Dopo Fioramonti, Azzolina e Manfredi
Fonte: notizie.virgilio.it

Il post-Fioramonti al Ministero dell’Istruzione ha portato Conte a uno sdoppiamento del dicastero: Azzolina alla Scuola e Manfredi all’Università e Ricerca, ma ancora non arrivano i fondi destinati.

La notizia delle dimissioni dell’ex ministro all’Istruzione Fioramonti giunge in un momento delicato, appena dopo l’approvazione della legge di bilancio: tre sono i miliardi complessivi destinati al settore della Scuola, Università e Ricerca. Questo il motivo che ha portato l’ex pentastellato a dare le dimissioni: il governo di centrosinistra finanzia con pochi fondi il settore istruzione. Tre i miliardi previsti e destinati, ventiquattro i miliardi che servirebbero, secondo Fioramonti, per non trovarsi ancora una volta in una condizione di galleggiamento. Tuttavia, il presidente Conte non si è perso d’animo e in pochi giorni sono giunte le due nomine di Lucia Azzolina e Gaetano Manfredi.

L’ultima volta che il dicastero dell’Istruzione venne diviso tra due nomine risale a quattordici anni fa e cioè al 2006, quando alla Scuola andò Giuseppe Fioroni e all’Università Fabio Mussi. Lo sdoppiamento, in realtà, non è stato ben visto: timori giungono dai sindacati, ma anche da Giacomo Cossu della Rete della conoscenza, secondo cui i due settori rappresentano esigenze politiche interne alla maggioranza, col rischio che vadano in contrasto tra di loro perseguendo indirizzi diversi. Per Conte i due dicasteri «hanno logiche diverse»

La risposta di Conte non ha convinto Cossu, il quale ha rincarato la dose dichiarando:

«Separare il bilancio delle scuole e dell’università e ricerca potrebbe impedire una programmazione finanziaria coerente per raggiungere l’istruzione gratuita e la garanzia degli strumenti per la qualità dell’offerta didattica. La filiera formativa, dall’asilo nido fino all’università, deve essere indirizzata verso un progetto complessivo e democratico che garantisca accesso gratuito a tutte e tutti, l’innovazione dell’offerta didattica per contrastare le disuguaglianze, la garanzia delle risorse per la continuità didattica tra i vari gradi di istruzione».

Giunte le dimissioni di Fioramonti, l’ex pentastellato è stato subito criticato, eppure questo strappo ha lasciato della speranza: che si metta al centro della politica sociale l’istruzione di ogni ordine e grado, che si finanzino le scuole, la ricerca e l’università come settori prioritari, essendo inoltre inammissibile che si destini loro solo tre miliardi e si trovino, in breve tempo, i novecento milioni di euro investiti dal governo per salvare la Banca Popolare di Bari o i 190 euro di aumento ai bancari.

Grazie a Fioramonti oggi non si parla più delle sue dimissioni in maniera asettica, oggi le sue dimissioni pongono al centro della questio politica l’istruzione, la forza motrice a livello economico e sociale di un Paese. Fioramonti è forse l’unico ex ministro all’Istruzione contrario sia alle prove Invalsi che all’alternanza scuola-lavoro. Fare il ministro non significa fare la marionetta, Fioramonti ha avuto dignità.

Possibile, dunque, che i neo-ministri si trovino presto a fronteggiare le stesse fragilità che hanno portato il loro predecessore ad abbandonare il Ministero. Se e quando giungeranno i fondi, i ministri Azzolina e Manfredi avranno la possibilità innanzitutto di ostacolare l’iniqua distribuzione delle risorse, ed essere, dunque, garanti dei principi democratici e costituzionali.

Il passato di Azzolina, però, non promette bene: il neo ministro è stato difatti tra coloro che hanno incentivato il progetto di Matteo Renzi, teso a un concetto di scuola basato su una mentalità aziendale, volta a preparare il capitale umano a un approccio alla vita meramente imprenditoriale. Un grande limite per la scuola, per l’istruzione tutta, divenute ormai espressione del nuovo neoliberismo.

Le critiche arrivano anche per il rettore della Federico II, attualmente ministro nel settore Università e Ricerca, Gaetano Manfredi. E giungono direttamente dal mondo universitario, “Link Napoli”, un sindacato universitario che si è subito fatto portavoce di una rappresentanza di studenti-cittadini, pubblicando un post su Facebook intitolato “Ministro Manfredi ti conosciamo bene”. Questi i punti salienti:

  • Si è assistito all’adozione di un modello di tassazione che ha provocato l’espulsione di migliaia di studenti fuoricorso per via di un innalzamento di tasse punitivo su queste categorie di studenti.
  • Si sono poi stretti accordi con aziende inquinanti come l’Eni, o con multinazionali, come Apple, a cui sono state appaltate le scelte di indirizzo di didattica e di ricerca a privati il cui unico scopo è il profitto.
  • Infine si è dato vita ad una Scuola di Eccellenza per pochi studenti, la Scuola Superiore Meridionale, con uno stanziamento di circa 50 milioni di €, mentre il resto del sistema pubblico di formazione non riusciva a garantire i servizi di diritto allo studio ordinario agli studenti.

«Noi crediamo in un altro modello di Università pubblica, che metta al centro la democrazia dei processi decisionali, espunga le logiche meritocratiche e di competizione da ogni processo formativo, che si riappropri del proprio ruolo sociale e sia rifinanziata con risorse totalmente pubbliche così come abbiamo proposto negli scorsi mesi».

Bruna Di Dio

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