smartworking-e-learning-diritti
Fonte: tecnogazzetta.it

Con l’approvazione del DPCM del 9 marzo e la quarantena estesa all’intero Paese, colpito pesantemente dalla pandemia di COVID-19, è emersa la necessità di assicurare ai lavoratori e agli studenti gli strumenti tecnologici necessari per garantire i diritti al reddito, all’istruzione e alla formazione attraverso i metodi alternativi di lavoro e la didattica a distanza. In questi giorni si parla ininterrottamente di e-learning e smart working, due termini in lingua inglese che indicano la possibilità di seguire le lezioni, studiare e lavorare da casa in via del tutto digitale. In un tale contesto, il digital divide e l’arretratezza tecnologica, che in alcune aree non permettono neppure di accedere alla connessione Internet, si rivelano problemi da non sottovalutare, soprattutto per coloro che non possono permettersi economicamente l’acquisto di dispositivi digitali (tablet, smartphone e computer). In questo senso, l’accesso alle nuove tecnologie non può più essere considerato un privilegio dei più abbienti o una gentile concessione, bensì un vero e proprio diritto da riconoscere. 

Solidarietà Digitale per l’e-learning e lo smart working

L’iniziativa Solidarietà Digitale del Ministero per l’Innovazione tecnologia e la Digitalizzazione permette alle imprese e ai cittadini di tutta Italia, divenuta zona rossa con il Decreto del 9 marzo, di limitare gli effetti e di attenuare il repentino cambio delle abitudini che la quarantena per il Coronavirus sta comportando per tutta la popolazione italiana. Una serie di servizi e di proposte consentono di lavorare da remoto gratuitamente con l’ausilio di piattaforme di smart working avanzate, di leggere libri e giornali direttamente da casa e di accedere alla didattica online attraverso le piattaforme di e-learning. Molte imprese hanno deciso di aderire, offrendo servizi gratuiti di vario tipo, come ad esempio i minuti illimitati o l’aumento dei giga per i clienti di alcuni operatori telefonici, i programmi messi a disposizione gratuitamente per scuole e istituzioni, gli abbonamenti gratuiti per giornali e librerie da consultare in rete per il tempo libero. In questo modo i lavoratori di alcuni settori possono continuare a operare, pur con i limiti dello smart working in termini di stress e d’isolamento sociale, mentre gli studenti possono proseguire i loro percorsi formativi ed educativi, assicurando alcuni dei diritti fondamentali per queste categorie. 

Digital divide e diritti 

Sicuramente la nuova iniziativa per favorire lo smart working e l’e-learning in Italia permette di rendere meno incisivi gli impatti economici, culturali e sociali della quarantena, con un innegabile miglioramento della vita in condizioni d’isolamento forzato in un mondo globalizzato e sempre in gran movimento. Se il sociologo Zygmunt Bauman descriveva la globalizzazione come forza divisiva e segregativa, capace di ridefinire l’uso del tempo e dello spazio, anche nel caso del possesso di apparecchiature tecnologiche e di rete internet è possibile rintracciare in maniera agevole i vincitori e i vinti, coloro che hanno la possibilità economica di comperare i dispositivi digitali e coloro che non possono neanche usufruire di una connessione a internet affidabile, esclusi dai vantaggi che il digitale può offrire.

Di fatti, secondo l’Istat, nel 2019 il 76,1% delle famiglie italiane possiede un accesso a internet, mentre il 74,7% può accedere alla connessione a banda larga con un forte divario digitale in base a fattori di carattere generazionale o culturale. Fra coloro che non hanno neanche un accesso a internet la maggioranza indica come motivo la mancanza di capacità, mentre il 25,5% non ritiene internet uno strumento utile e interessante. Un dato non meno trascurabile è rappresentato dalla percentuale di persone che non possono permettersi l’elevato costo dei collegamenti e degli strumenti, ovverosia il 13,8%. In aggiunta, il divario fra le regioni del Centro-Nord e del Sud della penisola rimane significativo per quanto riguarda l’accesso alla banda larga, ma anche fra aree metropolitane e i Comuni con meno di 2mila abitanti.

Fonte: Istat 2019

Questa notevole diseguaglianza nell’accesso e nell’uso più o meno consapevole delle tecnologie provoca inoltre un’ineguale fruizione di diritti, come quelli al reddito, alla formazione e all’istruzione, creando situazioni di discriminazione di carattere socio-economico e culturale. Come sta avvenendo con coloro che in tempo di quarantena non riescono ad accedere alle piattaforme di e-learning, per esempio.

Un’idea dell’arretratezza tecnologica italiana può essere fornita dall’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI) del 2019, realizzato dalla Commissione Europea, che colloca l’Italia al 24esimo posto fra i 28 Stati membri. Da una parte il nostro Paese ha fatto passi in avanti nell’ambito della connettività e dei servizi pubblici digitali, nonostante si trovi ancora al di sotto della media europea, con una banda larga veloce e open data disponibili. Dall’altra, tre italiani su dieci non usano internet abitualmente e più della metà non gode di competenze digitali di base, rendendo dunque quasi del tutto vani i progressi citati in materia di servizi pubblici online. 

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Fonte: twitter.com

Sebbene lo smart working, anche detto telelavoro, possa essere deprecato per l’alto sfruttamento dei lavoratori che potrebbe comportare, così come la mancanza di contatto diretto dell’e-learning, fondamentale per un insegnamento efficace come dichiarato dallo storico e docente Alessandro Barbero in un’intervista al Corriere della Sera, l’accesso alle tecnologie digitali costituisce sicuramente uno dei diritti del futuro. Oggi invece rappresenta ancora un privilegio dei più abbienti o viene persino considerato una gentile concessione fatta ai lavoratori e agli studenti. 

Rebecca Graziosi

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