cambiamenti coronavirus
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Quali saranno i cambiamenti che il Coronavirus determinerà sulla nostra società? Quali effetti a lungo termine avrà il coronavirus sul mondo che conosciamo? Insomma, quale futuro ci aspetta dopo il Coronavirus? Tutte domande a cui proviamo a rispondere approcciandoci al tema attraverso una lente d’ingrandimento sociologica.

L’avvento del coronavirus (covid19) ha determinato, lo sappiamo, dei cambiamenti importanti nelle nostre vite. Quello che prima ci appariva naturale, come prendersi un caffè al bar, tutto a un tratto è diventato impossibile. Tutto quello che era nostra abitudine, all’improvviso, ci è stato sottratto, o comunque ha subito delle limitazioni importanti per via di un’emergenza sanitaria senza precedenti nell’epoca contemporanea.

Adeguarsi a queste nuove norme non è stato affatto facile.
Il motivo di ciò, risiede in un atteggiamento, proprio dell’uomo, che lo porta a scavalcare i semplici divieti imposti, e a cui non basta una sanzione per correggerlo. Un atteggiamento di rifiuto, volto a esorcizzare le più grandi paure (la morte, la malattia intesa come sua anticamera) che lo portano a vivere come se gli eventi, anche quelli più drammatici, non lo riguardassero da vicino. Una situazione che lo spinge a immergersi nelle consuetudini della sua realtà sociale, ovvero, quello che noi definiamo come “normalità” e che infonde una grande sicurezza dalle grandi paure non elaborate.
In parole semplici, in ognuno di noi, sono presenti degli schemi (cognitivi) che permettono di orientarci nella vita quotidiana. E cambiarli tutt’insieme, è tremendamente complicato. Se ne sono accorti i governanti del nostro paese quando hanno toccato con mano la riluttanza, l’insofferenza e l’ipoacusia, di alcune persone di fronte ai loro provvedimenti. E anche qualcuno da casa, è rimasto esterrefatto notando l’indifferenza dei loro concittadini, apparsi insensibili di fronte alla sofferenza dei più sfortunati (sì parliamo degli inveterati corridori da parco, di chi si è catapultato al nord al sud in maniera irrazionale etc…

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fonte: Regione Piemonte

Ad ogni modo, Quando tutto questo finirà, la società che troveremo dopo questa emergenza sarà molta diversa da quella precedente, e porterà su di sè i segni di questo cambiamento.
La sfida di questo pezzo è provare a prevedere quali saranno i cambiamenti che determinerà il coronavirus, magari approcciandoci in maniera analitica alla società e ragionando su alcuni dimensioni fondamentali dell’esperienza umana: la memoria, il rapporto con la natura, le relazioni interpersonali, il tempo.

Gli effetti del Coronavirus sulla Memoria

L’emergenza vissuta lascerà sicuramente delle cicatrici nella memoria di tutti. In questo caso diventa fondamentale distinguere gli effetti del Coronavirus sulla memoria personale (autobiografica) da quella collettiva (di comunità). Nel primo caso ci riferiamo ai ricordi e alle memorie personali dell’evento. Saranno tante le persone che dopo questo evento avranno perso un caro o saranno costrette a chiudere i battenti della propria attività. Così come saranno tante le famiglie che dovranno rovistare nella dispensa per trovare qualcosa da mettere in tavola. Insomma memorie personali molto intense, ma diverse l’una dall’altra, con cui ognuno dovrà convivere e che senz’altro determineranno in qualche modo le traiettorie di vita in termini di scelta o, più spesso, di necessità.

Tracce importanti ci saranno anche a livello di memoria collettiva. O, meglio, la nostra penisola presenterà una costellazione di memorie collettive a fine corsa. Alcune vissute (e rivissute) con più sofferenza – pensiamo all’esperienza lombarda – e altre, si spera, meno drammatiche – come al centro o al sud. In ognuna di queste, comunque, rimarrà viva la paura, il senso di desolazione, la percezione di insidia e incertezza, ma soprattutto tornerà a farsi concreto ed evidente il limite umano che, al di là del resistente mito del progresso tecnologico, è diventato evidente.
L’uomo non può controllare tutto, prima era solo un pensiero, oggi ne ha la prova tangibile.

