Lucia Azzolina, la scuola che si sognava di migliorare
Fonte immagine: Gazzetta del Sud

Le spaccature all’interno della maggioranza sono state evidenti nei mesi appena trascorsi. Cosa ne sarà del Governo resta un mistero. Se il futuro appare incerto, su passato e presente tuttavia ci sono certezze: alcuni personaggi, consapevoli o no, hanno fatto storia. Lucia Azzolina, la ministra dell’Istruzione, ad esempio. Il suo «Lo studente non è un imbuto da riempire di conoscenze», è solo uno dei tanti momenti destinati a essere ricordati. La ministra ha replicato specificando che si tratta di una citazione alta (l’imbuto di Norimberga), nota al mondo della scuola, ma comunque la reazione sui social è stata immediata. E si sa, spesso restano in mente le gaffe più di altre cose. Quello di Lucia Azzolina è un percorso iniziato pochi mesi fa e comunque denso di fatti e polemiche.

Percorso di studi e entrata in politica di Lucia Azzolina

Classe 1982, siciliana, una laurea magistrale in storia della filosofia conseguita a Catania. Dopo la scuola di specializzazione, una volta abilitata, inizia a insegnare al liceo. Consegue intanto la specializzazione all’insegnamento del sostegno a Pisa. Nel 2013 la ministra Azzolina si laurea in giurisprudenza a Pavia.

Nel 2014 approda all’istituto “Quintino Sella” di Biella. Dopo essere stata sindacalista nel mondo della scuola, fra Piemonte e Lombardia, nel 2017 torna a insegnare a Biella, due anni dopo supera il concorso per dirigenti scolastici. La storia politica di Lucia Azzolina inizia nel 2018 quando si candida tra le file del M5S in Piemonte.

Da lì in poi la carriera è in ascensione: deputata della Repubblica Italiana prima, sottosegretaria al Ministero dell’Istruzione poi. A dicembre 2019 diventa ministra dell’Istruzione al posto del dimissionario Lorenzo Fioramonti. Il mandato non è semplice già dall’inizio. A pochi giorni dalla nomina esce un articolo su Repubblica, a firma del linguista Massimo Arcangeli: si accusa Lucia Azzolina di aver copiato la tesi di abilitazione del 2009.

È subito pioggia di attacchi. Dall’opposizione, Matteo Salvini in primis, se ne chiedono le dimissioni. Da Auschwitz, dove si trova per la commemorazione del campo nazista, la ministra risponde, senza entrare nei dettagli. La giustificazione? Quella di cui si parla non è una tesi di laurea ma una relazione di fine tirocinio.

«La scuola va migliorata, non stravolta» secondo la ministra

Critiche a parte, Lucia Azzolina ha un’idea chiara di ciò che deve essere il mondo dell’istruzione. «Se migliori la vita di uno studente, domani avrai un cittadino migliore e tutta la Repubblica ne trarrà giovamento. La scuola non è un onere per lo Stato, è un investimento, è formare menti pensanti, cittadini e non sudditi, è il nostro futuro più bello». Lo scrive in un post su Facebook. Per quanto riguarda l’operato da ministra, ha sostenuto: «C’è tanto lavoro da fare. E lo faremo. A testa bassa, con umiltà, attraverso l’ascolto, il confronto e continuando ad andare nelle scuole, come ho fatto in questi mesi da Sottosegretaria».

Lucia Azzolina istruzione scuola
Fonte: orizzontescuola.it / shutterstock

Nel programma della ministra più soldi all’istruzione, niente classi sovraffollate, stabilizzazione dei docenti precari, maggiore attenzione per disabili e insegnanti di sostegno. Una nuova visione della scuola basata su “stabilità, innovazione sostenibile e inclusione”. Una sorta di miglioramento dello status quo. Già i primi di febbraio, tuttavia, si esprime il malcontento dei sindacati: terreno di scontro i concorsi per docenti. Le sigle chiedono ad esempio che ci siano prove più semplici e ispirate alla meritocrazia e che venga data importanza agli anni di servizio, la ministra punta su prove più selettive.

La scuola nella fase di emergenza

La pandemia apre sul tema istruzione una voragine nella voragine. A seguito delle disposizioni governative si sospendono le lezioni in aula. Inizia la DAD, didattica a distanza, e si moltiplicano gli interrogativi, sia da parte degli studenti che degli insegnanti, sia da parte della classe dirigente.

Si parla di rientri a scuola, poi di posticipazioni a settembre, e ancora di frequenze in aula alternate. Tutti ammessi, anzi no: sul 6 politico si discute per giorni. La ministra Lucia Azzolina poi chiarisce: niente 6 politico, se lo studente è carente deve essere bocciato. Tante le dichiarazioni ufficiali e le dirette Facebook, e poi precisazioni e ripensamenti. In un clima teso, è scontro con le Regioni. Si parla di un incontro surreale e della ministra che si congeda improvvisamente di fronte alle domande incalzanti dei presenti virtuali.

Il ministero dell’Istruzione trova a fatica strumenti capaci di supportare insegnanti e studenti. Il 6 aprile il Consiglio dei Ministri approva il Decreto scuola, entro il 7 giugno sarà alla Camera: l’intento è fare luce sull’anno accademico in corso e piantare i paletti per l’anno successivo. Gli esami di Stato e la valutazione finale degli studenti uno dei principali punti focali. Si prevedono poteri ai sindaci per intervenire sull’edilizia scolastica. I precari restano il tasto dolente: ci saranno prove a risposta aperta per le varie classi di concorso, mentre sulle prove non c’è una data certa, dipenderà dai tempi della pandemia.

Presente e futuro

Nel frattempo insegnanti, genitori e studenti scendono in piazza per manifestare: se riaprono le fabbriche e i ristoranti, perché non riaprire le scuole? Siamo a maggio, la ministra promette la riapertura a settembre con ingressi scaglionati, secondo le indicazioni del comitato tecnico-scientifico. Tuonano attacchi politici e purtroppo c’è anche altro. Sui social compaiono critiche e insulti sessisti diretti alla ministra Azzolina, a pronunciarli sono spesso insegnanti e dirigenti scolastici, e alla fine alla ministra viene assegnata la scorta.

La confusione dei provvedimenti del Governo ha dimostrato quanto si fosse impreparati ad affrontare l’emergenza. I comparti su cui negli ultimi anni si è investito poco e demolito tanto, come l’istruzione e la scuola, hanno faticato a trovare misure tampone efficaci. Quanto accaduto servirà da insegnamento? È poco probabile visti i recenti risvolti. Di certo il nuovo anno scolastico costringerà a ripensare al ruolo della scuola, a nuove forme di insegnamento, e magari a spazi mai considerati.

L’auspicio è che siano ascoltate le necessità di chi vive la battaglia sul campo e che non siano ignorati i dislivelli, economici e culturali, del nostro Paese. Per questo, al Ministero dell’Istruzione serve una personalità forte e capace di imporsi, con una chiara visione di ciò che la realtà è e dovrebbe essere. Al momento è tutto sospeso. Per la ministra Lucia Azzolina vale quanto scriveva Lorenzo De’ Medici: del doman non v’è certezza. Figuriamoci per la scuola italiana.

Alba Dalù

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