle nuove sonorità del momento e il focus principale si spostò dal concetto di “sfida” a un perfezionamento dei movimenti e della loro qualità. La new school portò anche all’avvento di nuovi stili come ad esempio il krumping e il new style.

L’hip hop continua ad affascinare ancora oggi le nuove generazioni di ballerini e i suoi movimenti coreografici richiedono non solo un gran senso del ritmo, ma anche un grande allenamento da un punto di vista fisico. Indispensabili per progredire e perfezionarsi sono la forza e l’equilibrio, assolutamente fondamentali per poter affrontare i passi più difficili, che vengono “conquistati” solo grazie all’esperienza e all’allenamento costante.

È uno stile senza tempo che generalmente cattura soprattutto l’interesse dei più giovani, ma che coinvolge anche molti adulti, che si lanciano nell’apprendimento grazie ai diversi corsi di ballo che le scuole specializzate sono preparate ad offrire.

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