Unidos Podemos e il governo spagnolo, intervista a Fernando Martínez de Carnero

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Pablo Iglesia, leader di Podemos, e Alberto Garzón, leader di Izquierda Unida, aprono la campagna elettorale unitaria.

Intervista a Fernando Martínez de Carnero, professore alla Sapienza e militante di Podemos, sull’esito delle elezioni e il futuro politico della Spagna e della Sinistra spagnola, con un occhio alla situazione italiana.

Domenica gli spagnoli sono stati chiamati al voto una seconda volta, dopo lo stallo risultato dalle elezioni di dicembre. L’esito della nuova tornata, però, porta ad una situazione del tutto simile alla precedente. A guardarla da Sinistra, anzi, sembra addirittura peggiore: Unidos Podemos (la coalizione che riunisce Podemos, Izquierda Unida e Equo) perde consensi e mantiene lo stesso numero di deputati, il PSOE perde cinque seggi ma resiste come secondo partito e il Partido Popular cresce sia in deputati che in elettori, nonostante l’aumento dell’astensione. Totalmente smentiti i sondaggi della vigilia e gli exit poll. A cosa è dovuto, secondo te, questo risultato?

Martínez:”Uno dei limiti attuali di Podemos è la sua difficoltà ad attrarre i voti degli indecisi. Abbiamo costatato che sia i sondaggi truccati negativamente, sia quelli che ci mettono oltre le aspettative non servono. Il voto alle coalizioni di Podemos è d’intenzione diretta e le difficoltà ad attrarre i voti dei cittadini di più di 55 anni o di aree rurali sono ancora un vero limite. Dare esclusivamente la colpa all’alleanza con IU podemos, lpnon è del tutto corretto. Dove era avvenuta già prima, si erano ottenuti i migliori risultati. È vero che non ha funzionato positivamente nel centro della Spagna e in Andalusia. Dove si è registrata una crescita, è stata insufficiente. A volte, come nel caso dell’Almeria, il voto utile della destra spostato da Ciudadanos al PP ha fatto perdere un seggio pur avendo incrementato i voti. Ma se consideriamo anche la perdita di voti del PSOE e di Ciudadanos, e dando per scontato che le preferenze degli elettori di Unidos Podemos difficilmente possono essere andate a finire nelle schede del PP, la maggior parte dei voti persi da IU e da Podemos potrebbero essere rimasti a casa. Sicuramente, le ragioni sono da attribuire ad una campagna mediatica molto ostile, che ha impedito a Podemos ricavare dei voti oltre lo spazio elettorale su cui era già influente. Persino l’atteggiamento suicida del PSOE, individuando in Podemos il vero nemico, ha funzionato come muro di contenimento. In questo modo, si difendevano soltanto gli interessi delle politiche neoliberiste e si rendeva più difficile una maggioranza di sinistra. Cambiava poco chi raggiungeva i migliori risultati, che non sarebbero mai stati compensati col numero di seggi se s’incrementava il premio di maggioranza per la destra, che si ottiene comunque con la legge D’Hondt. Del resto, bisogna considerare la concorrenza di altre cause: la perdita di mobilizzazione di chi considerava che tanto il sorpasso era cosa fatta e di chi non si sentiva a proprio agio con la nuova identità della coalizione, fattori che sono facilmente reversibili, come è già accaduto in precedenza. Facendo una lettura globale della situazione, possiamo dedurre che la campagna mediatica della destra ha funzionato. Hanno saputo usare la paura verso Podemos, identificandolo con la destabilizzazione, coi movimenti populisti attualmente in crisi dell’America Latina. Nella Spagna rurale questo discorso ha impedito che la somma potesse funzionare e, sicuramente, il Brexit, ha aggiunto quel punto d’incertezza necessario per dare forza all’argomento. Per dirla in modo sintetico, il voto della speranza è stato sconfitto da quello ideologicamente neoliberista del “si salvi chi può”. Ma sicuramente, con una sinistra divisa, sarebbe andata peggio per le due formazioni.

A proposito della coalizione Unidos Podemos: come si è svolto il processo di aggregazione?

