Arte indigena contemporanea, dipinto di Esbell. Fonte: Artequeacontece
Arte indigena contemporanea, dipinto di Esbell. Fonte: Artequeacontece

«La costruzione di un impero, per realizzarsi, deve essere sostenuta dall’idea di avere un impero […] e a tal fine tutta la necessaria preparazione viene fatta nel campo della cultura». Con queste parole lo scrittore di origini palestinesi Edward Said, nel suo libro Cultura e imperialismo, sottolineava la crucialità della cultura quale veicolo di idee e ideologie che plasmano e orientano i comportamenti della collettività a vantaggio di un gruppo dominante. D’altronde la storia in questo è maestra: si pensi, ad esempio, alle espressioni artistiche durante l’epoca fascista, il cui scopo era trasmettere la forza, la grandezza, la leggendarietà del popolo italiano sotto il comando del Duce. Ma se questo è il potere della cultura, ecco che essa può diventare il mezzo attraverso cui le popolazioni che hanno subito soprusi di ogni sorta possono riscattarsi. E questo concetto viene espresso molto bene dall’arte indigena contemporanea.

La tradizione indigena nella contemporaneità

L’identità indigena emerge in maniera molto forte in campo artistico: le diverse opere, infatti, attraverso le immagini, i colori, le atmosfere ricreate fanno immergere lo spettatore nelle tradizioni che rappresentano.

Sebbene le popolazioni indigene abbiano sempre utilizzato l’arte come mezzo d’espressione, il loro riconoscimento non è stato immediato, e questo ha caricato le manifestazioni artistiche di una forza che è dirompente e rigenerante insieme: gli artisti indigeni contemporanei, infatti, pur portando con sé tecniche, materiali e simboli propri da una parte offrono nuove prospettive di osservazione della realtà, dall’altra parlano di temi universali, come l’affermazione dell’identità di un popolo e la resistenza alla sopraffazione.

Ma non solo: l’arte indigena contemporanea pone al centro della riflessione i temi del cambiamento climatico, della violazione dei diritti umani e della decolonizzazione. Arte e decolonizzazione, in particolare, diventano sinonimi. Tra gli esponenti più noti di questo filone di “artivismo” indigeno, si deve segnalare il contributo di Jaider Esbell.

L’arte indigena e l’artivismo di Jaider Esbell

L’artista Jaider Esbell apparteneva ai Makuxi, gruppo etnico del Brasile e della Guyana, ed è stato uno degli esponenti dell’arte delle comunità indigene del Brasile.

Una delle sue opere più famose è La conversazione tra entità intergalattiche per decidere il futuro universale dell’umanità: l’attenzione alla cosmologia è in realtà l’attenzione alla natura e attraverso la sua rappresentazione Esbell cerca di sensibilizzare lo spettatore al tema ecologico, che è parte fondamentale della cultura della comunità indigena che rappresenta. Per l’artista brasiliano la natura contiene, infatti, l’antidoto alla crisi, alla divisione dell’essere umano, inghiottito dai ritmi della megalopoli.

Benché l’arte di Esbell sia pregna dei valori della sua tradizione, egli stesso sostiene che la componente indigena non sia solo indigena, ma parte di una rete complessa, globale. Tuttavia, sottolinea anche che quest’arte non è stata riconosciuta dal sistema occidentale e che i diritti della sua gente sono stati spesso calpestati. Ecco che, dunque, con lui l’arte diventa una vera e propria azione politica che vuole esprimere la resistenza nei confronti della storia. Si può, infatti, parlare di artivismo. Queste le parole Jaider Esbell:

«Io credo che essere indigeno e artista in Brasile significhi essere parte di un momento storico persino rivoluzionario per il nostro movimento indigeno. Per me è un momento davvero speciale per portare la lotta della nostra collettività a dei livelli che non abbiamo ancora raggiunto».

Traduzione dall’intervista “Apresentação : Ruku” – Jaider Esbell, Millan.

Jaider Esbell si è suicidato nel 2021 e la sua morte ha suscitato molto scalpore, poiché era sempre stato un esempio di forza per la sua popolazione. Egli rimane comunque uno degli esponenti più importanti nel panorama dell’arte indigena contemporanea.

Mariella Rivelli

Nata e cresciuta a Potenza, in Basilicata, dove ho conseguito un diploma di maturità classica, ho studiato poi a Napoli Mediazione Linguistica e Culturale e Letterature e culture comparate. Curiosa, appassionata di lingue e culture straniere, amante della lettura, della scrittura e di ogni manifestazione culturale, durante le mie esperienze di studio e di lavoro all'estero ho imparato che non si possono esplorare e apprezzare mondi diversi senza conoscere il proprio. Credo fermamente che la determinazione sia fondamentale per raggiungere i propri obiettivi.

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