TikTok: Microsoft e le paure di Trump
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TikTok è la piattaforma social al centro del mondo ormai da diversi mesi. Lanciato in Cina nel 2016 – inizialmente con il nome musical.ly e noto oggi nel paese asiatico come Douyin – il social ha cominciato a spopolare agli sgoccioli del 2019, per avere poi un boom agli albori del 2020. Durante il periodo di lockdown, infatti, è stato scoperto da moltissime persone, alcune anche tra le più note e influenti, ed ha inoltre permesso a molti ragazzi di diventare famosi. Data l’ampia scelta di video da potervi caricare – dagli sketch comici alle riflessioni personali, dai balletti virali ai video musicali, fino alla condivisione di argomentazioni serie e importanti di attualità – esso ha aperto le porte ai più giovani e ai meno giovani, rendendoli indistintamente interessati a unirsi alla moda. TikTok è stato però – e lo è tutt’ora – anche una piattaforma di condivisione durante le proteste del #blacklivesmatter e, in generale, di denuncia di qualsiasi tipo di violenza. L’elemento fondamentale di tale network resta comunque l’incidenza che ha avuto sulla nuova generazione e la sua capacità di rendere noti i volti di persone comuni e divertire chi ne usufruisce. Tale influenza ha affascinato la Microsoft e Bill Gates a tal punto da progettare l’acquisizione del social cinese. Ancora non è certo se la Microsoft farà scacco matto.

Degli ultimi mesi è la notizia di una controversia tra Trump e la ByteDance, società sviluppatrice del social, in merito alla decisione del presidente degli Stati Uniti di bloccare la fruizione della piattaforma per tutti i cittadini statunitensi. Decisione a cui TikTok ha reagito, vendicandosi, con la pubblicazione di un video di Ivanka Trump. Trump sostiene, appunto, la voce secondo la quale la piattaforma social potrebbe essere un meccanismo di spionaggio cinese negli smartphone del mondo intero. La notizia è uscita proprio in un periodo di forte tensione tra il governo degli USA e quello della Cina, e per l’America l’acquisizione di TikTok da parte della società più potente degli Stati Uniti potrebbe essere la mossa vincente. Sembra infatti che la stessa società abbia deciso di fungere da intermediario in queste trattative per superare lo scandalo dello spionaggio e garantire un trattamento di privacy da parte del governo americano dei dati degli utenti, in modo da poter impedire la chiusura di TikTok e la delusione dei tiktokers che ormai brulicano nel mondo. In trattativa ci sono anche le operazioni della popolare app in Australia, Nuova Zelanda e in Canada, una scelta non di poco conto per la società.

La contrattazione pare sia divenuta particolarmente intensa e controversa nelle ultime settimane: si sono susseguite, difatti, molteplici notizie contrastanti, dalla sospensione delle trattative stesse, causata dai forti dubbi di Trump su tale operazione della Microsoft e sulla complessità degli accordi tra le due società, allo sblocco e alla ripresa dei negoziati tra ByteDance e Microsoft, che ha avuto luogo a seguito di una telefonata fatta al presidente da Nadella, il CEO di ByteDance.

Tale telefonata sarebbe stata cruciale per ottenere la “benedizione” di Trump e per garantire l’accelerazione delle trattative che assicurerebbero alla società di Bill Gates e Paul Allen di ottenere TikTok entro il 15 Settembre. La ByteDance è disposta, già da quando Trump ha mostrato l’intenzione di bloccare il social, a cedere agli Stati Uniti il 100% delle quote dell’app, permettendo così agli utenti di TikTok in America, che sono la maggior parte dei fruitori dell’app, di non rinunciare a essa. Mentre le discussioni ancora sono aperte e la certezza dell’operazione si fa sempre più labile, ByteDance ha annunciato l’apertura di una sede della compagnia a Londra, in accordo con il governo britannico, situazione che potrebbe minare le decisioni di Trump, ancora dubbioso circa la validità di tale accordo.

Il quotidiano inglese “The Sun” ha annunciato proprio pochi giorni fa la scelta del governo londinese di accogliere la società cinese, inserendosi nei negoziati tra la Microsoft e la proprietaria del social network, pensando così di poter accelerare la conclusione degli accordi. La compagnia di Bill Gates si è impegnata a garantire la tutela dei dati privati dei cittadini statunitensi, tramite il trasferimento e la permanenza di essi negli Stati Uniti, e ha inoltre tenuto ad aggiungere che, se i dati dovessero essere archiviati al di fuori degli Stati Uniti, essi verrebbero eliminati dal server di qualunque paese. Una possibilità questa di ingraziarsi l’assenso di Trump, assenso fondamentale, altrimenti TikTok, bannata per gli Stati Uniti, non risulterebbe certo un acquisto conveniente per la società proprietaria di Facebook e Google. Non sono ancora definitive le decisioni della Casa Bianca, ma di qualche giorno fa è la notizia che il segretario al Tesoro americano, Mnuchin, sostiene che l’app vada venduta o bloccata poiché non può più esistere per come è adesso.

Mentre gli utenti americani di TikTok si sono attivati subito nella sostituzione dell’app con una nuova chiamata Triller, la tensione negli Stati Uniti cresce. Tra le molteplici difficoltà che l’America sta affrontando, anche questa mette Trump in una posizione difficile, che potrebbe influenzare ulteriormente la scelta degli americani nelle elezioni di movembre. Con i negoziati in continuo aggiornamento e la mutevolezza delle opinioni del governo, la Microsoft attende la conclusione e spera in una completa vittoria.

Ma la Microsoft non è da sola nella corsa all’acquisto del social, in gara sono entrati da poco anche Twitter e Netflix. Chi l’avrà vinta?

Francesca Scola

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