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Deebboskey, il tormentone di Logo Comune

Se il mondo di oggi è il regno dell’assurdo, la politica sta decisamente al passo coi tempi e l’ironia del web li anticipa. Ma che rapporto c’è tra i meme che nascono su Internet e il “Palazzo”?

Che ne conosciate o meno il senso, provate a inserire nella vostra barra di ricerca di Facebook l’espressione “la realtà supera i meme” e vi ritroverete catapultati in un mondo alla rovescia che contiene notizie che spaziano dall’assurdo al tragicomico.

Soffermiamoci sulla politica.

Nel momento in cui scriviamo troviamo nell’ordine l’invito a diventare «un imperatore del Bene» rivolto da Al Bano a Kim Jong-un, una foto di Matteo Salvini che tenta di invadere l’Africa giocando a Risiko, uno screen di un tweet di Antonio Razzi che ricorda a Trump che il vero “Rocket Man” non è certo il dittatore nordcoreano di cui sopra come pensa The Donald, bensì proprio lui, il senatore di Forza Italia, anche per un’ovvia priorità dovuta al cognome ribadita dall’hashtag #Rockets. Ecco, in un mondo dove la politica fa già così ridere a cosa serve memare?

Innanzitutto cerchiamo di dare una definizione semplice e condivisibile del termine “meme” (dal greco mímēma, “imitazione”).

La parola è stata coniata nel 1976 dal biologo Richard Dawkins, che l’ha utilizzata per descrivere un’unità culturale minima e replicabile. Insomma, un contenuto del pensiero che si diffonde facilmente. Oggi il termine è utilizzato con particolare riferimento a Internet per indicare l’evoluzione del contenuto virale – tendenzialmente ironico – non più solamente condivisibile da un social all’altro ma anche modificabile e riproducibile grazie all’affermazione di format particolarmente flessibili. Ma cosa c’entra tutto ciò con la politica?

Un piccolo esempio: Matteo Salvini si fa fotografare con una t-shirt di Donald Trump di fronte a un manifesto della Lega che paragona l'”invasione” degli immigrati in Italia all’invasione subita dagli Indiani d’America…

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…e il web coglie l’occasione per generare una sequenza infinita di meme più o meno riusciti sul tema.

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Siamo tutti potenziali memers.

Forbes ha pubblicato un’inchiesta intitolata Come la politica ha rovinato i meme, nella quale ha evidenziato come dal 2016 al 2017 la politica abbia completamente invaso il mondo dell’ironia internettiana d’oltreoceano.

Quattordici delle prime venticinque parole più utilizzate all’interno di meme con una parte testuale si riferiscono alla politica (“libertarian”, “DonaldTrump”, “conservative”, “politics”, “liberal”, “republican”, “president”). Forbes condanna questa tendenza alla “politicizzazione” dei meme, ritenuta causa di una crescita esponenziale del numero di contenuti razzisti.

Fonte: https://me.me

Ma è possibile estendere questa interpretazione della realtà (virtuale) all’Italia?

Parafrasando il nume tutelare per eccellenza di Una foto diversa della prima Repubblica. Ogni giorno – una delle principali pagine Facebook nostrane che coniugano politica e ironia – la situazione ci appare un po’ più complessa.

Negli States il dibattito tra le political meme pages si è spesso ridotto a uno scontro frontale tra la cosiddetta alt right trumpiana e l’altrettanto cosiddetta alt left che si richiama soprattutto a Sanders, ma coinvolge in rete anche un buon numero di comunisti. Pochissimi invece i liberals all’americana – alla Obama e Clinton, per intenderci – impegnati su questo fronte. Insomma, i memers  i creatori di meme, per l’appunto – prediligono scelte politiche più radicali (o percepite come tali) e questa tendenza si collega spesso alla produzione di fake news per screditare avversari politici.

In Italia l’approccio alle tematiche politiche delle pagine Facebook è decisamente differente. Certo, ci sono pagine che sembrano copie delle loro omologhe alt right statunitensi come Figli di Putin – sede della glorificazione acritica del presidente russo – e Sinistra Cazzate e Libertà, che con il pretesto di fare «satira sulla sinistra italiana e non solo» –  come afferma la descrizione della pagina – si caratterizza per attacchi personalistici.

Qui finiscono le analogie con il caso americano. La principale alternativa politica alle pagine di meme che strizzano l’occhio all’estrema destra, infatti, non è politica ma estetica. Negli ultimi anni sono nate una serie di pagine che hanno immediatamente compreso che in un’epoca in cui il mondo reale fa più ridere dei meme non ci si può limitare a riprodurre in forma di vignette ironiche standardizzata la realtà politica o al calembour alla Guglielmo Giannini.

Per chi fa ironia sul web l’unica soluzione perseguibile è stravolgere la politica, domarla inserendola in contesti assurdi, totalmente distaccati da quello di partenza.

Così allo zoccolo duro dell’alt right italiana – rappresentato da un mix di bomberismo, reazionarismo e criptofascismo – si contrappongono pagine la cui matrice ideologica è molto eterogenea (i Socialisti Gaudenti si collocano a sinistra, Gli eurocrati sono liberali europeisti molto vicini ai Radicali Italiani, altre pagine come Logo comune, Karbopapero 900 o Bispensiero non hanno una precisa collocazione politica), accomunate però da un approccio alla politica poco dogmatico e molto aperto a percorsi espressivi originali.

Ecco per esempio che Logo comune ci regala una love story immaginaria tra Maria Elena Boschi e Alessandro Di Battista, della quale vi lasciamo gustare il trailer:

Mentre Karbopapero mette in vendita i baffi di D’Alema:

C’è però un aspetto che accomuna tutte le principali pagine italiane di meme politici, al di là delle differenze ideologiche e stilistiche, ed è il rapporto con i politici stessi. Non solo queste pagine attingono alla politica, ma il loro successo presso la parte più giovane dell’elettorato fa sì che il rapporto si ribalti e sia la politica stessa a guardare a queste pagine come una nuova riserva di voti.

Ed ecco che Di Battista risponde a un meme di Logo comune, Salvini fa un endorsement per Sinistra Cazzate e Libertà sulla sua pagina Facebook e Gianni Pittella partecipa ai convegni dei Socialisti Gaudenti. Ironia che si ciba di politica che si ciba di ironia. E se anche la tesi di Forbes si ribaltasse e in un futuro non troppo remoto fossero i meme a rovinare la politica?

Davide Saracino

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