Tensioni tra Cina e Taiwan:
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La Cina è passata dall’attaccare la libertà di Hong Kong ad avventarsi contro quella del Taiwan. Durante le celebrazioni del 1° ottobre, giorno della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, da Pechino hanno preso il volo i caccia militari. Le incursioni totali solo state 149 in quattro giorni. Ognuna di esse ha violato lo spazio aereo di Taipei, capitale dell’isola del Mar Cinese Meridionale.

L’Ilha Formosa – isola bella – come la denominarono i Portoghesi quando arrivarono sul territorio nel 16° secolo, era abitata anche da popolazioni austronesiane quando entrò a far parte del territorio cinese nel 1661, sotto l’Impero dei Qing. Dopo il crollo della monarchia millenaria e l’avvento della Repubblica, Taiwan rimase cinese, con l’etnia Han a costituire la maggioranza della popolazione. Fu rifugio degli sconfitti della guerra civile conclusasi nel 1949, quella che contrappose i comunisti di Mao Zedong ai nazionalisti Chiang Kai-shek.

Sostanzialmente indipendente da allora, la Repubblica di Cina o Taiwan fu espulsa dall’ONU nel 1971 per fare spazio alla Cina popolare. Da allora è stata soggetta ad un riconoscimento internazionale sempre più limitato, accompagnato però da una crescita economica impetuosa eda una marcata vicinanza politica all’Occidente.

Nel corso degli anni, Taiwan è stato oggetto di desiderio e gelosia da parte della Cina continentale, che ha cercato di limitare ogni tentativo del paese di affermarsi come Stato formalmente indipendente dalla Repubblica Popolare Cinese a livello internazionale. Sebbene la storia del Taiwan sia legata alla Cina, la politica del “un paese, due sistemi” non ha mai trovato spazio a Taipei.

Già nel 2019 il Presidente Cinese Xi Jinping, durante il discorso di Capodanno, aveva annunciato la rivendicazione di Taiwan come provincia ribelle, parte indissolubile del territorio della Repubblica Popolare Cinese, affermando che per riottenerla si sarebbero avvalsi anche della forza se necessario. Nelle ultime settimane Xi ha ritrattato le sue parole, parlando di “rivendicazione pacifica”, senza menzionare l’uso di aerei militari verso Taiwan che invece continuano a sorvolare la penisola

Il ministro della Difesa taiwanese Chiu Kuo-cheng si è detto preoccupato per l’atteggiamento di Pechino, che «sarà in grado di organizzare un’invasione su larga scala entro il 2025» aggiungendo che «Taiwan non inizierà una guerra con la Cina, ma si difenderà completamente da essa». Secondo il ministro della Difesa, la Cina ha una limitata capacità di rifornimento a mezz’aria: possiede solo bombardieri Xian H-6, Shaanxi Y-8 contro i sottomarini e aerei da ricognizione, quelli che hanno attaccato il canale di Banshi tra Taiwan e le Filippine.

La grande pressione che la Cina esercita sull’ex Formosa mostra da un lato come la Repubblica Popolare Cinese non abbia difficoltà nel riprendersi il territorio e che potrebbe farlo in qualsiasi momento, ma dall’altra mostra anche la volontà di usare la paura della guerra per portare Taiwan ad ammorbidire la sua posizione.

Sebbene Taiwan sia abituato alle vessazioni e provocazioni della Cina, la popolazione teme che questa volta possa attaccare il Paese e prenderne definitivamente possesso. Il ministro della Difesa taiwanese ha affermato che l’esercito cinese ha già trovato i tre punti di accesso migliori per attaccare e i piani di sbarco potrebbero essere pronti entro tre anni.

Non è mancato il sostegno degli Stati Occidentali in difesa dell’isola, primo tra tutti gli Stati Uniti d’America, suo maggior alleato, che ha un rapporto sempre più teso con la Cina: il Wall Street Journal ha rivelato che le forze militari speciali di Washington di stanza a Taiwan stanno svolgendo un addestramento speciale con i militari taiwanesi già da un anno, per essere pronti a qualsiasi invasione cinese. Inoltre, si sta valutando l’ipotesi di proteggere la zona con navi della marina americana.

Queste notizie però non sono state né confermate o smentite dai funzionari americani. Il rapporto tra queste due grandi potenze potrebbe complicarsi ulteriormente proprio a causa di questo evidente sostegno militare: il governo di Pechino ha sottolineato che questa è una questione interna alla Cina e non ammetterà interferenze esterne.

Solito modus operandi cinese: pressare, con qualsiasi mezzo e in qualsiasi modo, un paese che cerca in tutti i modi di liberarsi della sua ingombrante presenza finché non cede. Ma, come si è visto già con le lotte ad Hong Kong, la paura non ferma la popolazione dal desiderare la libertà dal Partito Comunista Cinese. La Presidente Tsai Ing-wen lo ha ribadito: Taiwan difenderà la sua sovranità, le sue libertà e la democrazia con ogni mezzo necessario.

Gaia Russo

Eterna bambina con la sindrome di Peter Pan. Amante dei viaggi, della natura, della lettura, della musica, dell'arte, delle serie tv e del cinema. Mi piace scoprire cose nuove, mi piace parlare con gli altri per sapere le loro storie ed opinioni, mi piace osservare e pensare. Studio lingue e letterature inglese e cinese all'università di Napoli "L'Orientale".

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