Fonte: Photo by Pixabay on Pexels
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La battaglia giudiziaria tra Epic e Apple, sorta per via delle commissioni sugli acquisti imposte dalla Mela, non riguarda solo Fortnite, ma potrebbe segnare il futuro prossimo degli store virtuali e del modo in cui fruire dei servizi.

Rilasciato nel 2017, nella sua terza versione, Fortnite Battle Royale, è diventato un vero e proprio fenomeno culturale, uno dei giochi più scaricati al mondo che attirando più di 125 milioni di giocatori in meno di un anno, ha portato guadagni pari a 9 miliardi in due anni alla sua casa madre: Epic Games. Nell’agosto del 2020 Epic decide di smettere di pagare quella che viene definita la “tassa Apple”, cioè la commissione del 30% sugli acquisti digitali effettuati tramite l’App Store iOS, e aggiunge una nuova funzionalità consentendo agli utenti di bypassare il sistema di pagamento Apple offrendo uno sconto agli utenti (da 9,99$ a 7,99$) che di tutti risposta, bloccando il gioco per violazione dei termini di servizio dell’App Store su tutti i suoi dispositivi.

Con una citazione di giudizio di 65 pagine per violazioni antitrust, Epic Games porta Apple in tribunale con una mossa che sembra studiata a tavolino per scardinare il sistema di business della distribuzione digitale in mano a due attori: Apple e Google (Nonostante alcune differenze, anche il sistema di Google prevede che gli acquisti avvengano tramite il Play Store con una commissione del 30%). Nella sua denuncia, si basa sullo Sherman Antitrust Act del 1890, la legislazione pilastro della normativa antitrust americana (che comprende norme per regolamentare e limitare la concentrazione del potere economico per salvaguardare la libera concorrenza delle imprese nel mercato) in quanto, nel mercato di distribuzione delle App, Apple (ma anche Google) ha un monopolio illecito, che danneggia la concorrenza e causa danni ai consumatori, e viene mantenuto tramite atti anticoncorrenziali, imponendo restrizioni tecniche e contrattuali che impediscono la distribuzione delle App in maniera diversa. Siccome sono loro che decidono cosa è lecito e cosa non lo è sui loro App Store, In questo modo Apple (e Google) si trova in una posizione di enorme vantaggio, potendo ottenere profitti in maniera continuativa. Nel corso della causa, infatti, è emerso che oltre il 39% degli sviluppatori si lamenta degli elevati costi di commissione (30%) e sempre più aziende cercano di saltare questa “tassa”.

Come cambieranno le regole dello Sore di Apple?

Una vittoria di Epic significherebbe ritornare sull’App Store ed Apple potrebbe essere costretta a modificare le regole dello Store (modificando anche le funzionalità di Fortnite) qualora il giudice decidesse che non può richiedere a tutti gli sviluppatori iOS di utilizzare l’App Store, così colpendo uno dei principi fondamentali della piattaforma. Diversamente il giudice potrebbe anche decidere per il mantenimento dell’esclusività dello Store, ma impedendo ad Apple di costringere gli sviluppatori di utilizzare il sistema Apple di acquisti in-app e tagliandogli una grossa fetta di profitti.

Se vincesse Apple, invece, non è detto che non cambierebbe nulla. Questo processo appare solo un pezzo di una più vasta campagna antitrust contro le piattaforme dominanti. Con l’elezione di Biden alla Casa Bianca si sono avvicendati nelle commissioni antitrust persone più critiche rispetto alla posizione di monopolio delle grandi aziende, in particolare Apple e Google. La legislazione antitrust americana è risalente nel tempo, e fondamentalmente si basa sulla dimostrazione di un effettivo danno per i consumatori. In un’era in cui molti servizi digitali sono gratuiti tale prova risulta difficile. Se vincesse Epic si riterrebbe che il problema è risolvibile nelle aule dei tribunali, ma se vincesse Apple allora ci si renderebbe conto che occorre una nuova normativa. Gli abusi di posizione dominante non si realizzano solo facendo aumentare i prezzi, ma anche quando un’azienda riesce ad acquisire tutti i possibili concorrenti (Apple ha acquistato circa 100 aziende negli ultimi 6 anni), limitando l’accesso al mercato da parte di nuovi attori. Comunque vada questo processo iniziato con il ‘pretesto Fortnite’, la storia non finirà qui. Apple continua a ricevere accuse riguardanti il sistema d’acquisto in-app.

Miriam Tufano

Il mio posto preferito è nei libri, ma quando scendo Studio Canto Lirico al Conservatorio Domenico Cimarosa (Av) e sono iscritta alla facoltà di Filosofia alla Federico II (Na). Mi piacciono i dolci, le fotografie, i posti immensi, l'arte e cantare fino a perdere le corde vocali. Seguace di Dioniso, 2001.

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