Intervista a Vanni Zagnoli a cura di Fabio Palliola.

Quali sono state le ripercussioni della disfatta azzurra al Mondiale in Brasile, sul campionato italiano di Serie A appena iniziato?

“Le ripercussioni sono inevitabili, ma in questo senso: è il secondo Mondiale di fila che va male e al di là del titolo del 2006, è una sequenza di Mondiali che non va bene. Parto dal lontano ’98, l’eliminazione ai rigori con Cesare Maldini che comunque praticava un gioco di attesa e portò ai rigori i campioni del Mondo. Nel 2002 ci fu l’arbitraggio di Byron Moreno… Nel 2006 si vinse, ma non fu un grandissimo Mondiale, o meglio, grande Italia con la Germania e poi ai rigori con la Francia, il resto del torneo fu molto equilibrato, i rigori anche fortunati. Nel 2010 secondo me fu un fiasco, esattamente come in questa edizione dei Mondiali con Prandelli, però la verità sta nel mezzo. Il calcio italiano ha dei problemi, ma ci sta, perché il campo certamente è sovrano ma siamo stati eliminati per due volte al primo turno, ed anche vincere il Mondiale non è che avrebbe scavato un abisso tra una squadra campione e l’altra eliminata, più o meno c’è un certo equilibrio. Magari è una Nazionale quella che vince da 8 e comunque non da 10, questa era una Nazionale da 6½ o 7, ed è finita così. Per quanto riguarda il campionato, stessa cosa da un lato, nel senso che comunque è di un discreto livello, dall’altro le ripercussioni non sono tanto provenienti dal Mondiale. Ci sono ripercussioni semplicemente perché in Italia non ci sono soldi, e quindi i trasferimenti sono molto meno importanti rispetto al passato. Dall’estero arrivano stelle cadenti come Torres, Saviola e tanti altri, finché son difensori va bene, come Márquez del Verona che a 35 anni può reggere quale stagione. Ma tra i giocatori più ambiti, quando arrivano che sono già in declino non è il massimo e quindi abbiamo un campionato di Serie A da 6 massimo 6½. Sono stato domenica al Tardini per Parma-Milan e ho visto un 4-5 anche emozionante per lo spettacolo, però troppi errori difensivi. I risultati si fanno partendo dalla difesa e quindi in chiave europea resto preoccupato; Parma e Milan non partecipano, ma l’impronta è quella del calcio italiano.”

Tavecchio e Lotito: due personalità di spicco nel calcio italiano su cui si sta creando un polverone. Cosa ne pensi a riguardo?

“Tavecchio a me non dispiace, ha 71 anni, si esprime come una persona, senza offesa, anziana, quindi in maniera ruspante, rustica. Un caro amico che collabora al mio sito: Salvatore Occhiuto, evidenzia che anche lui è un politico o lo è stato, però non parla a mio avviso in politichese, parla in maniera colorita e sincera. Per quanto riguarda Lotito, fa la stessa cosa. Quello che io non apprezzo è questa ostentazione della presenza in maglia azzurra, sulla panchina azzurra, con la divisa azzurra; lo può fare essendo lui Consigliere Federale, ma io non ricordavo un Presidente di Società così esposto. E’ evidente che dietro le scelte di Tavecchio c’è la sua regia, che può non essere un male anche perché la Lazio non è da scudetto, e quindi non è che avrà dei benefici da questa sua presenza. Per altro io ho un’opinione precisa, a me piacciono i presidenti, gli imprenditori, le società che si muovono in maniera più piana. Chi vuole fare tutto e Lotito è uno di quelli, raccontava in una mia intervista per Libero 3 anni fa, che dorme tre ore e mezza per notte, è sempre in movimento e non va mai in ferie, a me non entusiasma quella figura. Lui fa l’imprenditore, è un imprenditore di successo, fa il Presidente della Lazio, fa il Consigliere Federale e non c’è bisogno che faccia anche il Presidente Federale ombra, che si occupi di tutto. Ricordo che era molto nemico di Cellino, proprio a telefono mi disse “Cellino lo lasci perdere”. Ecco apprezzerei, avrei piacere se  accanto Tavecchio ci fossero figure diverse, come il neo Direttore Generale Michele Uva che è una persona che ho conosciuto quando ero a Parma 15 anni fa, e che è garanzia di equilibrio.”

