Festival dei Diritti Umani ARTE
Fonte immagine di copertina: FestivaldeiDirittiUmani

Il Festival dei Diritti Umani è tornato quest’anno, dal 5 al 7 maggio, nel pieno della Fase 2 dell’emergenza sanitaria, in modalità streaming sul sito ufficiale del Festival. Sulla piattaforma europea ARTE in italiano è stata invece possibile la visione di tre dei documentari riproposti anche dal Festival.
La tematica scelta ha visto come protagoniste le storie, spesso lasciate in sordina, di persone affette da disabilità.
Il Festival, dalla durata di solo tre giorni, è riuscito a creare – a livello virtuale – una grande arena di confronto tra film in prima nazionale e mostre fotografiche, presentate con i singoli registi e autori. Tutti hanno avuto così la possibilità di seguire l’evento streaming sul sito del Festival, e selezionare i giorni e le proposte più adatte ed interessanti.
In particolare, l’edizione del Festival dei Diritti Umani 2020, sulla scia delle scorse, ha voluto riproporre una programmazione dedicata: agli studenti delle scuole superiori, anche quest’anno protagonisti attivi del festival; ai dibattiti, alle lezioni e ai racconti in prima persona; ai film sui grandi temi dell’attualità fino alla fotografia documentaria.
Dall’attivista Marco Cappato all’economista Tito Boeri, dai registi Jason Da Silva e Gianni Vukaj alla scrittrice Simonetta Agnello Hornby, fino al cantante Elio, gli ospiti di questa edizione sono stati preziosi e numerosi. Tutti, rigorosamente connessi dalle loro città, hanno potuto dare il loro contribuito, parlando di welfare, diritti umani, buone pratiche e manchevolezze del sistema.

L’immagine del Festival dei Diritti Umani

L’immagine di copertina dell’evento è esattamente il logo distintivo che il Festival dei Diritti Umani – in collaborazione con ARTE – ha voluto dare a questa edizione 2020. Si tratta di un semplice sgabello con sopra un ruota. Ma in realtà se guardato da vicino è esattamente La Ruota di Marcel Duchamp, celebre pittore e scultore francese, animatore di due dei movimenti d’avanguardia più noti – surrealismo e dadaismo – ed iniziatore dell’arte concettuale con l’ideazione del ready-made.
La Ruota è esattamente un ready- made a tutti gli effetti, tanto semplice quanto geniale, diventato un unicum nel suo genere.

Partendo dall’immagine di Duchamp, si arriva al Festival dei Diritti Umani, perché è proprio da tale prospettiva artistica ribaltata che lo spettatore dovrebbe riflettere sul senso delle giornate appena trascorse. Se viene tolta l’aurea concettuale all’oggetto artistico, ci si accorge di essere di fronte a un semplice sgabello con una ruota. Così, allo stesso modo, i volti protagonisti di questa edizione assumono le sembianze di persone uguali a noi, con un’unica differenza: sono stati capaci di dare nella vita mai nulla per scontato.

Capovolto il punto di partenza, il punto di arrivo è quindi uno solo possibile: riconoscersi come tutti abili, perché da vicino nessuno è disabile. Ed è proprio questo uno dei grandi sforzi di questa edizione streaming del Festival dei Diritti umani 2020: affrontare un tema delicato e complesso, cercando di portare lo spettatore alla consapevolezza che esiste una trasversalità e un superamento possibile nella dicotomia tra abile/disabile.

Più di cento anni fa, nel campo artistico delle avanguardie, un’artista come Duchamp ha stravolto la convenzionalità del linguaggio, cambiando il rapporto tra uomo e realtà. E oggi, allo stesso modo, cercando di ribaltare il punto prospettico, bisogna cercare di vivere la relazione uomo-società su livelli sempre più simili e sempre meno diversificati.
Volgere lo sguardo sui diritti umani e sui limiti ad essi collegati è quindi un punto di partenza indispensabile per riuscire ad attuarne il superamento.

I titoli targati ARTE sulla disabilità

‘ARTE in italiano’ è la piattaforma europea in streaming video gratuito del canale franco-tedesco ARTE, che si è resa co-protagonista di questo Festival dei Diritti Umani 2020. Direttamente dalla sito ufficiale di ARTE in italiano è stato possibile fruire, a titolo gratuito, di tre dei documentari coprodotti sulla disabilità, riproposti anche dal Festival.


Il tema che accomuna questi film è proprio il sottotitolo del Festival dei Diritti Umani 2020: “da vicino, nessuno è disabile“. I documentari trattano infatti storie di persone che, nonostante la disabilità e grazie alla loro grande capacità di prendere la vita con resilienza, hanno fatto dei loro sogni delle grandi realtà vive.

L’eloquenza dei sordi è il primo titolo proposto al Festival dei Diritti Umani, realizzato nel 2017 con la regia di Laëtitia Moreau. Si tratta della storia di una donna francese dal nome Virginie che, pur affetta da sordità totale, riesce a realizzare il suo grande sogno: diventare avvocato.

Le ballerine cieche di San Paolo è un reportage realizzato nell’anno 2019 e diretto da Andrea Oster. La storia raccontata dal regista è quella di una grande donna coraggiosa: Geyza Pereira che, nonostante il destino avverso e la perdita della vista durante un incidente, arriva a conseguire il sogno della vita: diventare una grande ballerina classica.
Grazie a “Cegos Ballet”, la compagnia di danza per non vedenti, fondata 25 anni fa da Fernanda Bianchini, Geyza Pereira è oggi una ballerina professionista e l’unica étoile cieca al mondo.

Lasciatemi amare!, diretto da Stéphanie Pillonca e realizzato nel 2019, è il terzo film proposto al Festival. Narra la storia, tra nascita ed evoluzione, di due grandi iniziative: da un lato “Au nom de la danse”, un’associazione no-profit nel sud della Francia e, dall’altro, la compagnia – sempre francese – “Sixième Sense”, accomunate da un unico obiettivo: unire insieme interpreti normodotati e diversamente abili. 

A somme fatte, il Festival si è aggiudicato anche quest’anno il tanto atteso e meritato successo. Danilo De Biasio, direttore dell’evento, commosso e stupito dalla gratitudine ha ringraziato così, attraverso i canali social, le migliaia di persone interconnesse in questi giorni: «Un festival, tre giorni (diventati quattro), 54 ospiti, sei film non sono bastati a raccontare le mille sfaccettature della disabilità. Ma hanno confermato che “da vicino nessuno è disabile. Grazie per aver condiviso questa esperienza
Aggiungendo, inoltre, come quest’edizione in streaming sia potuta diventare un’arena per molti, per uscire dallo stato di oblio: «Tutte le persone intervenute a #fdu2020 ci hanno detto che a loro serve un tribuna per parlare in prima persona, per denunciare i veri problemi della disabilità: le barriere, gli ostacoli, l’affermazione dei diritti per tutti

Marta Barbera

Fonte immagine di copertina: FestivaldeiDirittiUmani

Marta Barbera
Classe 1997, nata e cresciuta a Monza, ma milanese per necessità. Laureata in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, attualmente studentessa del corso magistrale in Editoria, Culture della Comunicazione e della Moda presso l'Università degli Studi di Milano. Amante delle lingue, dell'arte e della letteratura. Correre è la mia valvola di sfogo, scrivere il luogo dove trovo pace.

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