Steve McCurry

Le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia ospiteranno dal 3 Febbraio al 3 Giugno 2018 una mostra fotografica dedicata interamente a Steve McCurry. Icons, uno dei forografi più importanti dell’epoca contemporanea. Essa è stata organizzata da ViDi, con Civita Mostre e SudEst57 in collaborazione con la Fondazione Teatro Fraschini, il Comune di Pavia – Settore Cultura, e raccoglie più di 100 scatti in grado di ripercorrere quarant’anni di carriera.

«Perchè già solo il viaggiare e approfondire la conoscenza di culture diverse, mi procura gioia e mi dà una carica inesauribile»

Steve McCurry
«Io amo l’osservazione. Se tu osservi, anche nel posto più conosciuto e frequentato del pianeta, prima o poi qualcosa di insolito ed unico succederà.»

Steve McCurry nasce a Philadelphia nel 1950 e lavora come fotografo per un giornale locale finchè non realizza il suo primo reportage a seguito di un viaggio in India. Nel 1980 pubblica il suo primo lavoro importante sull’Afghanistan e inizia a collaborare con importanti testate giornalistiche tra cui Time, Life, Newsweek, Geo e il National Geographic. Da quel momento in poi diviene un inviato effettivo su tanti fronti di guerra: Beirut, Cambogia, Kuwait, ex Jugoslavia. Con la sua curiosità e la sua grande empatia si pone portavoce e testimone degli effetti e le conseguenze dei conflitti in tutto il mondo.

Membro dell’agenzia Magnum dal 1985, è stato più volte premiato con il World Press Photo Award, una sorta di premio nobel per la fotografia.

“Con le sue foto Steve McCurry ci pone a contatto con le etnie più lontane e con le condizioni sociali più disparate – afferma la curatrice Biba Giacchetti – Con le sue foto ci consente di attraversare le frontiere e di conoscere da vicino un mondo che è destinato a grandi cambiamenti. La mostra inizia, infatti, con una straordinaria serie di ritratti e si sviluppa tra immagini di guerra e di poesia, di sofferenza e di gioia, di stupore e d’ironia”.

Questa immagine racconta molto dello spirito del popolo afgano. Uno spirito che non cede a nessuna avversità. Lo spirito di chi è sempre determinato a partire da zero. Un popolo che conosce la violenza, la guerra e la distruzione. Ma che non si rassegna e non cede.

Il viaggio è diventato la sua dimensione di vita. Steve esprime il suo fascino nello scoprire e documentare componenti comuni della natura umana che emergono in varie situazioni e condizioni di vita. Si tratta di un vero e proprio viaggio esistenziale che fa riflettere molto sul confine che c’è tra la vita e la morte, la guerra, le catastrofi, l’amore, la paura. Tutto viene raccontato attrverso le immagini che, a suo parere, hanno il potere di bloccare nel tempo un gesto, un’azione – così da permettere a colui che osserva di poterla guardare più volte, si scavare più a fondo.

«In effetti sono sempre stato molto interessato a ritrarre le persone. – afferma – Mi affascinano le differenze somatiche della grande famiglia dell’uomo. I volti hanno proporzioni diverse, colori, misure diverse. Ma soprattutto hanno la capacità di raccontare un’esistenza, una condizione di vita.»

Attraverso questa mostra particolarmente suggestiva, i visitatori avranno l’opportunità di vivere un viaggio simbolico attraverso il tempo. Esperienze, emozioni che caratterizzano territori di tutto il mondo, paesi come l’India, l’Afghanistan, la Birmania, il Giappone, il Brasile.

«Mi piace fotografare affidandomi semplicemente al mio spirito d’osservazione: che sia a Kabul o in Europa, o in qualsiasi altro luogo. Se ti affidi all’osservazione succederà sempre qualcosa di interessante!»

Steve McCurry

Non mancherà il ritratto di Sharbat Gula, la ragazza afghana che McCurry ha fotografato nel campo profughi di Peshawar in Pakistan e che, con i suoi grandi occhi verdi e col suo sguardo triste, è diventata un’icona assoluta della fotografia mondiale. Egli racconta in maniera dettagliata le emozioni provate nel vederla; il suo sguardo spaventato dinanzi ad un obiettivo forografico, l’incomunicabilità, la povertà ed in maniera ancora più sorprendente rende noto al pubblico la gioia con cui, in collaborazione con le autorità, è stato possibile aiutare quella bambina.

All’interno del percorso espositivo sarà proiettato un video, dal titolo “Le massime di Steve McCurry”, in cui l’artista americano racconta il suo modo di intendere la fotografia e un altro filmato, prodotto dal National Geographic, dedicato alla lunga ricerca che ha consentito di ritrovare, 17 anni dopo, “la ragazza afghana” ormai adulta. Incluse nel prezzo del biglietto saranno a disposizione del visitatore audioguide in cui lo stesso Steve McCurry descrive la nascita di 50 tra le foto esposte in mostra.

Sabrina Mautone

 

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