Uno scenario di dimensioni apocalittiche, determinato da più di 120 grandi incendi, sta travolgendo gran parte della Grecia. Secondo l’European Forest Fire Information System (EFFIS), incendi di diverse dimensioni, alcuni spenti e riaccesi, hanno già bruciato circa 100.000 ettari di terra boschiva in tutta la nazione. Le autorità hanno esortato i residenti a indossare maschere all’aperto e a chiudere le finestre delle loro case, a causa della densa nube di fumo acre che ricopre il cielo. Il ​​capo della protezione civile del paese, Nikos Hardalias, ha affermato: «Negli ultimi giorni, abbiamo dovuto affrontare una situazione senza precedenti nel nostro Paese, per l’intensità e l’ampia distribuzione degli incendi boschivi e per i nuovi focolai in tutta la Grecia. Voglio assicurarvi che tutte le forze disponibili stanno prendendo parte alla battaglia». Il cambiamento climatico, la mancanza di misure di prevenzione e i comportamenti dolosi stanno mettendo in ginocchio un intero Paese.

Incendi in Grecia: le zone colpite

Stanno bruciando le regioni dell’Attica e della Focide a Nord di Atene. Nella giornata di venerdì, un volontario dei vigili del fuoco è morto dopo essere stato colpito da un traliccio e almeno venti persone sono state ricoverate per ferite legate agli incendi, tra cui due pompieri in terapia intensiva. Nella giornata di sabato, invece, un enorme incendio che aveva bruciato foreste e case verso il lago Marathon, il principale bacino idrico della città, è avanzato lungo le pendici del monte Parnitha, circondando un parco nazionale considerato come l’ultimo sostanziale “polmone verde” di Atene, riempendo di fumo il bacino dell’Attica. Numerose nazioni, si sono infatti attivate per fornire aiuto durante il fine settimana, inviando ad Atene aerei destinati a bombardamenti d’acqua, vigili del fuoco e veicoli di ogni tipo.

Tuttavia mentre la situazione a nord di Atene sembra stabilizzarsi, esplode l’emergenza sull’isola di Eubea, vicino alla costa sud-orientale della penisola greca. L’incendio più imponente che ha messo in pericolo anche diversi centri abitati si è verificato infatti sulla seconda isola più grande della Grecia. Il villaggio di Ellinika è stato circondato dalle fiamme, mentre i roghi spinti verso il mare dai venti forti sono arrivati fino al piccolo centro di Gouves, minacciando anche Kastri. Il bilancio è di duemila persone evacuate con i traghetti e secondo Associated Press, dieci imbarcazioni – tra cui barche e pescherecci – sono ferme al porto di Pefki, nel nord dell’isola, per altre eventuali evacuazioni. Nel frattempo, 112 pompieri rumeni e 100 ucraini sono giunti sull’isola per sostenere il lavoro dei vigili del fuoco locali.

Un’altra delle zone maggiormente colpite dagli incendi è il Peloponneso a sud-ovest. Non lontano dalla città di Patrasso i servizi di emergenza hanno lottato per il quinto giorno consecutivo per contenere gli incendi che hanno distrutto gran parte dell’Ilia e della Messenia e minacciato l’antica Olimpia, dove ogni quattro anni viene accesa la fiamma olimpica. Fino ad ora una ventina di case sono state distrutte e cinque villaggi sono stati evacuati, ma fortunatamente non si registrano morti. Questa mattina all’alba quasi 300 vigili del fuoco con 77 camion, due aerei antincendio e cinque elicotteri sono tornati in prima linea per cercare di domare le fiamme. L’incendio ha anche causato enormi ingorghi: la principale autostrada che collega Corinto a Patrasso è stata chiusa al traffico, così come il ponte Rion Antirion che collega il Peloponneso con la Grecia continentale.

Favorite dal forte vento, le fiamme avanzano velocemente da nord e da ovest, riducendo in cenere numerosi centri abitati, per lo più sgomberati. Così Atene si ritrova assediata da un immenso fronte di incendi devastanti. La capitale, in cui è concentrata quasi la metà della popolazione greca, si trova perciò in grave pericolo: tutte le autostrade sono bloccate, l’illuminazione pubblica è stata ridotta a causa dei ripetuti blackout e sono stati letteralmente trincerati i parchi pubblici. Dare priorità alle evacuazioni è stata la risposta del governo greco, consapevole dell’enorme perdita di vite umane causata dagli incendi che hanno devastato la località balneare di Mati nell’estate del 2018 con 100 morti e decine di feriti.

