
Il Premio Nobel per la Letteratura 2024 è stato assegnato alla scrittrice sudcoreana Han Kang per «la prosa intensamente poetica che si confronta con i traumi storici e che rivela la fragilità della vita umana» e per la sua «consapevolezza unica delle connessioni tra corpo e anima, tra i vivi e i morti, e perché con il suo stile poetico e sperimentale è diventata un’innovatrice della prosa contemporanea» . È la prima scrittrice sudcoreana a ricevere il Nobel.
Han Kang, i suoi romanzi
Nata nel 1970 a Gwangju, dopo la laurea in letteratura coreana a Seoul, Han Kang nel 1993 debutta con una raccolta di poesie – Winter in Seoul. Il suo primo libro, uscito nel 1995, è una raccolta di racconti – L’amore di Yeosu. Da allora ha scritto e pubblicato 8 romanzi.
Nelle sue opere si intrecciano e vengono raccontate esperienze personali e storie immaginarie e fantastiche, attraverso una scrittura estremamente limpida. La notorietà internazionale è arrivata con il romanzo La vegetariana (Adelphi, 2016): pubblicato in Corea nel 2007, tradotto in Italia da Adelphi nel 2016, è la storia di una donna – Yeong-hye – che dopo un sogno decide di smettere di mangiare carne per vivere una vita fatta di rinunce e annichilimento, una vita più simile a quella di una pianta che a quella di un essere umano. Questa decisione viene accolta prima con rassegnazione e poi con rabbia dalla sua famiglia, che assumerà comportamenti crudeli e sadici nei suoi confronti, e causerà una frattura non solo nel lessico famigliare ma nella realtà che la circonda. Con questo romanzo Han Kang ha vinto l’edizione 2016 del Man Booker International Prize, il più importante premio letterario inglese per autori non anglofoni.

In Atti umani (Adelphi, 2017) Han Kang racconta una delle pagine più violente della storia sudcoreana: il massacro di studenti, studentesse e civili da parte dell’esercito sudcoreano a Gwangju, in Corea del Sud, nel maggio 1980, dopo il colpo di Stato di Chun Doo-hwan. Per questo romanzo ha vinto il Premio Malaparte nel 2017.

Convalescenza (Adelphi, 2019) è un romanzo, due racconti: nel primo l’autrice accoglie le domande che si pone una donna dopo la morte della sorella; nel secondo racconta la storia di una donna che, intossicata dalla vita, si trasforma lentamente in una pianta che, prima di appassire, dà i suoi frutti.
Nel 2023 è arrivato in Italia L’ora di greco (Adelphi, 2023), romanzo ambientato in una Seoul caldissima, e dove una donna cerca di recuperare la sua voce, perduta in seguito a una serie di traumi. E lo farà studiando la lingua di Platone, aiutata da un professore di greco con cui nascerà una intimità fatta di perdite e di penombre e di un nuovo contatto con la realtà.
Il 5 novembre uscirà, sempre per Adelphi, il suo romanzo Non dico addio, del 2021 e ancora inedito in Italia. In Francia ha ricevuto il Prix Médicis étranger 2023 e il Prix Émile Guimet 2024. È una sorta di arduo e doloroso viaggio d’inverno quello che compie la protagonista, Gyeong-ha, quando, senza esitare, accetta la pressante richiesta dell’amica Inseon, ricoverata in ospedale a Seul, di andare sull’isola di Jeju per dare da bere al suo pappagallino che è rimasto da solo e rischia di morire. A Jeju la accoglie una terribile tempesta di neve, e poi un sentiero nel buio dove si perde, cade e si ferisce. Ma niente riesce a fermarla. Gyeong-ha si rialza e prosegue, perché sa che deve assolutamente raggiungere la casa di Inseon e salvare il pappagallo. Quando arriverà, potrà soltanto seppellirlo, scavando a fatica nella neve e nella terra gelata. Poco dopo, però, lo vedrà di nuovo svolazzare nelle stanze buie e fredde – e insieme a lui comparirà anche l’amica, che aveva lasciato all’ospedale. Sotto la sua guida Gyeong-ha compirà un altro viaggio: una discesa agli inferi nella storia della famiglia di Inseon e di uno dei massacri più infami che la Corea abbia mai conosciuto – quello perpetrato, tra la fine del 1948 e i primi mesi del 1949, ai danni di trentamila civili accusati di essere comunisti.
La scrittura di Han Kang è virtuosa, è lirica, ma sa anche essere crudele e tagliente. La narrazione del dolore diventa poesia, e la poesia diventa riflessione sull’importanza delle parole, dei gesti, delle domande, della memoria. Han Kang ha la capacità di raccontare la storia dei vivi e di attingere dalla storia per far parlare i morti, attraverso il suo sguardo delicato e sensibile con cui riesce a parlare della fragilità umana senza cadere nella retorica.
Han Kang è la 18esima vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura, a fronte dei 117 premi assegnati. Il riconoscimento le sarà consegnato il 10 dicembre a Stoccolma.
Valentina Cimino
















































