Dj Fabo è un uomo che chiede di essere lasciato «libero di scegliere fino alla fine», ma nell’Italia odierna ciò non è possibile. I progetti di legge sulla eutanasia e sul testamento biologico depositati in Parlamento necessitano ancora di dibattito. Nel video messaggio indirizzato al presidente Mattarella, Dj Fabo chiede che «una decisione sia presa». Per approfondire l’intera vicenda e comprendere la questione relativa ai progetti di legge, abbiamo intervistato Marco Cappato, tesoriere della Associazione Luca Coscioni per la libertà scientifica che si batte quotidianamente per le libertà civili.

La vicenda di DJ Fabo ha scosso molte coscienze. Il dibattito è tra la libertà di scelta e il diritto alla vita. Come argomenta il “Liberi fino alla fine” nei confronti di chi sostiene che non sia possibile scegliere di morire?

«Credo che ognuno debba parlare per se stesso e che, proprio perché la condizione di malattia e di sofferenza estrema è una condizione nella quale nessuno può prevedere che tipo di reazione avrà, l’unica possibilità affinché la scelta di una persona non vada contro la scelta di un’altra è che ciascuno sia libero di scegliere su se stesso. Questa è la grande differenza tra chi pretende di avere in tasca la soluzione buona per tutti e chi invece accetta il fatto che ognuno cerca e trova la propria soluzione. Io non so cosa farei nella condizione di Fabo o nella condizione di Welby, sarebbe presuntuoso pensare di saperlo. Quindi non ho bisogno di convincere chi è contro che una scelta sia migliore di un’altra, io semplicemente dico: che ciascuno possa scegliere per se stesso.»

In riferimento alle proposte di legge per la liceità della eutanasia e il testamento biologico, quali crede siano i maggiori ostacoli di ordine etico e politico alla loro approvazione? Tra l’altro, Lei ha affermato che tali temi interessano poco il dibattito politico.

«Allora, distinguiamo molto tra la politica e l’opinione pubblica, la politica dei partiti e la politica della gente, dei cittadini, dell’opinione pubblica. Tutti i sondaggi dicono che sia il testamento biologico che persino l’eutanasia hanno delle maggioranze di favore e di sostegno superiori anche al 60% e, a seconda di come è formulato il quesito, anche al 70%. Sul testamento biologico addirittura l’80% dei cittadini. È un tema sempre più importante, perché con l’innalzamento della vita media sono sempre di più le persone per le quali la morte è un processo e non un fatto immediato, un processo che può durare anche molto tempo – per questo c’è un’attenzione sociale sempre crescente. Purtroppo, nella politica dei partiti prevale una pretesa che è la vecchia pretesa dello Stato etico, cioè di uno Stato che invece di limitarsi a descrivere il perimetro della libertà e responsabilità individuale pretende di individuare una morale – ciò che è giusto e ciò che non lo è – e di imporla attraverso la legge. Questa è la pretesa vecchia dello Stato etico, che come Radicali abbiamo sconfitto per esempio già sul divorzio, sull’aborto, e che è il tempo di sconfiggere anche sull’eutanasia.»

Considerando la differenza tra la politica della gente e la politica dei partiti, la società italiana è quindi pronta a questo ulteriore passo in avanti?

«È assolutamente pronta, sono i partiti che hanno paura.»

Spesso, soprattutto con riferimento alla eutanasia, ricorrono termini come “omicidio” e “suicidio”. Crede che questo tradisca pregiudizi e tenda a trasmetterli?

«È chiaro che fingere, nel discutere, di non vedere la differenza tra l’omicidio di una persona e l’eutanasia scelta da un malato terminale è un modo di non dare alcun valore proprio all’elemento della libertà. È come paragonare l’eutanasia alla pena di morte, ma noi ci battiamo contro la pena di morte, ci battiamo per la libertà di scegliere sulla fine della vita. Sono due cose, ovviamente, molto diverse. Non riconoscere la differenza vuol dire non dare alcun valore alla volontà delle persone.»

Tornando al dibattito politico, crede che il percorso di questi due progetti di legge possa essere sollecitato e accelerato dalla vicenda di Dj Fabo?

«Noi avevamo presentato una proposta di legge di iniziativa popolare tre anni e mezzo fa che includeva l’eutanasia e il testamento biologico. Un anno fa i partiti hanno deciso di dividere i due argomenti e quindi di fermare la discussione sull’eutanasia e lasciare andare avanti solo quella sul testamento biologico. Quindi, quella sull’eutanasia è rimasta bloccata, mentre è andata avanti quella sul testamento biologico, che si sta discutendo da un anno. C’è stato un ciclo di obiezioni molto lungo, sono state sentite decine di persone ed esperti. Adesso, il testo avrebbe dovuto essere votato dalla Plenaria della Camera dei Deputati per il 30 gennaio, mentre è stato rinviato per adesso al 20 febbraio, ma non abbiamo alcuna garanzia del fatto che effettivamente si esaminerà quel giorno.»