Il futuro dopo il Coronavirus: le relazioni interpersonali

Cambiamenti anche nelle dinamiche relazionali. Più di ogni altra cosa, desideriamo tornare ad abbracciarci, a condividere esperienze, e non solo sui social. Quando il Coronavirus non sarà più un pericolo, queste, saranno le prime cose che torneremo senz’altro a fare. Non vediamo l’ora.
E in un primo momento, in effetti, tutto sembrerà tornare come prima, ma non è da sottovalutare anche l’inizio di una dinamica spontanea di distanziamento sociale, che riguarderà non tanto la nostra cerchia sociale/affettiva ristretta, ma un un distanziamento di tipo fisico (di contatto) igienicamente giustificato, con i nostri rapporti sociali secondari (quindi rapporti lavorativi e di conoscenza).
Sarà, forse, proprio il rituale del saluto che forse subirà una rimodulazione. Si eviteranno contatti troppo amichevoli (strette di mano, il bacio sulla guancia a sinistra e destra), a meno che non strettamente necessario per l’esistenza di alcuni protocolli silenziosi.

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fonte: chiarabraga.it

Un distanziamento sociale che, in ogni caso, non riguarderà solo le dinamiche micro, persona-persona, ma anche comunità-comunità, stato-stato. Ci sarà, con ogni probabilità, una recrudescenza dei dissapori antichi. Soprattutto in termini  di sfiducia verso l’altro, verso le tradizioni culturali altrui, in quanto colpevoli, alle volte, di generare pericoli.
Ma non solo, avremo anche un distanziamento di rappresaglia, perché in questo periodo (come in tutti periodi di crisi) sono venuti a galla atteggiamenti personalistici da parte di alcune entità politiche che hanno svelato l’inconsistenza di certe unioni, tali solo nel vessillo.
In breve, verranno abbandonante le apparenze istituzionali  in favore di forme, seppur moderate, di isolazionismo.

I Cambiamenti del Coronavirus: la concezione del Tempo

Questa quarantena forzata ci ha ribadito una cosa fondamentale: la relatività del tempo. Di quanto a volte esso sia indistinguibile al di là delle divisioni umane (tempo lavoro/tempo libero, week end, giorni feriali). Ma soprattutto quando esso sia solido e decelerato quando siamo segregati (salvo sporadiche uscite necessarie) in un unico luogo.
E vale anche il discorso opposto. Un’esperienza del genere di segregazione, di time out, di stasi, ci da specularmente un assaggio di quanto sia accelerato il nostro mondo. Una sequela di eventi, fitti, che noi incastriamo in 16-18 ore in maniera disumana dal punto di vista organico.

Gli effetti del Coronavirus: come cambia il nostro rapporto con l’ambiente

Il coronavirus rivaluterà anche il nostro rapporto con la natura e l’ambiente sociale più in generale. Se prima avevamo già la percezione di vivere in una società rischiosa in termini di pericolo ora sarà peggio. Proviamo a spiegarci. Se prima conducevano una vita apparentemente tranquilla, dove i pericoli erano sentiti come liminali, o comunque stipati nel nostro subconscio (paure di un attentato, di una catastrofe naturale, del cambiamento climatico, fobie personali di varia natura) ora, con il virus e la quantità di morte che esso ha generato, l’amplificazione mediatica dello stesso, il pericolo non verrà percepito così lontano, ma almeno un passettino più vicino. Il rischio (cfr. Ulrich Beck), insomma, sarà ancora più presente in noi. Ci farà sentire ancora più piccoli, come esseri in balia di eventi incontrollabili. Quella sicurezza di cui ci forgiavamo e che ci faceva pensare all’evento tragico come un brutto incubo da scacciare con un movimento di palpebre,  sarà un po’ più presente in noi, almeno nella generazioni che hanno affrontato in età matura la pandemia.

futuro coronavirus
fonte: Science

L’unico aspetto positivo è che, forse il virus, contribuirà a cambiare il nostro rapporto con la natura anche, in termini ecologici.
Forse impareremo ad apprezzare di più il mondo, visto che quello al di fuori delle nostre mura ci è stato letteralmente sottratto, tutto assieme. Quando ristabiliremo il contatto, vorremmo riappropriarcene non più in termini predatori di controllo, ma di connessione. Vorremmo proteggerlo, tutelarlo, in una ritrovata comunione uomo-natura. Questo sarebbe anche un modo per collocare psicologicamente un evento così tragico – come quello di una malattia infettiva che ha causato migliaia di morti di tutto il mondo – in una logica rincuorante, per quanto illusoria.

Enrico Ciccarelli

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