ESCLUSIVA LP: Un nuovo Caravaggio? Ce lo svela Montanari

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Il ritrovamento di un’opera di un famosissimo artista a causa di una perdita idrica nella soffitta potrebbe sembrare come uno dei tanti copioni di commedie all’italiana. Questa cosa, però, è successa realmente nel 2014, quando in una delle tante soffitte di Tolosa, bisognose di manutenzione, è stata ritrovata una delle tantissime opere perdute del celeberrimoMichelangelo Merisi di Caravaggio.

L’ambientazione è quella tipica dei grandi quadri dell’ultimo periodo romano di Caravaggio: il drappo rosso che costeggia la parte superiore dell’opera ad incorniciarlo come fosse un palco teatrale. Il solito programma iconografico di una biblica Giuditta, in abito nero, raffigurata nell’atto di decapitare il suo nemico con lo sguardo sprezzante rivolto verso lo spettatore quasi ad ammonirlo di comportarsi degnamente affinché non faccia la stessa fine. Un’attempata fantesca segnata fortemente dagli anni e dai suoi acciacchi, la fissa, ammirandola, quasi come se esprimesse, terrorizzata, l’ansia che qualcuno possa scoprirle.
Sono state fatte svariate ipotesi sull’arrivo di questa opera in Francia, e proprio in quella casa. Plausibilmente fu portato da un sottoposto napoleonico al rientro della campagna in Italia, e che proprio in quell’abitazione risiedeva. Certo è che i pareri degli esperti sull’autenticità dell’opera sono discordanti: il conoscitore d’arte che ha preso in carica sia la primissima analisi del dipinto, sia la sua pubblicazione, Eric Turquin, è certo dell’attribuzione (e come dargli torto!), mentre alcuni, attraverso un’analisi di alcuni dettagli, sono stati molto più restii ad accettare questo riconoscimento così importante e incombente.

Se l’opera fosse davvero un originale, e non una delle possibili copie fatte, di cui una è realizzata per mano di Louis Finson, seguace e copiatore di Caravaggio nel periodo partenopeo (oggi a Napoli nella collezione del Banco di Napoli), il capolavoro tolosano varrebbe ben 120 milioni. Per raggiungere la cifra necessaria a questo acquisto, qualora si certificasse la realizzazione, il museo del Louvre ha già dato il via alla raccolta fondi da privati facoltosi con un grande spirito di mecenatismo.

Per saperne di più abbiamo chiesto il parere ad uno dei più grandi esperti italiani di Caravaggio, Tomaso Montanari:

“Oggi il mercato dell’arte antica, da sempre avido di ‘capolavori assoluti di grandi maestri’ trova un formidabile alleato nel sistema mediatico che ha la stessa identica avidità, seppur per motivi diversi (anche se in fondo l’interesse economico accomuna queste due ‘passioni per l’arte’).

In questo contesto la fioritura di attribuzioni improvvisate, improbabili o comunque sopra le righe è diventata una costante: ho cercato di analizzarla in un mio libro uscito per Skira qualche anno fa: La madre dei Caravaggio è sempre incinta. Nel caso specifico il meccanismo è stato molto semplice. Da tempo a Napoli è noto un quadro che si ritiene (ma senza alcuna prova, e a mio giudizio contro ogni evidenza formale)sia una copia della Giuditta che Caravaggio dipinse a Napoli nel 1607. È bastato trovare una versione decisamente migliore di quel quadro per gridare al Caravaggio. Ma l’errore sta nell’assunto originale, e cioè che la composizione testimoniata da queste due tele sia un’invenzione di Caravaggio, laddove non c’è niente della forza, della monumentalità, della terribile solennità che Merisi riesce a dare anche al più insignificante o orrendo dei fatti umani. È l’invenzione di un caravaggesco, ma non di un grande pittore, bensì di un pittore mediocre. E questo si può dire anche se conosciamo solo copie.”

Redazione

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