Cosa comporterebbe un ulteriore rinvio?

«Sul piano parlamentare, il problema se si rinvia ancora è che non sappiamo quanto dura la legislatura. Realisticamente, o le forze politiche che sono d’accordo – PD, M5S, SI, i socialisti e altri un po’ più sciolti – si mettono d’accordo tra di loro sul testo per farlo passare velocemente, superando l’ostruzionismo e approvandolo alla Camera e al Senato senza troppe modifiche (in modo che ci sia al massimo un altro passaggio alla Camera), oppure si rischia di non arrivare in tempo per la fine della legislatura. Questo è il problema per quanto riguarda la questione dell’iter parlamentare.»

Come giudica il progetto di legge relativo al testamento biologico rinviato al 20 febbraio?

«Il testo base che si sta discutendo è una buona base. Difatti, il nostro obiettivo come Associazione Luca Coscioni è che in questa legislatura sia approvato il testamento biologico e nella prossima legislatura sia invece discussa e approvata la nostra proposta sull’eutanasia. Questa proposta sul testamento biologico è una buona base perché prevede due questioni molto importanti che, nella passata legislatura, la versione di Calabrò non voleva accogliere. La prima è il fatto che queste disposizioni anticipate di trattamento, che è la formula che viene utilizzata per il testamento biologico, sono vincolanti, quindi sono delle disposizioni vere e proprie, non sono delle mere dichiarazioni – questo significa che non può accadere che io lasci delle disposizioni e i medici, magari in disaccordo ideologicamente, facciano ciò che vogliono, e quindi è la cosa più importante: disposizioni vincolanti.»

La seconda questione?

«La seconda cosa importante è che anche la nutrizione e l’idratazione artificiale vengono considerate come trattamenti sanitari e quindi sono rinunciabili. Inoltre, un terzo elemento che noi abbiamo proposto di aggiungere (e che alcuni parlamentari hanno aggiunto attraverso degli emendamenti che saranno votati in questi giorni) è la questione della sedazione continua profonda. Cioè, sul modello della legge francese, anche una persona che non è attaccata a una macchina, e che quindi non può semplicemente sospendere le terapie e morire, ha il diritto di essere sedata; a quel punto si interrompe l’idratazione e la nutrizione artificiale e lo si accompagna in questo modo alla morte. Non è inclusa la possibilità, ovviamente in questa fase, della vera e propria eutanasia nel senso dell’intervento del medico che provoca direttamente la morte, però già la versione attuale consentirebbe il riconoscimento delle volontà della persona senza bisogno di complicati iter giudiziari (per esempio, il caso Englaro ha impiegato 18 anni per essere riconosciuto, 18 anni di procedimenti giudiziari) e sarebbe un passo in avanti.»

Benché le disposizioni siano vincolanti, non vi potrebbe essere il rischio di ricorso alla “obiezione di coscienza” come accade in caso di aborto?

«Per noi la cosa importante è che se un malato chiede la sospensione delle terapie, la sedazione terminale e magari in prospettiva l’eutanasia, la possa ottenere. Quindi, il nostro obiettivo non è quello di imporre a un singolo medico di fare una cosa, ma è di imporre al sistema sanitario di rispettare la sua volontà. Non prevedrei dei meccanismi rigidi che poi provocano problemi simili a quelli legati alla legge sull’aborto, penso che le ASL si debbano organizzare affinché la volontà del paziente sia rispettata. E soprattutto, se non viene rispettata, i responsabili della ASL o di chi ha in cura il paziente sono responsabili anche su piano penale: non si può accettare una situazione che vede una persona chiedere la sospensione delle terapie e l’ASL non agire perché non c’è nessuno che lo faccia. Questo non deve poter essere ammissibile.»

Concludendo con una domanda di natura più personale, come sta vivendo Dj Fabo questa dura situazione?

«Fabo, nella situazione in cui è, potrebbe andare avanti molto tempo, quindi il suo problema è proprio che non vuole andare avanti così. Lui non vuole andare avanti così e quindi non ne può più. La risposta è: non ne può più. Si è reso conto che ci sono degli ostacoli, per questo si è rivolto anche al presidente Mattarella per chiedere che ci sia una risposta delle Istituzioni, ma non tanto per la sua situazione, ma in generale. Non ne può più.»

Libero Pensiero ringrazia Marco Cappato e la Associazione Luca Coscioni.

Intervista a cura di Rosa Ciglio

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