Negli ultimi giorni, il quotidiano Il Mattino di Napoli, ha riportato alcuni titoli come: Scampia, nuovo bando per le case: Tar accoglie ricorso dei pregiudicati“; “Scampia. Case ai camorristi; oppure Napoli, casa comunale al boss accusato d’aver ucciso un innocente. Il questore: caso all’esame. Tali titoli hanno destato non poche polemiche da parte della Giunta comunale di Napoli, dell’amministrazione locale, dei cittadini e di diversi attivisti di molti centri sociali presenti sul territorio.

In particolare, forte ed esaustiva, è stata la dichiarazione di uno dei più attivi centri sociali presente sul territorio partenopeo, Un popolo in cammino:

“Sta facendo molto discutere, in questi giorni, la vicenda della presunta assegnazione di alloggi di edilizia popolare a camorristi. Ciò che ci colpisce e ci ferisce è che, ancora una volta, il tema delicato e complesso delle camorre venga maneggiato e “utilizzato” da certa stampa in maniera troppo superficiale, stereotipata. Abbiamo l’impressione che si cerchi di creare lo scoop, la spettacolarizzazione, più che fare denuncia e vera inchiesta, cosa di cui invece ci sarebbe bisogno. Si continuano a sventolare semplicisticamente gli immaginari ormai attempati di una Scampia preda e ostaggio della camorra, quando invece da anni in quel quartiere si respira un’aria nuova, grazie al lavoro di decine di associazioni, comitati, organizzazioni, parrocchie, centri sociali, gli stessi che hanno contribuito ad animare il percorso di Un popolo in camino e che sono stati protagonisti delle lotte sociali del territorio”.

Il comunicato continua: “E ancora si rilancia su questa falsa riga attaccando in maniera del tutto strumentale il contributo di due consiglieri comunali, Eleonora De Majo e Rosario Andreozzi, che stanno lavorando in stretta collaborazione con i cittadini e i comitati di Scampia accelerando il raggiungimento del risultato straordinario dell’abbattimento delle Vele e della riqualificazione urbana del quartiere. Ci sentiamo di prendere parola sul tema perché troviamo particolarmente pericolose le insinuazioni fatte e le bugie riportate sui giornali in questi giorni. La collaborazione che si sta mettendo in campo a Scampia tra istituzioni, comitati, cittadini e università dovrebbe essere un modello da riprodurre dappertutto e su ogni tema. È quando le istituzioni si mettono al fianco dei cittadini, accompagnando i percorsi di riscatto dei territori che si fa la buona politica. Quando si raccontano le vicende di Scampia si dovrebbe tenere presente che è questo il contesto, e che le persone di cui si parla sono attiviste e attivisti da sempre in prima linea anche nella lotta contro le camorre, una battaglia che si salda con quella per la casa, per il lavoro, per il diritto allo studio e per la giustizia sociale“.

Concludono con un duro attacco al Il Mattino: “Non ci sembra, però, che certa stampa sia stata altrettanto tenace e determinata nel raccontare quella camorra, i suoi affari, le sue connivenze, le sue coperture… Un intreccio che da decenni distrugge il futuro di intere generazioni nella nostra città, e meriterebbe, quello sì, l’attenzione incessante di stampa e giornalisti”.

Non poteva di certo mancare la dichiarazione del Comitato Vele, che insieme agli attivisti che ne fanno parte, amministrazione locale e cittadini, si occupano direttamente della questione:

“Esistono diversi modi per raccontare la realtà, diverse sfaccettature, visioni e congetture, certamente, la pochezza, la cattiveria e l’arroganza utilizzata nella rappresentazione strumentale, di processi complessi e spigolosi come le vele, non fanno altro che confermare quanto già abbondantemente noto. Una visione miope, mai incline al vero, con grandissime dosi di parzialità, e con una avversità verso i processi democratici, raccontano una vicenda dalle mille sfumature e complicazioni, solo attraverso 20 righe di un giornale, nella ricerca spasmodica di una verità che invece non esiste”.

Alludendo a quanto dichiarato da Il Mattino, il Comitato Vele continua: “In questi scritti, non sono mai state considerate le persone in quanto tali, mai una presa di coscienza delle difficoltà di una operazione epocale, mai un riscontro con la vita di tutti i giorni, con la frastagliata e snervante quotidianità della gente che vive in questi mostri. Esiste lo scarico delle responsabilità, e la ricerca sfrenata del colpevole, esistono mille modi per definire chi in combutta con i poteri forti, sceglie di arrampicarsi sul crinale, solo ed esclusivamente per puntare il dito. Esistono veramente diversi modi di concepire la vita, diverse direttrici sulle quali avventurarsi, diverse forze da dover fronteggiare, ma esiste un solo modo per demonizzare e colpevolizzare, chi, un processo cosi difficile, decide di affrontarlo in modo onesto, competente e coerente, sacrificando la sua vita in modo quasi surreale, totale, contrapponendo alle assurde logiche legalitarie dei soloni di città, ragioni di tatto e di sensibilità umana, di ragionamento politico, di coscienza”.

Ancora: “Chi ha deciso di sfidare sui temi dei diritti essenziali qualsiasi intellettuale, politico o sceriffo di città, è sempre stato solo il Comitato Vele, che, anche tra le mille avversità di contorno, ha sempre percorso una sola strada, una sola direzione, sempre dalla stessa parte, dalla parte dei più deboli, di chi non sfoggia un colletto bianco o una giacca blu. Ed è proprio per questo che non ci faremo trascinare nella bagarre politico/giornalistica di questi giorni, abbiamo altro a cui pensare, le persone, le vite, le case, il lavoro, la dignità, prima di qualsiasi attacco mediatico e propagandistico”.

Conclude il Comitato Vele: “Non ci faremo intimorire dai predatori della verità, convinti come sempre che loro verranno processati dai fatti e dagli avvenimenti, in un percorso che vede chi lotta per i diritti essenziali e chi con atteggiamenti falsamente pudici, sventola legalità e giustizialismo. Ma raccontiamocela tutta, chi oggi si comporta da suora di clausura, mimetizzandosi dietro questo frenetico quanto insulso perbenismo, non vuole rappresentare altro che la rabbia e la paura di essere esclusi alla partecipazione del gustoso e succulento banchetto dei fondi del piano di fattibilità. Esiste un solo modo per fare tutto questo e si chiama giornalismo di bottega”.

Anche Eleonora De Majo, conigliera del Comune di Napoli, con il capogruppo della lista Dema del consiglio comunale Rosario Andreozzi e con lo stesso Presidente della III Municipalità Ivo Poggiani hanno appoggiato quanto dichiarato dai due centri sociali. Si dichiarano stanchi di sentire e leggere illazioni da parte della stampa.

 Simona Pietropaolo