La 50° edizione del Rapporto Censis ha evidenziato un enorme cambiamento socio-economico del Paese.

L’Italia si trova in quella fase di leggero recupero, una debole ripresa che delinea lo status generale degli italiani in questo periodo. Una Italia che arranca ma non molla, si accontenta e non affronta il futuro, non investe e sfrutta fino alla fine ciò che aveva coltivato in passato, gestita da una classe politica che ha allargato il divario tra governo e popolo.

L’Italia che preferisce rallentare piuttosto che rischiare.

Gli italiani però non sono del tutto statici, anzi, si muovono, anche se lentamente. Il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, spiega come gli italiani abbiano «una sorte di continuità di cui nessuno si accorge ma che ha una forza incredibile». Forse non ci sarà ripresa ma all’estero il made in Italy è sempre ricercato.

L’Italia è quindi entrata in una nuova era, definita dal Censis come «seconda era del sommerso», che abbandona il pre-industriale e si affaccia nel post-terziario. Si è venuta a creare una società che va avanti per inerzia, che segue il quotidiano, non si avventura nel futuro ma accetta il presente così com’è e pensa più che altro a rattoppare le vesti che si sono stracciate durante il periodo di crisi. Proprio in questo momento si denota una sorta di abbandono da parte delle istituzioni, come spiega il Censis: «Crisi profonda delle istituzioni».

Il lavoro è diventato “immaturo”. Non è più quel lavoro di un tempo, che svelava ampie opportunità di sviluppo e successo, ma è basato su dei “lavoretti”, che offrono solo velatamente una possibilità di guadagno. Tra le motivazioni di questa crisi c’è la scomparsa di quei mestieri che non vuole fare più nessuno (operai, artigiani, agricoltori), colpa di una ricerca da parte dei giovani del lavoro specializzato e colpa anche per via della crisi del settore pubblico che, in parte, è anch’esso causa della deflazione.

Secondo il Censis, i Millennials, sono bloccati in un loop tra «il mercato dei lavoretti» e «l’area delle professioni non qualificate», una sorta di resa agli eventi che sopraggiungono coronati dal «lavoro quasi regolare».

La definizione di “post-terziario racchiude la situazione italiana in ambito economico.

Subito dopo le conferme dell’eccellenza italiana all’estero come il turismo e l’export, c’è una solida base che è sempre più un rincaro positivo: la comunicazione digitale.

Gli italiani credono molto in questo settore e non si tirano indietro nell’investire su di esso. Smartphone e computer hanno avuto un boom di vendite, come spiega il Censis: «Gli italiani hanno stretto i cordoni della borsa evitando di spendere su tutto ma non sui media digitali connessi in rete, perché grazie ad essi hanno aumentato il loro potere individuale di disintermediazione».

Nicola Capussela