I ricercatori dell’Università degli Studi di Milano hanno scoperto che nelle cellule leucemiche di un paziente su due è presente del DNA che non è di tipo umano e quindi alieno. Lo studio, al quale hanno collaborato anche gli ematologi dell’Ospedale di Niguarda, è stato intitolato “Intronless WNT10B-short variant underlies new recurrent allele-specific rearrangement in acute myeloid leukaemia” e pubblicato su Scientific Reports, una delle riviste del gruppo Nature.

La sorprendente scoperta del team milanese è di vitale importanza in quanto apre potrebbe fornire la chiave per comprendere come curare la leucemia mieloide acuta, una neoplasia della linea mieloide delle cellule del sangue caratterizzata dal proliferarsi di globuli bianchi anormali che si accumulano nel midollo osseo interferendo nella produzione di cellule del sangue. Nel nostro Paese, secondo le stime dell’Associazione Italiana Registri Tumori, si contano ogni anno più di 2000 nuovi casi e generalmente colpisce uomini di età superiore ai 60 anni.

Il gruppo di ricerca già tempo fa aveva notato nei pazienti affetti da leucemia mielodie acuta che la proliferazione cellulare incontrollata tipica della malattia presentava un’ iperespressione di una proteina estranea. “Siamo andati a ritroso e ci siamo chiesti chi impartisse questo ordine in grado di attivare una proliferazione senza interruzione. E, grazie a una serie di tecniche di biologia molecolare, siamo riusciti a identificare una variante dell’oncogene WNT10B. A giocare un ruolo fondamentale l’uso di sequenziatori automatici un po’ vintage. È stata la nostra fortuna, perché i macchinari di ultima generazione avrebbero scartato le sequenze non umane in automatico, senza analizzarle.” hanno spiegato Alessandro Beghini dell’Università degli Studi di Milano e Roberto Cairoli, direttore dell’ematologia del Niguarda.

L’anomalia è stata riscontrata nel 56% dei 125 pazienti il cui Dna è stato sottoposto ad analisi. Attraverso ulteriori ricerche è stato scoperto la stessa alterazione genetica anche in alcune cellule di tumore alla mammella. Eliminado in modo selettivo i meccanismi proliferativi mediati da WNT10B è possibile curare la malattia. Nuovi studi potrebbero,quindi, portare allo sviluppo di nuovi farmaci e terapie mirate contro la LMA.

Per maggiori informazioni visitare: http://www.nature.com/articles/srep37201

Vincenzo Nicoletti

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