Google-maps-digital market act
Fonte: Pixabay



La spaventosa evoluzione tecnologica degli ultimi decenni ha completamente stravolto il nostro stile di vita e le nostre abitudini, implementando tanti nuovi sistemi e strumenti che, se da un lato hanno avuto ripercussioni non sempre positive sul nostro benessere mentale, dall’altro ci hanno migliorato e facilitato non poco tanti aspetti della vita. E così, se vent’anni fa per spostarsi in un luogo lontano e sconosciuto era necessario possedere una cartina (cosa non sempre sufficiente), da un decennio a questa parte basta scrivere il luogo da raggiungere su Google e, selezionando “maps” dalla barra di ricerca, viene tracciato facilmente il percorso più comodo. Almeno, così è stato fino ad un paio di settimane fa, quando le big tech internazionali hanno dovuto adeguare le proprie policies alle disposizioni del Digital Market Act europeo.


Sicuramente, infatti, sarà capitato a molti di dover raggiungere un luogo in macchina, o un amico in un luogo sconosciuto, il nuovo posto di lavoro di trovarsi spaesati nel constatare che l’opzione “maps” non compare più nella barra di ricerca, e che per raggiungere la mappa del luogo prestabilito è necessario entrare nel sito – o applicazione – di Google Maps e impostare lì la destinazione. Perché è avvenuto tutto ciò?

Wikimedia-Google Maps Marker in Tokyo 


Arrivederci Google Maps: Il Digital Market Act ha cambiato tutto


Entrato in vigore il 7 marzo, il Digital Market Act modifica alcune norme dell’Unione Europea in merito alla competizione digitale. In ultima istanza va a disporre una serie di obblighi e restrizioni volti ad aumentare la concorrenza e ad impedire ai “gatekeeper” di monopolizzare il mercato e sfavorire la concorrenza leale e l’innovazione. Per individuare tali piattaforme sono stati stabiliti precisi criteri oggettivi, ossia: i) possedere un volume d’affari annuo di almeno 7,5 miliardi di euro all’interno dell’Unione Europea nei tre anni precedenti; ii) una valutazione di mercato che supera i 75 miliardi di euro; iii) almeno 45 milioni di utenti finali al mese; iv) 10.000 utenti aziendali attivi nell’UE; v) essere attivi in almeno 3 paesi dell’Unione Europea. Sono state individuate quindi sei aziende (Alphabet – Google, Amazon, Apple, ByteDance – TikTok, Meta e Microsoft) che, oltre a rispondere ai suddetti criteri, sono per l’appunto responsabili di fornire “servizi di accesso” all’interno dei quali c’è la possibilità di usare altri servizi. In altre parole, la Commissione Europea si è mossa per scongiurare il pericolo di posizione dominante da parte dei provider di questi servizi che, alle attuali condizioni, non permettono ad eventuali alternative di essere percepite realmente usufruibili da parte degli utenti.

In termini concreti: se in precedenza Google, in quanto titolare delle chiavi della porta d’accesso mediante il browser Chrome, poteva “invogliare” l’utente a selezionare automaticamente l’opzione Maps indicandola nella barra di ricerca, le disposizioni della Commissione hanno costretto Google a rimuovere il servizio dalle immediate disponibilità di ciascun user, che ora, non avendo più disponibilità immediata dell’applicativo Maps nella schermata principale del browser, potrà scegliere il proprio navigatore preferito senza alcun condizionamento dettato dalla posizione privilegiata del provider. Azzerato il rischio di essere sfavoriti dalla pigrizia degli individui, anche altri servizi – come Waze, Mapquest e Maps.me – potranno quindi risultare più appetibili verso terzi.

Non solo Google Maps: anche App Store nel mirino

Ma non è solo Google Maps a subire un cambiamento importante. Anche Apple, fra gli altri, è andata incontro a dei cambiamenti che hanno fatto e faranno ancora discutere. Con l’aggiornamento ad iOS 17.4, infatti, è possibile, per coloro i quali risiedono in Europa, scaricare e utilizzare sui device Apple altri store diversi da quello installato di default su ogni dispositivo Apple. Inoltre, sono stati abilitati sistemi di pagamento alternativi rispetto al circuito dell’azienda guidata da Tim Cook: sul tema è impossibile non pensare alla battaglia legale combattuta fra la stessa Apple ed Epic Games proprio in relazione ad un presunto monopolio dei pagamenti da parte di Apple che prevedrebbe una trattenuta di un alta commissione (circa il 30%) per chi acquista prodotti Epic tramite i sistemi iOS. Infine, al momento della configurazione, gli utenti che acquistano un nuovo device Apple hanno la possibilità di scegliere fra i diversi browser concorrenti, quello che preferiscono, togliendo a Safari una forte posizione di vantaggio iniziale. Certamente tali novità continueranno a fare discutere e saranno soggette a nuove evoluzioni. Fra i tanti scenari futuri, sarà difficile orientarsi: si invita pertanto chi legge, nel dubbio, a dotarsi di una cartina per evitare di perdersi fra le trincee delle future battaglie fra UE e le Big Tech.

 

Giuseppe Alessio

Appassionato di tutto ciò che è politica internazionale, fermamente convinto che in un mondo sempre più interconnesso anche ciò che avviene lontano ci riguardi da vicino. Ritengo che il viaggio sia uno strumento ideale per la conoscenza di sé stessi, ma che le proprie radici vanno coltivate e difese. Think Local. Act Global.

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