Nicola Cosentino condannato a 7 anni e sei mesi di carcere dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) nell’ambito dell’inchiesta carburanti.

L’ex-Sottosegretario all’Economia e alle Finanze del quarto Governo Berlusconi è imputato per estorsione e illecita concorrenza con l’aggravante mafiosa insieme ai fratelli, Giovanni e Antonio Cosentino, che sono stati rispettivamente condannati a 9 anni e sei mesi e 5 anni e 4 mesi.

Con essi sono stati indagati, nell’aprile 2014, funzionari comunali di Casal di Principe, regionali e prefettizi, tra cui l’ex-Prefetto di Caserta ed ex-Parlamentare Pdl Maria Elena Stasi (prosciolta per prescrizione) e funzionari della Q8 .

La vicenda del processo di primo grado, nel quale sono state emesse le condanne, vede protagonisti Giovanni e Antonio Cosentino che, operando una concorrenza sleale, ottenevano permessi e licenze per costruire impianti per la vendita di Carburanti, favorendo la loro società, l’Aversana Petroli Srl.

I due imprenditori ricorrevano all’influenza del fratello Nicola, tanto col personale amministrativo del proprio paese come nella politica e nell’economia nazionale, fino a stringere accordi con Michele Zagaria e col suo clan, in cambio del riciclaggio di grosse somme di danaro sporco.

Come risultato, i funzionari diventavano cavillosi nel concedere autorizzazioni alla concorrenza, che veniva anche minacciata o vessata dai Casalesi. In queste dinamiche rientra l’accusa, poi prosciolta, della Stasi: all’epoca dei fatti, in qualità di Vice questore di Napoli avrebbe esercitato pressioni per rimuovere dall’incarico un tecnico comunale considerato un ostacolo ai due uomini d’affari.

Forti di questi metodi, i Cosentino hanno visto espandere i propri affari anche nella zona compresa tra Casal di Principe e Villa di Briano, anche in presenza di impedimenti di vario tipo.

Si tratta, per l’ex-Sottosegretario, dell’ulteriore problema con la giustizia, dopo le note vicende riguardanti i rapporti col Clan dei Casalesi nell’ambito dello smaltimento dei rifiuti e del suo coinvolgimento nell’inchiesta sulla P3.

Eduardo Danzet