Allevamenti inquinanti, Greenpeace scaglia il dito contro l'UE

Una recente inchiesta commissionata da Greenpeace ha rivelato che la Politica Agricola Comune (PAC), l’insieme delle regole europee che stabiliscono i requisiti in materia di salute e benessere degli animali, protezione dell’ambiente e sicurezza alimentare, finanzia alcuni degli allevamenti più inquinanti dell’Unione Europea.

Nel 2013 la Commissione Europea varò una nuova politica agricola utile a far fronte alle sfide della qualità del suolo e dell’acqua, della biodiversità, dei cambiamenti climatici e del conseguente surriscaldamento globale. Per ottenere parte dei circa 60 miliardi di euro messi a disposizione da Bruxelles gli agricoltori avrebbero dovuto ottemperare a tre pratiche agricole rispettose dell’ambiente.

Eppure cinque anni più tardi un’indagine condotta da un team di giornalisti investigativi di 8 Paesi europei (Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Olanda e Polonia) ha dimostrato che la suddetta PAC concede finanziamenti ad allevamenti intensivi che, come sappiamo, risultano essere i responsabili del 14% di tutte le emissioni di gas serra (GHG) prodotte dagli esseri umani.

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Allevamento intensivo in California (USA)

I ricercatori sono giunti alla conclusione che le informazioni che l’Unione europea utilizza per definire la sua politica agricola comune – in particolare i dati relativi all’inquinamento derivato dal settore agricolo – sono così frammentarie e incomplete da non poter essere prese come base per descrivere adeguatamente l’inquinamento provocato dal settore.” si legge nel rapporto di Greenpeace. Conclusione confermata anche dalla Corte dei Conti europea la quale ha dichiarato che la Commissione europea non può essere sicura che la PAC stia contribuendo a una agricoltura sostenibile e rispettosa dell’ambiente.

Nello specifico l’inchiesta si è concentrata su allevamenti intensivi di suini e pollame, tra i principali emettitori di ammoniaca, unico inquinante costantemente riportato nell’E-PRTR (Registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti). Solo le aziende agricole che superano la soglia di 10 tonnellate annue di ammoniaca stabilita dall’Agenzia Europea dell’Ambiente sono obbligate a comunicare i dati all’E-PRTR. Secondo l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea è una Direzione Generale della Commissione europea (Eurostat): “Nel 2015, il settore agricolo dell’UE ha emesso un totale di 3.751.000 tonnellate di ammoniaca, che rappresentano il 94 percento delle emissioni totali di ammoniaca dell’UE di quell’anno“. L’inquinamento da ammoniaca è dovuto principalmente dall’uso di letame e fertilizzanti sintetici, composti chimici provenienti dal letame che possono inquinare sia l’aria che i corsi d’acqua.

Tornando all’indagine pare che il principio “chi inquina paga”, sancito nel Trattato dell’Unione europea, si sia trasformato in “chi inquina viene pagato”. Stando al rapporto Greenpeace, nei Paesi esaminati, i sussidi alla PAC sono erogati ad allevamenti intensivi in cui le emissioni di inquinanti ambientali sono così elevate da essere ufficialmente registrate nell’E-PRTR. Dei 2.347 allevamenti esaminati che emettono alti livelli di ammoniaca il 51% (1.209) ha ricevuto pagamenti per la PAC per un totale di 104 milioni di euro, compresi sussidi di carattere ambientale.

I dati forniti dall’E-PRTR sottolineano che nel 2015 in Italia, uno dei paesi coinvolti nell’inchiesta, 874 allevamenti hanno emesso più di 10 tonnellate di ammoniaca. Nello stesso anno le 739 società italiane incluse nel Registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti hanno emesso 46 mila tonnellate di NH3, cioè il 12,8% delle emissioni totali di ammoniaca del comparto agricolo del Belpaese. Questo significa che il restante 87,2% delle emissioni del composto provenienti dal settore agricolo non viene registrato nell’E-PRTR. Circa il 67% di queste aziende (495) hanno ricevuto i sussidi alla PAC per una cifra pari a 25,64 milioni di euro.

Le indagini hanno evidenziato ulteriori problematiche riguardanti la PAC che, in combinazione con le normative ambientali esistenti, ha dato vita a un circolo vizioso che “ha incoraggiato gli investimenti in allevamenti intensivi, ma le cui dimensioni e produzioni sono appena sotto il limite degli obblighi di rendicontazione” da quanto so può leggere nel rapporto. Altri ostacoli concernono la mancanza di un adeguato sistema di monitoraggio e trasmissione dei dati relativi all’inquinamento agricolo europeo. E’ chiaro che l’ammoniaca non rappresenta l’unica sostanza inquinante emessa dagli allevamenti eppure è l’unica che le aziende di grandi dimensioni sono tenute a dichiarare.

I risultati dell’indagine parlano chiaro. La Politica Agricola Comune finanzia anche aziende agricole altamente inquinanti. Per questo e per gli altri motivi sopraelencati Greenpeace chiede alle istituzioni dell’Unione europea e agli Stati Membri di:

  • attivare un database completo e regolarmente aggiornato delle emissioni di ammoniaca del settore agricolo, partendo da un valore soglia di 1.000 chilogrammi all’anno;
  • assicurare che la PAC contribuisca direttamente alla riduzione delle emissioni di ammoniaca;
  • garantire una rigorosa attuazione della Direttiva sui nitrati a livello nazionale, promuovendo l’adozione di tecniche di gestione del letame che riducano al minimo le emissioni di ammoniaca;
  • garantire che tutte le aziende agricole abbiano un “registro di bilancio dei nutrienti”, che tenga il conto di quanto mangime, letame e qualsiasi altro nutriente, entra ed esca dall’azienda;
  • assicurare che i pagamenti della PAC siano completamente trasparenti e che i registri siano liberamente accessibili al pubblico in tutti gli Stati membri.

Marco Pisano

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