atti vandalici
fonte: lastampa.it

Saggiamente i latini dicevano: «Mater stultorum sempiter gravida». Purtroppo il motto latino non fa eccezione nemmeno in un periodo di ripresa così delicato per il nostro Paese. Nostro malgrado, ci eravamo illusi che gli abbracci e i baci mancati avessero creato una sensibilizzazione generale, o almeno verso quei luoghi di cultura che per mesi non hanno avuto che buio e vuoto come visitatori. Ma è tempo di disilludersi perché scuole e musei sono vittime di atti vandalici.

La più recente illusione cade nel paese siciliano di Roccalumera che nel 1902 aveva accolto il grande poeta Salvatore Quasimodo, dopo cinque giorni dalla sua nascita. All’interno di una stazione ferroviaria locale dismessa si trova il museo dedicato al poeta, fondato nel 2001 dai fratelli Carlo e Sergio Mastroeni. Il parco letterario conserva al suo interno documenti, mobili e cimeli appartenuti a Quasimodo, tra cui la Laurea Honoris Causa dell’Università di Messina e lo studio della sua casa milanese. Il luogo, inoltre, costituisce un utile punto di aggregazione per i fruitori della cultura, accogliendo manifestazioni e presentazioni. Tutto questo però non è bastato a tenere lontani gli atti vandalici avvenuti lo scorso 24 maggio.

La memoria del Premio Nobel, infatti, è stata offesa nella notte da un gesto a dir poco scellerato. Vandali ignoti hanno fatto incursione nel Parco Letterario Quasimodo rompendo vetri, bruciando libri e devastando il caffè letterario sito al suo interno. Attraverso un video messaggio postato sulla pagina Facebook della casa editrice Aletti, Alessandro Quasimodo, attore e figlio del poeta, ha espresso il proprio dolore per gli atti vandalici avvenuti: «Non ci sono parole per commentare questo ignobile attacco ad un’istituzione culturale dedicata a un grande poeta, Premio Nobel, nonché mio padre». Fortunatamente, gli incursori non sono riusciti ad accedere alla parte museale del luogo, ma l’offesa resta e fa tristemente riflettere. Alessandro, infatti, aggiunge: «è un’ennesima riprova di quanto la cultura possa dare fastidio. Del resto, anche a livello nazionale, la cultura è l’ultima ad essere considerata».

La scarsa considerazione verso la cultura e i suoi luoghi, però, non è responsabilità esclusiva delle istituzioni ma anche dei cittadini, alcuni dei quali talvolta sfociano in un’incomprensibile indifferenza verso ciò che è di tutti. A subire le scelleratezze dei vandali concorrono, infatti, anche quei luoghi in cui si costruisce il futuro: le scuole. Quest’ultime, dall’inizio dell’anno, sono diventate tra le principali vittime di atti vandalici. Dalle scuole dell’infanzia agli istituti superiori, da nord a sud, in centro o in periferia, i vandali non fanno distinzioni e le scuole subiscono continuamente devastazioni, saccheggi e profanazioni di ogni tipo.

Un’altra claudicante illusione tocca il fondo nell’Istituto comprensivo “Portella della Ginestra” di Vittoria (Ragusa). Per la settima volta, il 23 maggio, nella stessa scuola si sono verificati atti vandalici che hanno comportato la distruzione dell’auditorium, delle porte e del laboratorio linguistico e un’ulteriore offesa alla cultura. I vandali hanno fatto incursione in pieno giorno mentre il corpo docenti era impegnato a mantenere viva la memoria di Falcone e Borsellino mediante l’affissione di alcune immagini all’interno del quartiere. La dirigente scolastica, Daniela Mercante, ha ricevuto la vicinanza della Ministradell’Istruzione Lucia Azzolina che così ha commentato l’accaduto: «Quanto accaduto a Vittoria, all’Istituto Portella della Ginestra, è un atto indegno. Cercano di intimidire la scuola, ma non ce la faranno mai». La Ministra inoltre informa dell’istituzione di un fondo per le emergenze cui accedere in casi come questi.

Supponiamo, adesso, che il fondo permetta l’acquisto di telecamere di videosorveglianza, che paghi il lavoro di artigiani pronti a costruire cancelli e sbarre di ferro o che dia lo stipendio a guardiani delle scuole. Tutto questo, malgrado le somiglianze con un istituto penitenziario più che scolastico, potrebbe rivelarsi anche cosa buona ma non giusta. La soluzione alle inclinazioni verso questi atti vandalici sono in possesso delle stesse vittime: la cultura e la scuola. È in questa infatti che si formano le generazioni future ed è in essa che l’anima compie una parte importante del suo viaggio terreno. È arrivato il momento che la scuola realizzi pienamente la sua missione che non è di sola acculturazione ma anche di formazione. Per farlo è necessario innanzitutto che il docente diventi agli occhi della società e dello Stato, una figura su cui puntare e investire ma soprattutto a cui dare credibilità e maggiore autorità. Spesso il lavoro dei docenti è avversato da una parte della società che non riconosce il ruolo decisivo da essi svolto. Inoltre è solo grazie alla cultura, coadiuvata da attività veicolate, che si può formare nei giovani una coscienza civica, antidoto contro gli atti vandalici e ogni forma di violenza. Quando la scuola diventerà eccellente e non semplicemente «buona»?

Alessio Arvonio

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