Incendi in Grecia, cambiamento climatico
Fonte: Atene Calling, Facebook

La rabbia dei cittadini e l’impronta del cambiamento climatico

Nelle aree circondate dalle fiamme i vigili del fuoco stanno cercando di arginare gli incendi anche con l’aiuto dei residenti che non hanno accolto l’ordine di evacuazione e che si espongono a grandi rischi, come avvenuto al presidente della Camera di Commercio di Atene, morto mentre cercava di proteggere la sua fabbrica. Le responsabilità dell’accaduto vengono riversate sul premier Kyriakos Mitsotakis, accusato di non aver rinnovato i contratti a termine dei vigili del fuoco, di non aver acquistato alcun mezzo di soccorso e non di aver investito neanche un euro sulla prevenzione degli incendi. Perfino adesso che il paese è ridotto a un immenso braciere, il governo è stato criticato per non aver arruolato in fretta i pompieri licenziati o non aver preso in affitto i Canadair necessari a far fronte all’emergenza.

Per spegnere gli incendi in Grecia stanno lavorando centinaia di vigili del fuoco aiutati da aerei, elicotteri e rinforzi di terra provenienti da altri paesi europei. Unica speranza l’aiuto che sta arrivando dai pompieri provenienti dalla Romania, dalla Svizzera, dalla Svezia, dalla Polonia, dalla Repubblica Ceca, dalla Russia e da molte altre nazioni, mentre quelli francesi e ciprioti sono già all’opera. Di fatto se la solidarietà della gente comune non sta mancando, si sta rendendo sempre più necessaria una solidarietà di tipo internazionale, per far fronte non solo alle fiamme, ma anche per provare a gestire le migliaia di sfollati che questo inferno dantesco sta producendo. Per adesso manca l’Italia all’appello, forse perché anch’essa sta fronteggiando enormi incendi all’interno del proprio territorio nazionale.

Di fronte all’evidente difficoltà nel contenere la catastrofe, il governo greco ha adottato la gestione meno dannosa. La strategia consiste nel lasciare le fiamme divorare tutto quello che trovano sulla loro strada, evitando ad ogni costo le vittime, che potrebbero dare il colpo di grazia ad un governo già traballante. Tuttavia questa scelta non è piaciuta a molti cittadini delle zone colpite dagli incendi che sono ora in rivolta. Thodorìs Kèris, presidente del comune di Roviès, ha rilasciato queste dichiarazioni a MegaTv: «Le immagini di una terra bruciata sono ovunque. Il difficile è da qui in avanti. Abbiamo lamentele da parte dei vigili del fuoco verso lo Stato, perché non sono arrivati gli air boat. Il pubblico ministero deve essere coinvolto nel caso, poiché l’ultimo polmone verde è stato bruciato. E’ un disastro economico per tutti i cittadini. La zona era ricca di turismo e agricoltura. È tutto finito». E continua: «Una volta che tutto questo sarà finito, andrò da un avvocato e farò causa al Pubblico Ministero come comunità». Di fatto, molti sindaci, spesso del partito di governo, non stanno esitando ad accusare direttamente il premier di aver abbandonato il paese alle fiamme.

Se gli incendi in Grecia possono essere attribuiti di fatto a tre persone arrestate, come emerge dalle indagini in corso, e accusate di aver innescato intenzionalmente i roghi, la loro rapida diffusione deve essere ricondotta al cambiamento climatico. Mentre la Grecia (e non solo) è alle prese con devastanti incendi, Alok Sharma, presidente di COP26, ha anticipato all’Observer i risultati del sesto rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (il Gruppo Intergovernativo delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico), annunciando che il mondo è sull’orlo di un potenziale disastro. Come ribadisce l’allarme lanciato dal WWF: «Dalla Siberia all’Europa, dal Canada alla California, il cambiamento climatico sta mostrando il suo aspetto più feroce: nessun luogo è al sicuro dai sui effetti e non possiamo restare fermi a guardare. La frequenza, l’estensione e l’intensità degli incendi sono aumentati enormemente nell’ultimo secolo: la stagione degli incendi sta diventando più estrema e più lunga, nella misura del 15% negli ultimi 50 anni, alimentata da lunghi periodi di caldo estremo e poca pioggia».

Gabriele Caruso

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