La legge che imponeva la messa al bando dell’amianto è datata 1992 e forniva 18 mesi di tempo per l’attuazione delle norme: oggi la situazione è critica, ma Microwaste, una start up torinese, promuove un metodo ecologico bonificare l’amianto e renderlo un materiale innocuo.

A Torino è nata una start up, Microwaste, che potrebbe segnare una svolta decisiva nella bonifica e nello smaltimento dell’amianto: messo al bando da oramai 25 anni continua a fare vittime – si stimano 4 mila morti l’anno – e le discariche adatte al suo stoccaggio hanno spazio sufficiente per poco meno di 15 anni. Purtroppo con le attuali tecniche serviranno almeno 80 anni per smaltire tutti i depositi d’amianto presenti in Italia e bonificare le aree. Microwaste propone un’alternativa ecologica, a zero emissioni e senza scarti che potrebbe rendere l’amianto materiale riutilizzabile in edilizia.

Ma cos’è l’amianto e perché è così pericoloso? È un minerale naturale a struttura microcristallina e di aspetto fibroso molto utilizzato a causa delle eccezionali proprietà di resistenza al fuoco, di isolamento termico ed elettrico, per la facilità di lavorazione e di mescolabile ad altre sostanze e, soprattutto, a basso costo. La pericolosità consiste nella capacità che il materiale ha di rilasciare fibre potenzialmente inalabili dall’uomo ma non sempre è dannoso: lo è quando può disperdere le sue fibre nell’ambiente circostante per effetto di qualsiasi tipo di sollecitazione ed è per questa ragione il cosiddetto amianto friabile è considerato più pericoloso di quello compatto che ha una limitata tendenza a liberare fibre.

L’idea nasce già nel 2015, quando Fabio Desilvestri, co-fondatore dell’azienda ospitata nell’incubatore del Politecnico di Torino I3P, ha letto delle ricerche del polacco Ryszard Parosa: Desilvestri ha visto delle notevoli potenzialità in un metodo non valorizzato e ci ha creduto. La procedura consiste nel frantumare e portare il materiale tra i 1000 e i 1500 gradi rendendolo un materiale non più cancerogeno e utilizzabile come additivo al cemento. L’amianto è al bando in tutta Europa, quindi Microwaste spera di partire il prima possibile con delle sperimentazioni in modo da mostrare alle amministrazioni il funzionamento del metodo.

Però il problema dell’amianto non si limita esclusivamente allo smantellamento dei siti presenti e alcuni dati lo dimostrano. Sebbene sia stata istituita la giornata mondiale per commemorare le vittime dell’amianto e nonostante le stime prevedono un picco di mortalità nel decennio 2015/2025, il mondo non sembra ancora pronto a disfarsene. In Italia solo la metà delle Regioni ha provveduto ad ultimare il censimento dei siti a rischio, mancano gli impianti per lo smaltimento post bonifica e l’Indian Minerals Yearbook 2012, pubblicato nel 2014, traccia un quadro preoccupante: l’Italia è tra i maggiori importatori d’amianto indiano e altri rapporti dipingono il nostro Paese come il secondo importatore dagli Usa. Fuori dai confini nazionali le notizie non sono migliori: l’amianto viene ancora ampiamente utilizzato in paesi in via di sviluppo, come Messico e Brasile, dove si è costantemente alla ricerca di materiale edilizio a basso costo. La questione è, quindi, lungi dall’essere risolta o meglio dal volerlo essere. 

Francesco Spiedo

CONDIVIDI
Articolo precedenteNapoli, rischio sgombero per 150 rom
Articolo successivoGFF2017: Marco Giallini, showman dell’ordinarietà

Sangiorgese classe ’92, istruttore di Kung-Fu e laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio. Ha pubblicato racconti sparsi e romanzi misti, ama la definizione scrittore emergente e guai a chiamarlo esordiente. Frequenta il corso annuale a Belleville – La scuola con la speranza di entrare nella vecchia e cara Repubblica delle Lettere. Nel frattempo scrive per la testata giornalistica online Libero Pensiero, occupandosi principalmente di ambiente, e collabora con Bookabook, senza apparenti meriti letterari.