Martínez:”Il processo non è stato complicato. C’erano i precedenti delle Mareas, gli accordi della Comunidad Valenciana o quelli di En Comú Podem in Catalogna. Le regole di finanziamento della campagna sono state sempre quelle di Podemos, attraverso l’impegno coi cittadini tramite il crowdfunding. Dopo sono state rispettate le regole di parità di rappresentazione per le donne e si è tentato di distribuire i candidati garantendo i seggi dei membri più rappresentativi delle principali coalizioni ed una distribuzione in funzione dei voti ottenuti a dicembre. Così, ad esempio, Alberto Garzón era quinto nella lista di Madrid. Dal punto di vista organizzativo, non si sono riscontrati dei grossi problemi.”

Si è trattato, dunque, di un processo realmente paritario in cui nessuna delle forze in campo ha rivendicato un ruolo di preminenza sulle altre?

Martínez:”In effetti, Podemos ha usato la base delle sue liste votate l’anno scorso, che erano state riconfermate per le nuove elezioni, con l’aggiunta di alcuni personaggi rilevanti della società civile che si era deciso di integrare prima di dicembre, in genere esperti in aree specifiche, pensando ad un’eventuale partecipazione nel governo. La lista interna è stata soltanto modificata con la sostituzione di alcuni candidati che per motivi personali non ripetevano a giugno. Il resto dei partiti, come Equo a livello nazionale, Més nelle Baleari, ecc., hanno disegnato le proprie liste e sono stati usati i criteri che segnalavo in precedenza.”

Nonostante l’esperienza al di sotto delle aspettative, le sinistre spagnole continueranno a lavorare insieme o Unidos Podemos si spaccherà, tornando alla situazione del 2015?

Martínez:”È prematuro per capirlo. All’interno di IU, ad esempio, lo scatto di Gaspar Llamazares, una volta conosciuti i risultati, è stato immediato. È vero che Izquierda Abierta era la corrente di IU più reticente alla convergenza. Ma la leadership di Garzón, al giorno d’oggi, è assolutamente fuori questione. L’altro estremo è incarnato da Íñigo Errejón, all’interno di Podemos, ma il suo discorso ieri non sembrava divergente rispetto alla strada intrapresa insieme. Leggevo recentemente l’analisi sempre acuta ed podemos spagnaattendibile di Juan Carlos Monedero [politologo e membro di Podemos, NdA] e nemmeno lui mette in dubbio la nuova unità. Anche se finora non mi sembra sia stato evocato da nessuno, bisogna ricordare che nelle regionali della Catalogna questa stessa coalizione coi corrispondenti catalani di IU era andata in retrocessione ed anche in questo caso i sondaggi precedenti erano invece molto positivi. Invece, qualche mese dopo, grazie anche ad una più ampia gestione delle alleanze, era diventata la prima forza politica territoriale. Forse quel che tutti reputiamo strano ha un referente molto vicino che abbiamo dimenticato troppo presto.”

Che tipo di governo pensi nascerà e cosa invece speri?

Martínez:”Il risultato offre un panorama con le stesse complicazioni vissute in precedenza. Formare un governo non sarà facile. Forse, l’unica cosa che cambia è una prevedibile volontà di tregua da parte della sinistra. La soddisfazione iniziale dei socialisti è diventata, il giorno dopo, una realtà che desta molti dubbi e poco ottimismo. I numeri per un governo progressista con altri partiti regionali sono peggiorati rispetto a dicembre. Ma non sarà facile per la destra formare un governo. Nessuno tenterà di ostacolare una soluzione, ma è prevedibile che il futuro governo di Rajoy non duri più di due anni.

Due anni nei quali la Sinistra spagnola, nel caso si formi un governo del Partido Popular con appoggio eterno del PSOE (e magari anche di Ciudadanos), potrebbe accreditarsi come unica vera forza di opposizione e di alternativa.

