Ayahuasca, Anaconda e Amazzonia: simbologia e ritualità delle artigiane/shamane Shipibo

Forme geometriche che richiamano quelle della pelle dell’anaconda intessute in drappi, vasellame, rappresentate su murales o incise su corpi. Modellate guidate dall’esperienza mistica indotta dall’assunzione di sostanze psicotrope sacre come l’Ayahuasca al fine di rappresentare l’idea di cosmo e dell’esistenza stessa, dove non c’è discontinuità fra uomo e natura. È questa l’arte sacra degli Shipibo, che fra le diverse etnie che vivono ancora oggi nella foresta ha prodotto forse l’arte più suggestiva in grado ancora oggi di affascinare, nonostante lo scorrere del tempo e l’avvento della modernità.

Chi sono gli Shipibo?

Gli Shipibo-Konibo sono un popolo indigeno che vive nella foresta amazzonica peruviana, nei pressi del fiume Ucayali, affluente del fiume Marañon che a sua volta sfocia nel Rio delle Amazzoni. Sono divisi fra numerose comunità che hanno un numero di abitanti vario (nel complesso la popolazione raggiunge un numero stimato fra le 40.000 e le 30.000 persone) che riconoscono una comune appartenenza grazie alla lingua tradizionale, conservata tuttavia solo da alcuni, sostituita come è accaduto a molti gruppi entici dallo spagnolo, e da comuni costumi ed usanze. Per quanto riguarda la loro origine, invece, il mito fondatore vuole che inizialmente esistessero due distinti gruppi entici conosciuti come Shipi e Koni. Gli Shipi discendevano dalle scimmie, e di fatti shipi nel loro linguaggio designa una determinata specie di scimmia, mentre i Koni discendevano da un pesce fluviale. Dall’unione di questi due clan sarebbero nati gli Shipibo Konibo. Oggi sono noti principalmente per la loro arte, che viene spesso usata per ispirazione a tatuaggi, o particolarmente apprezzata dai turisti che visitano quella parte della foresta acquistando i prodotti frutto della loro artigianalità. Se da un lato questo è un fenomeno che permette, soprattutto agli shipibo che vivono vicino le città, di avere un sostentamento economico necessario, dall’altro, chi compra questi prodotti non sempre è consapevole del profondo significato che questi possiedono.

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L’arte sacra degli Shipibo: le donne come artigiane/shamane

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Il tipico motivo shipibo è conosciuto come “Kené” che nella lingua tradizionale significa letteralmente “disegno”. Questo motivo può essere applicato su tessuti, legno o ceramica al fine di creare oggetti di diversa natura, oltre che essere usato dai membri delle comunità per tatuaggi dal profondo valore simbolico. A poter creare questi oggetti tuttavia sono prevalentemente le donne e non tutte vengono avviate alla pratica del kené. Di norma infatti è solo una bambina per famiglia a essere selezionata e istruita a questo sapere, che va inteso non soltanto come arte tecnica ma vera e propria forma di conoscenza spirituale. Intorno ai 4 anni infatti la bambina selezionata viene istruita da sua madre, o da sua nonna, affinché apprenda e assimili questo insieme di tecnica, saggezza e spiritualità noto come Shinan. Lo Shinan è considerato una forza molto potente poiché rende le artigiane/sciamane in grado di entrare in contatto con gli spiriti della terra, del fuoco, del vento e dell’acqua, rendendo di conseguenza la propria arte un mezzo per comunicare con la sostanza stessa dell’esistenza.

Nelle culture peruviane, in quella shipibo come in quella quechua, ha una forte valenza l’immagine dell’anaconda. In particolare il serpente noto in quechua come “Amaru” simboleggia l’animale sacro custode del regno dei morti, delle profondità della terra e della natura più impervia e fitta. Tale immagine ha una valenza sacra primaria, rendendolo simbolo chiave per l’interpretazione dei fenomeni della natura stessa, dei misteri e delle cause più profonde dei fenomeni della natura, e per popolazioni che vivono sovrastate da quest’ultima è evidente l’importanza e l’impatto di questo simbolo. Proprio per questo l’anaconda, ed in particolare il suo manto, fungono da guida ed ispirazione per l’arte shipibo rendendo il kené sia mezzo divinatorio che simbolo di profondo contatto con l’essenza stessa della natura. È l’ispirazione della pelle dell’animale sacro a dare origine a trame e orditi che producono immagini con incroci ortogonali e diagonali, simili ai fiumi che solcano la terra che caratterizzano l’arte Shipibo.

L’arte Shipibo quindi riflette la cosmologia e la stessa ontologia del mondo di questo popolo. Nelle forme della pelle del serpente, si riflettono le forme del mondo stesso; ricrearle è un processo che permette di entrare in contatto con la vera natura del mondo e conoscerlo profondamente. Un processo così profondo tuttavia non può essere affrontato senza rituali che guidino il corpo e la mente verso uno stato trascendentale, adatto a guardare alla natura in modo meno pragmatico e più metafisico. Per fare ciò le donne shipibo, come gran parte delle popolazioni dell’amazzonia, fanno uso di piante sacre in grado di alterare la coscienza. Su tutte la più celebre, e la più utilizzata è senza dubbio l’Ayahuasca.

Ayahuasca pianta sacra

Quando si parla di Ayahuasca si ci riferisce inconsapevolmente a due cose distinte. La prima è una liana che fra diversi popoli indigeni dell‘amazzonia è conosciuta per l’appunto come Ayahuasca, la Banisteriopsis caapi, e la seconda al decotto risultante dall’infusione di questa liana con una seconda pianta, di solito la Chacruna o Psychotria viridis. Questo decotto permette alle molecole di DMT (Dimetiltriptammina) contenute nella chacruna di entrare in attività e di porre la mente in uno stato di alterazione psichedelica e di allucinazione. È solo il raggiungimento di questo stato che permette di ottenere le conoscenze necessarie per la rappresentazione dello schema ontologico inscritto nella pelle del serpente. Letteralmente infatti Ayahuasca o Ayawasca significa “liana degli spiriti”, un chiaro rimando alla forte funzione spirituale e religiosa che questa pianta possiede, configurandosi come un vero e proprio strumento per entrare in contatto con l’essenza delle cose e del mondo.

Se dunque il corpo dell’anaconda funge da guida grafica in cui leggere e attraverso cui riprodurre l’essenza della natura e del mondo, l’Ayahuasca costituisce il necessario laccio (o liana) che apre gli occhi dell’artista/shamana sul mondo spirituale, facendo sì che il kené non sia esclusivamente una pratica divinatoria, ma anche e soprattutto un modo per creare concretamente un contatto fra il mondo dello spirito naturale e il mondo degli uomini.

Giuseppe Alessio

Giuseppe Alessio
Appassionato di tutto ciò che è politica internazionale, fermamente convinto che in un mondo sempre più interconnesso anche ciò che avviene lontano ci riguardi da vicino. Ritengo che il viaggio sia uno strumento ideale per la conoscenza di sé stessi, ma che le proprie radici vanno coltivate e difese. Think Local. Act Global.

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