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Oliver Kahn sarà il nuovo Presidente del Bayern Monaco a partire dal gennaio 2022, quando prenderà il posto di Karl-Heinz Rummenigge alla guida del club tedesco. Per il “Titano” è il coronamento di una carriera fatta di titoli e riconoscimenti individuali, ma anche caratterizzata da un pizzico di follia.

In fondo, Oliver Kahn è stato sempre qualcosa in più di un semplice calciatore. Il suo modo di fare, in campo e fuori, era quello di un leader, un direttore dei lavori, una figura di riferimento per tutta la squadra. Ecco perché la sua annunciata nomina a Presidente del Bayern, oltre a suscitare simpatia, appare come la più sensata delle mosse da parte della società bavarese. Il suo carisma, il senso di rispetto generato dalla sua figura, la sua capacità di assumere un ruolo centrale all’interno di un gruppo si sposano perfettamente con la posizione che di qui a pochi anni ricoprirà all’interno del club.

La carriera al Bayern e la Champions del 2003

In effetti, sono state proprio dette qualità a trasformare la sua figura di calciatore in un vero e proprio personaggio ed a caratterizzare la sua intera carriera. Uno dei migliori portieri al mondo, senza dubbio alcuno. Se non addirittura il migliore con riferimento ad un certo periodo storico. Parava di tutto Oliver Kahn. Non a caso, durante i suoi 14 anni e le sue 429 presenze come guardiano della porta bavarese, sono state le sue parate a consentire al Bayern di sollevare diversi titoli: otto Bundeslighe, sei coppe di Germania, una Champions League, una coppa Uefa e una coppa Intercontinentale.

Come dimenticare, ad esempio, la sua fantastica performance la notte del 23 maggio 2001 a San Siro, quando le sue prodezze tra i pali neutralizzarono tre dei sette ai calci di rigore battuti dal Valencia, consegnando la Coppa dalle grandi orecchie al suo amato Bayern. Prodezze verosimilmente spinte dalla sua incredibile voglia di riscatto e di raggiungere sempre il massimo. Infatti, quella finale si disputava esattamente due anni dopo l’incredibile beffa subita al Camp Nou dal Manchester United di Sir Alex Ferguson, capace di realizzare due reti durante i due minuti di recupero finali, ribaltando così il risultato iniziale che fino a quel momento aveva vistoi bavaresi condurre per 1-0.

2001, Kahn neutralizza il rigore di Pellegrini e regala la Champions al Bayern.
fonte: footballhistorychronicles.com

La Nazionale tedesca e l’indimenticabile errore nel Mondiale 2002

Ma oltre ad essere punto di riferimento del Bayern, Kahn è stato anche il pilastro della nazionale di calcio tedesca, con la quale ha collezionato 86 presenze e conquistato un Europeo nel 1996. Tuttavia, la sua carriera da portiere e capitano della Nazionale resterà per sempre macchiata da quell’errore commesso nella finale del Mondiale 2002 contro il Brasile. Un innocuo tiro di Rivaldo dal limite dell’area non trattenuto, Ronaldo che si avventa sul pallone mettendolo alle sue spalle e il Brasile che solleva la coppa del mondo.

Questa la sequenza di immagini che, probabilmente, è rimasta scolpita negli occhi di Oliver Kahn per molti anni, e che a sua detta è stata la più grande delusione della sua carriera, anche peggiore della clamorosa beffa del Camp Nou. Fu quello forse l’unico errore commesso dal portierone durante tutto il torneo e che, in ogni caso, non è stato in grado di scalfire in alcun modo una carriera vissuta ad alti livelli, come dimostrato dai diversi titoli individuali che gli sono stati riconosciuti.

2002, Ronaldo trafigge Kahn dopo l’errore del numero 1 tedesco. Il Brasile solleverà poi la coppa del mondo.
fonte: getty Images/pinterest.com

Bravura e follia: il mix perfetto

Bravura, ma anche un pizzico di follia. Oliver Kahn non si è mai astenuto dal porre in essere comportamenti a dir poco discutibili sul terreno di gioco. I suoi momenti di eccessiva aggressività sono noti a tutti. Uscite killer, spintoni, terrificanti faccia a faccia. Nessuno avrebbe voluto trovarsi a dover fare i conti con il Titano. Eppure, per lui, tutto era giustificato dal clima della partita, insomma, tutto era parte del gioco. Tant’è che quella stessa irrefrenabile aggressività veniva impiegata nel suo modo di giocare. In effetti, anche nelle sue parate era riscontrabile quel pizzico di eterna rabbia, grinta e scontrosità per le quali tutti lo ricordiamo.

Oliver Kahn: da Titano a Presidente

Qualcosa ci suggerisce che comportamenti del genere non saranno adottati durante la sua futura carriera da dirigente. Il Titano sul terreno di gioco cederà il passo al Presidente dietro la scrivania. Si tratta di un ruolo che richiede compostezza, eleganza, qualità che se non gli appartenevano in passato, oggi fanno sicuramente parte di lui. Infatti, Oliver Kahn ha lavorato sodo per ottenere quello che, in fondo, ha sempre sognato. Non è stata infatti solo la sua onorata carriera a consentirgli la nomina, ma anche lo specifico percorso di formazione intrapreso nel post-ritiro.

Una fama costruitasi come opinionista in tv, ma soprattutto il conseguimento di un Master in General Management. Tutto queste qualità fanno di lui l’uomo giusto cui affidare la Presidenza del Bayern. Ne saranno felici i tifosi, per i quali è considerato un idolo. Ma lo saremo anche noi, perché in fondo siamo sicuri che, aldilà della maturità e della formazione che può aver conseguito, lo spirito da Titano di Oliver Kahn è sempre lo stesso e tutto noi non vediamo l’ora di rivederlo “sbraitare” a squarciagola mentre difende la sua squadra.

Amedeo Polichetti

fonte immagine in evidenza: www.italsportpress.it

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