
Nell’agosto 2024, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato il vaiolo delle scimmie (o Monkeypox, o Mpox) un’emergenza sanitaria globale.
La decisione è stata presa dopo i numerosi nuovi contagi che stavano crescendo nella Repubblica Democratica del Congo, dove la malattia si è particolarmente diffusa nella regione di Kavumu sottoforma di una nuova variante, più contagiosa e letale. Ciò che più destava preoccupazione era la mancanza di risorse sanitarie adeguate e di vaccini, tant’è che hanno suscitato il coinvolgimento di Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’OMS, che ha dichiarato in una conferenza che i vaccini sarebbero arrivati giovedì 5 settembre e distribuiti nei Paesi maggiormente interessati il weekend successivo.
I contagi in Europa attualmente restano sporadici e di bassa gravità – come quello in Spagna della variante Clade 1 che è quella che ha una mortalità più bassa, e quello in Svezia della variante Clade 2 che ha una mortalità più preoccupante – ma resta necessario monitorarli per tenere sotto controllo la situazione.
Siamo di fronte a un nuovo Covid-19?
Con la dichiarazione dell’OMS di una nuova “emergenza globale”, sono numerosi i dubbi e le preoccupazioni emerse.
Resta da sapere però che la patologia, nonostante ci sia stata un’alta impennata dei nuovi casi nella Repubblica Democratica del Congo e la comparsa per la prima volta in alcuni dei Paesi africani limitrofi, non è nuova; già nel 2022-23 c’era stata una prima epidemia. Questo dovrebbe darci gli strumenti per poter meglio prevedere e controllare il decorso di una malattia.
Un’altra importante differenza con il Covid-19 è la modalità di contagio: il Covid-19 era un’infezione virale che si diffondeva principalmente tramite droplets, goccioline presenti nell’aria; il virus Mpox si diffonde invece tramite contatto diretto di materiale infetto o individui affetti (in particolare, tramite il contatto ravvicinato delle lesioni dovute alla patologia o per trasmissione sessuali). Trattandosi di una malattia zoonotica, il virus può essere trasmesso anche da animali all’uomo tramite “ospite serbatoio”, scimmie, o tramite ospiti secondari, come i roditori.
La necessità di ridurre i contagi ha portato l’OMS a prequalificare il primo vaccino a mRNA per il virus, Modified Vaccinia Ankara-Bavarian Nordic (Mva-bn), che secondo uno studio condotto in Canada è risultato efficace per il 58% a prevenire il contagio, un risultato non definitivo.

Quali sono le novità riguardo il virus?
Risale a poco tempo fa la notizia che il primo caso di Mpox sia arrivato anche in Marocco, spostandosi un po’ di più delle zone dell’Africa a cui era circoscritto. Il virus continua a diffondersi nelle zone dove sono stati evidenziati i primi casi e in quelle adiacenti, ma resta controllato in Europa, dove i pochi casi sono associati generalmente a persone di ritorno dalle zone colpite.
Il vaccino in Italia è indicato come prevenzione a partire dai 18 anni di età, ma è consigliato solo alle fasce a rischio: gli operatori sanitari esposti al contagio e chi ha determinati comportamenti sessuali che aumentano il rischio.
Le persone vaccinate in passato contro il vaiolo potrebbero avere una certa protezione contro Mpox, le fasce di età inferiori a 40-50 anni restano tuttavia non vaccinate con il precedente vaccino che attualmente non è più disponibile.
Ciò che resta da evidenziare dopo quest’ennesima emergenza globale è come sia necessario migliorare le abitudini di vita ormai adattate a uno stile globalizzato e di come l’accesso a delle soluzioni sanitarie adeguate sia ancora iniquo tra le varie realtà mondiali e le varie fasce della popolazione.
Miriana Di Gloria
















