Martínez:”L’identità del PSOE non fa escludere delle ulteriori metamorfosi. Vorranno essere simultaneamente opposizione ed alleati del governo, nello stesso modo in cui in precedenza hanno voluto condurre un governo progressista alleati con la nuova destra di Ciudadanos, un partito che, non dobbiamo mai dimenticarlo, nelle origini era andato in coalizione alle Europee insieme a Libertas, rappresentanti dell’ultradestra spagnola. La lotta nei prossimi anni diventa molto importante, in quanto il sistema tenterà di riciclarsi, di pulire l’immagine usando delle strategie cosmetiche, anche, se per fortuna, stanno lottando per concludere i loro piani di crescita a partire dalla privatizzazione dei beni pubblici. Non sarà facile per la destra e i loro eventuali alleati mantenere l’equilibrio necessario per acquistare credibilità. Per Unidos Podemos non rimane soltanto il compito di fare l’opposizione parlamentare, ma anche quello di formare altre alleanze coi movimenti sociali che sono nella base della propria nascita politica. Creare dei contropoteri per raggiungere degli ulteriori consensi, anche a livello internazionale. Bisogna mantenere la stessa agenda che era stata disegnata prima dei risultati delle elezioni. Bisogna diffidare dal troppo facile, non cadere più nell’infantilismo politico, come oggi segnalava Juan Carlos Monedero, e capire che i processi non sono sempre lineari, a maggior ragione quando ci sono tanti fattori che non giocano a favore.”

Cosa può imparare la sinistra italiana da Unidos Podemos?

Martínez:”In primo luogo, ad avere pazienza. L’Italia è stata per decenni la scuola dei politici spagnoli, ma, come la Spagna, si è dimenticata dell’importanza dell’analisi generale, delle strategie che partono dalla comprensione dei processi. podemosLa teoria politica è rimasta, ma è stata accantonata, dissociata dalla pratica reale. A volte vedo che c’è troppa fretta, ma in altre occasioni manca anche il pragmatismo. Evoco sovente il fatto che L’Altra Europa è partita con un risultato analogo a quello di Podemos, ma, pur essendo un progetto interessante basato nell’aggregazione, non ha avuto lo stesso percorso successivo. È proprio l’idea dell’aggregazione, legata all’esperienza di Syriza, insieme alla costruzione di contropoteri solidali e di azione sociale, uno degli ingredienti chiave per dare impulso alle nuove alternative di sinistra. L’altro è la costruzione di modelli organizzativi di partecipazione cittadina. I progetti politici non possono essere soltanto la somma di attivisti. Reputo un grave errore l’uso dottrinale del populismo, in quanto finisce per far confondere l’involucro col contenuto. Le identità ambigue possono servire per contrapporsi ai poteri, ma non formano, non trasmettono i veri valori da condividere per raggiungere il traguardo desiderato. Fare un uso intelligente di queste e di altre strategie comunicative per coinvolgere i popoli si rivela molto utile. Ma non dobbiamo mai dimenticare che si tratta di strumenti e che dobbiamo usarne tanti altri per intraprendere una lotta nella quale i nostri avversari hanno più mezzi a disposizione. Ma, anche in questo caso, la sinistra spagnola si è basata sullo studio di quel che avevano sperimentato le recenti rivoluzioni nazionali dell’America Latina. La consapevolezza di dover giocare sul terreno degli avversari e di essere obbligati a tentare di superali lì ha aperto molte strade dalle quali sicuramente si può imparare. In conclusione, due consigli che per me sono essenziali: l’indipendenza economica nel finanziamento del partito o delle coalizioni, insieme al periodo limitato di attività politica, diventano imprescindibili per la lotta contro i meccanismi neoliberisti di corruzione. L’ultimo, imparare dalle sconfitte. Gli sgambetti sono una constante per chi mette in discussione l’attuale sistema. Ieri, Íñigo Errejón rifletteva su come Unidos Podemos sia comunque la forza determinate che guida i discorsi e l’agenda di tutti gli altri partiti politici. Se sei riuscito a fare questo, sei già diventato egemonico. Gli attivisti politici italiani conoscono bene tutte le questioni che abbiamo esposto e da quello che vedo condividono le stesse opinioni. Bisognerebbe chiedersi se l’eccesso di settarismo non stia ammazzando attualmente in Italia la possibilità di dare corpo a questo discorso. La ricetta è semplice: consensi sui principi condivisi, convergenza ed organizzazione, con la finalità di dare corpo a queste identità già esistenti.”

Pietro Marino

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