Avresti preferito il commissariamento del calcio italiano, visti i risultati che ha permesso di conseguire in Germania, o sei sempre favorevole alla strada Tavecchio?

“Secondo me la strada Tavecchio va bene. Ho sentito Bergomi favorevole a Tavecchio, diceva “Lo conosco, è una brava persona ve lo garantisco io”, idem per Cabrini che era uno dei suoi sostenitori. Invece ho sentito poi Delio Rossi, l’ex allenatore del Palermo, della Fiorentina e della Sampdoria, dire con voce fortemente critica “Si cambia tutto per non cambiare niente, è una rivoluzione gattopardesca”. Un po’ Delio Rossi ha ragione, ma secondo me non è da buttare tutto a mare, esistono gli interessi del calcio italiano generale e dei club. I club come mission hanno: bilancio in ordine, provare a vincere qualcosa e trovare il consenso fra i tifosi. Il commissariamento ma poi per chi? Per metterci magari Gianni Petrucci? Oppure figure antiche? Tavecchio è anziano, è da una vita nel calcio, ma più dell’uomo a me non piace il fatto che sia stato condannato cinque volte. Le cinque condanne mi preoccupano. La frase su Opti Poba è uscita male, capita, a me capita spesso. Di recente sono stato a Sportitalia, ho fatto un apprezzamento che avrei dovuto evitare, ma ero nella foga dialettica, può capitare, per quello non lo metterei in croce.”

Il calciomercato è sempre uno dei temi sportivi più caldi. Quali sono stati i top e i flop di quest’ultima sessione estiva?

“Preferisco concentrarmi non sulle grandissime, perché altrimenti si parla solo di quello, le grandissime per ora le ignoro, facciamo così. Lazio molto bene, poi magari non è detto che i risultati arrivino. Benino il Genoa. Maluccio la Sampdoria, Ferrero ha troppa voglia di risparmiare, è un pochettino allegro in questo senso. Discreto il Sassuolo con Taïder e Vrsaljko, mi sarei aspettato magari un grande colpo, poi si è infortunato Pegolo, peccato. Il Parma per esempio ha cambiato non tanto, però cambiare per il gusto di cambiare, io eviterei. Benino il Toro. Benino la stessa Inter. Non mi piace Inzaghi perché arriva sulla panchina del Milan senza meritarlo, perché non ha mai allenato se non 2 anni la primavera, però è partito bene. Male il Napoli, flop sicuramente perchè mi aspettavo molto di più. Molto bene il Cagliari in teoria. Dalla Fiorentina mi aspettavo qualcosina di più ancora. Io chiudo con questo caro Fabio e cari lettori di liberopensiero.eu: per me il calcio italiano ha bisogno di uscire dalla solita triade. Se nessuna fra Juve, Inter e Milan vincerà lo scudetto, sarà già tanto, sarà già emozionante perché le monarchie non fanno bene allo sport in generale. Per esempio Valentino Rossi resta un mito, non vinceva da un anno, nelle ultime stagioni ha vinto pochissimo e alimenta il suo mito. Quando vinse tutti quei Mondiali, sì, si crea il personaggio, si alimenta il movimento, però per me il bello dello sport è quando Davide batte Golia, sempre. E allora viva il calcio in provincia, viva il calcio alternativo, viva chi spende poco e magari arriva vicino a vincere o si salva, fa imprese più grandi di chi costruisce una squadra da scudetto e magari arriva terzo o quarto.”

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Fonte immagine in evidenza: stadiotardini.it

Palliola Fabio