Arkadiusz Milik per dimenticare Higuain

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Milik

Durante la festa (poco festosa, per la verità) dei 90 anni del Napoli, è stato ufficializzato l’acquisto di Arkadiusz Milik, attaccante polacco ormai ex Ajax. Il classe ’94 è stato acquistato per la cifra di 25 mln più eventuali bonus ed ha scelto di non prendere la maglia che aveva con i Lancieri (la numero 9) ma la 99, indossata per l’ultima volta da Cristiano Lucarelli nella stagione ’11/’12.

La vita di Milik sembra quasi scritta da un regista hollywoodiano: nasce a Tychy il 28 febbraio 1994, un piccolo centro industriale vicino alla Slovacchia. All’età di 6 anni perde il padre ed ha un periodo di forte sbandamento, in cui inizia a rubare nei negozi e fumare sigarette. Saranno la sua passione per il calcio ed il suo allenatore al Rozwoj Katowice, Slawomir Mogilany, a portarlo via dalla strada.

Moki mi ha preso da parte e mi ha detto che sarei diventato un calciatore vero. All’inizio non gli credetti, ma decisi di ascoltare i suoi consigli

[Arkadiusz Milik]

All’età di 16 anni, Milik ha già sostenuto provini per ReadingTottenham, rifiutando però le loro offerte per continuare la sua crescita in Polonia. Nel 2011, resiste anche alle avances del Legia Varsavia e firma per il Gornik Zabrze, la squadra più titolata della Ekstraklasa, ormai caduta in rovina, in modo da poter rimanere vicino alla sua famiglia. Con i Minatori colleziona 40 presenze e 12 reti in un anno e mezzo e le sue prestazioni gli valgono la convocazione e l’esordio in Nazionale maggiore, nell’amichevole con il Sudafrica. Il primo gol con i biancorossi arriva nel dicembre 2012, contro la Macedonia, quando Milik è ancora un 18enne.

Nel gennaio 2013 è il Bayer Leverkusen ad accorgersi del suo talento ed acquistarlo per 2.6 mln dallo Zabrze. L’impatto con la Bundesliga non è però dei migliori: Milik sembra insicuro ed impacciato ed il Bayer decide di mandarlo in prestito all’Augsburg, nella speranza di farlo crescere. Milik però non riesce nemmeno in quel di Augusta ad esprimersi, segnando solo due reti in 20 presenze.

La svolta arriva nel 2014, quando l’Ajax decide di prelevarlo dal Leverkusen. Milik si sblocca, diventa una macchina da gol. In 34 presenze stagionali va in rete 23 volte, segnando anche in Champions League ed in Europa League, vince il titolo di capocannoniere della Coppa d’Olanda, eguagliando il record di squadra di Luis Suarez con 8 reti e dando la sensazione di essersi ritrovato dopo il periodo tedesco. È tra i protagonisti anche di una vittoria storica con la sua Nazionale, andando a segno nel 2-0 contro la Germania durante le qualificazioni per Euro 2016. Prima di allora, l’ultima vittoria della Polonia sui tedeschi risaliva al 1933.

L’anno dopo conferma quanto di buono fatto vedere, andando a segno per 24 volte in tutta la stagione e guadagnandosi la convocazione per Euro 2016 da parte di Adam Nawalka, suo ex allenatore allo Zabrze. L’esordio contro l’Irlanda del Nord vede Milik andare a segno al 51′ e regalare la prima storica vittoria della Polonia nella fase finale di un Europeo. I polacchi poi verranno eliminati ai quarti dal Portogallo del suo idolo, Cristiano Ronaldo.

A 22 anni e con 61 reti segnate, Arek Milik ha già numeri superiori a quelli di Suarez (55), Ibrahimovic (47) ed Higuain (50). Proprio di quel Gonzalo Higuain di cui dovrebbe raccogliere l’eredità all’ombra del Vesuvio. Milik è però un giocatore totalmente differente al Pipita. Il polacco ha la capacità e l’abitudine di dialogare con gli esterni e di riuscire a gestire la palla spalle alla porta, ma questo tipo di gioco risulta limitato dall’uso esclusivo del piede sinistro. In questo senso, il gioco statico espresso dall’Ajax negli ultimi anni non lo ha aiutato. Meglio invece in Nazionale, dove non dovendo lavorare spalle alla porta ed avendo la possibilità di puntare la porta, riesce ad essere imprevedibile, anche grazie alla sua pulizia nel dribbling, l’abilità nel tiro dalla distanza e nella bravura di fare sempre il giusto movimento senza palla. Il suo fisico molto imponente (186 cm) gli permette di essere anche una minaccia nel gioco aereo ma non ne limita le capacità atletiche: è molto dinamico ed ha un ottimo controllo del corpo. In generale è un giocatore che non fa infiammare la piazza con giocate d’alta scuola, ma che ha l’intelligenza tattica di fare ciò che è giusto al momento giusto, e di farlo molto bene.

Milik è un giocatore profondamente differente dai precedenti attaccanti azzurri: non è un sudamericano passionale dalle grandi doti tecniche e non riscalda la folla, ma la sua capacità di leggere le situazioni offensive, unita al gioco espresso dal Napoli, potrebbero portarlo a diventare un giocatore di alto livello. Non è il Pipita, ma è forse l’uomo perfetto per le idee di Sarri.

Andrea Esposito

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