Caos ad Aleppo: gli USA sospendono i rapporti con la Russia

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Aleppo

I rapporti fra Russia e Stati Uniti sono sempre più tesi all’indomani dei bombardamenti russo-siriani sulla città di Aleppo, roccaforte dei ribelli, tanto che Washington ha momentaneamente sospeso i contatti con Mosca.

Anche se la notizia è di pochi giorni fa, su questo tema le tensioni sono nate sin dal 2013, anno in cui Vladimir Putin ha deciso di schierarsi al fianco del proprio omologo Bashar al-Assad, sulle prime svolgendo un ruolo di mediatore nei rapporti con l’Occidente, ma, in tempi più recenti, partecipando attivamente al conflitto con i rivoltosi.

Le operazioni belliche si sono intensificate di recente, con bombardamenti indiscriminati che non hanno risparmiato neanche le strutture ospedaliere, con grave disappunto della comunità internazionale.

Il 26 ottobre scorso, inoltre, il presidente russo è stato persino accusato di crimini di guerra per aver bombardato un convoglio di aiuti delle Nazioni Unite diretto in una zona di Aleppo popolata dai ribelli.

Il 3 ottobre la situazione è precipitata, provocando uno stallo nelle relazioni diplomatiche fra le due potenze, che sta tenendo il mondo con il fiato sospeso.

L’ultima cosa che serve a questa guerra, infatti, è che vengano incrinati i rapporti fra gli Stati che rappresentano l’unica speranza verso il raggiungimento della pace. Senza contare che l’intervento di Russia e Stati Uniti è di fondamentale importanza, in quella zona del mondo, anche per tenere sotto controllo l’avanzata dell’ISIS.

È bene ricordare, a questo proposito, che erano in corso delle operazioni militari congiunte contro lo Stato Islamico e Jabhat Fateh al-Sham, un altro gruppo estremista. Adesso, anche questa operazione è in stand-by, visto che gli USA hanno richiamato il personale militare addetto alla missione.

Il portavoce del Dipartimento di Stato, John Kirby, ha motivato la decisione dicendo che la Russia non è riuscita a mantenere i propri impegni, dal momento che non è riuscita a tenere a freno il regime di Damasco, primo promotore dell’offensiva militare contro i ribelli.

E dire che il 9 settembre scorso, a Ginevra, le parti si erano incontrate proprio per discutere dell’argomento, ma la situazione è tornata critica subito dopo, facendo ripiombare in una reciproca diffidenza i rapporti fra Washington e Mosca.

La situazione sarebbe già estremamente tesa e pericolosa se riguardasse soltanto la città di Aleppo, in cui da tempo si gioca con la vita dei civili, che ormai dimorano sotto le bombe dei contingenti russo-siriani. Sfortunatamente, la posta in gioco è ancora più alta, e passa dal conflitto nel Donbass – in merito al quale Putin aspetta ancora la revoca delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti – alla lotta al terrorismo internazionale, ancora ben lungi dall’essere vinta.

Carlo Rombolà

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