Sebbene il titolo possa richiamare alla mente i casting di defilippiana memoria, la faccenda della successione alla presidenza del Parlamento Europeo non potrebbe essere più seria: dopo l’annuncio di Martin Schulz, socialista tedesco, dettosi pronto a lasciare entro i prossimi due mesi alla scadenza del suo secondo mandato, il tema della sua sostituzione sta diventando un vero e proprio rebus.

Sull’estrema importanza del ruolo istituzionale, nulla da discutere. Come riporta il sito ufficiale dell’Europarlamento, infatti, il Presidente è il rappresentante dell’Istituzione, apre, sospende e chiude le sedute dell’Assemblea plenaria, e rappresenta il Parlamento Europeo nelle relazioni internazionali, cerimonie, atti amministrativi, giudiziari e finanziari.

Di conseguenza, il successore di Schulz – definito come il leader più forte che il Parlamento Europeo abbia mai avuto – dovrà essere un personaggio non secondario, ma di esperienza e personalità.

A detta di Marco Incerti, del Centro per gli Studi Politici Europei di Bruxelles, non è possibile escludere una sorpresa, come l’individuazione di un liberale in alternanza con la precedente reggenza socialista: il pensiero corre subito a Guy Verhofstadt, ex Premier belga, presidente del gruppo Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa al Parlamento Europeo; ma non solo, si parla persino dell’italiano Antonio Tajani, Vice Presidente in carica ed ex Commissario europeo prima ai Trasporti e successivamente all’Industria.

A tale proposito, un altro nodo da sciogliere è rappresentato proprio dalla possibilità che i ruoli più importanti all’interno dell’Unione Europea – presidenza del Parlamento, presidenza della Commissione, riservata al lussemburghese Jean-Claude Juncker, e presidenza del Consiglio, appannaggio del polacco Donald Tusk – siano affidati contemporaneamente ad esponenti della corrente cristiano-democratica.

Sul punto, la questione principale è se una situazione del genere possa essere politicamente accettabile, soprattutto in un momento in cui l’Europa si sta trovando a fronteggiare numerose spinte populiste, che rappresentano, ad ogni modo, un dato di cui tenere conto anche in senso rappresentativo.

Una terza via, intermedia fra la possibilità di una soluzione liberale o di una nuova esperienza socialdemocratica, risiede nell’individuazione di un candidato di compromesso che metta d’accordo tutte le parti in causa, nell’ottica di arginare – questo l’unico indispensabile tratto comune – qualsiasi istanza antieuropeista.

Tutti questi elementi rendono l’individuazione del prossimo Presidente del Parlamento Europeo tanto incerta quanto fondamentale per gli equilibri politici del continente. Di certo, l’eredità di Schulz non sarà delle meno ingombranti, dato lo spessore dell’uomo politico e la sua capacità di portare avanti gli ideali europei.

Carlo Rombolà

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