museo della filosofia
museo della filosofia

Un museo della filosofia, il primo al mondo, sta per nascere alle porte di Milano, presso l’Università Statale. Il nuovo progetto firmato dal Dipartimento di Filosofia, Pietro Martinetti, avrà modo di concretizzarsi in autunno, svelandoci una nuova modalità di approccio alla filosofia, quasi giocosa, nell’auspicio di renderla accessibile e alla portata di tutti.

Il primo museo della filosofia al mondo

Dalla pagina dell’Università dedicata al progetto museale, apprendiamo dagli stessi ideatori la voglia di mettersi in gioco al cento per cento, al fine di realizzare un progetto mai visto in precedenza: «Nelle città del mondo esistono musei di ogni genere. Esistono musei di arte antica e moderna, di storia naturale e di scienze fisiche e chimiche. Musei dell’uomo, del giocattolo, del design, dell’abbigliamento, del cinema, dell’automobile, del sesso, e persino uno, a Roma, delle anime del Purgatorio. Della filosofia, però, sembra che ci si sia dimenticati». Lo scopo stesso del tanto atteso museo della filosofia è proprio quello di  «mostrare che il senso, il fascino, e l’importanza delle domande filosofiche può essere compreso senza passare necessariamente dalla lettura di testi impegnativi o di natura scolastica». 

Al fine di raggiungere tale obiettivo, all’interno del museo della filosofia, verranno infatti proposte esperienze interattive, esperimenti mentali, formulazioni di paradossi e strategie argomentative, sull’esempio dei grandi musei dedicati alla scienza.

La voce di Eleonora: la filosofia alla portata di tutti

Eleonora è una studentessa, ormai al terzo anno, del corso di Studi di Filosofia, presso l’Università degli Studi di Milano. Abbiamo avuto il piacere di intervistarla e, dunque, la possibilità di parlare con la portavoce di un mondo, che come si è detto, è tanto bello, ma molto spesso velato di pregiudizi. 

Innanzitutto, da dove nascono in te l’amore e la passione per la filosofia? Cosa ti ha spinto ad intraprendere questo percorso di studi? Cos’è che, a oggi, a distanza di tre anni, ti fa pensare “n’è valsa la pena”? 

«La mia passione è nata a diretto contatto con la materia, prima non avevo nemmeno ben chiaro in mente che cosa fosse. Quando in terza superiore ho iniziato a studiare Platone, mi sono resa conto di quanto il suo modo di esprimersi e i suoi ragionamenti, fossero in accordo con la mia sete di ricercare chiarezza e verità nella vita. Studiare gli scritti di un uomo vissuto nel IV-V secolo a.C e ragionare su come altri, nel corso della storia, hanno cercato di rispondere a quelle domande che ogni giorno, ognuno di noi, si pone, è stata una presa di consapevolezza enorme: cambiano le vesti, ma non gli uomini e la loro sete di conoscenza. A distanza di millenni, ci poniamo ancora le medesime domande, le quali ricercano ininterrottamente risposte. Ho scelto questo percorso di studi dopo aver vagliato tante altre opzioni, per poi capire che solo questa poteva essere la mia strada Direi che “n’è valsa la pena” aver avuto l’opportunità di studiare Filosofia per il modo con cui questa disciplina è riuscita ad aprire la mia mente al mondo e a ciò che mi circonda, per il suo saper darmi ogni giorno la spinta di cui ho bisogno per capire meglio dove mi trovo e chi sono. Credo poi che scegliere questa facoltà comporti anche accettare una sorta di stile di vita: non necessariamente, per un esame, si finisce di capire tutto quello che c’é da preparare e studiare, ma con la giusta riflessione (che arriva solo col tempo), si è in grado di giungere alla chiarezza delle cose.»

Lo scopo dell’iniziativa è mostrare che il senso, il fascino, e l’importanza delle domande filosofiche può essere compreso senza passare necessariamente dalla lettura di testi impegnativi o di natura scolastica.” Secondo te, è possibile veicolare questo tipo di messaggio? Quanto conta lo studio metodico per una corretta interpretazione dei fenomeni filosofici?  

«Credo fermamente che lo studio metodico sia imprescindibile, se si vuole avere una certa chiarezza tanto cronologica quanto contenutistica della materia in questione. Detto questo, però, la possibilità di approcciarsi a questo mondo utilizzando metodi e mezzi diversificati esiste e ne troviamo pieno riscontro nel progetto museale, in programma per il prossimo autunno. Nel museo della filosofia, ideato dall’Università Statale di Milano, i supporti multimediali, le immagini, gli schemi, i giochi interattivi che accompagneranno il percorso espositivo fungeranno da preziosi aiuti. Le risposte, anche alle domande filosofiche più astratte, potranno essere così alla portata di tutti. Sono convinta, quasi per deformazione professionale, che una propedeutica alla filosofia non esista. Chiunque si interfacci con le domande, deve essere pronto a raccogliere il peso delle risposte (con conseguenze annesse). Solo se si è disposti a rischiare, il dialogo con i grandi del passato non si rivela mera utopia, ma una grande possibilità. »

Come abbiamo potuto apprendere, i visitatori saranno messi alla prova e avranno la possibilità di interrogarsi su grandi domande filosofiche come: Chi sono io? Esiste il libero arbitrio? Esistono valori morali oggettivi? Esiste un mondo al di fuori di come lo percepisco? E che cosa significa davvero ‘percepire’? Come pensi che reagiranno?

«Innanzitutto il visitatore deve essere essere una persona, che già per indole, è predisposta al ragionamento e all’elaborazione di pensiero. Dopodiché il piacere sarà assicurato. In museo della filosofia il visitatore rimarrà sbalordito da quanto la storia di un passato di più di duemila anni fa abbia ancora così tanto da raccontare. Riuscirà a sfatare i tanti infondati pregiudizi che, sempre più spesso, circondano questa disciplina. La filosofia è sostanzialmente definibile in modo semplice come una riflessione personale, un dibattito a più voci e un dialogo condiviso. Spero che per i molti la visita al museo sia l’occasione per dare una risposta alle questioni più spinose della vita.»

Un museo della filosofia per abbattere i pregiudizi legati alla difficoltà e all’enigmaticità della materia in questione è una sfida dalla portata notevole. Esperienze interattive, esperimenti mentali, formulazione di paradossi e strategie argomentative potranno essere davvero così, a tuo parere, alla portata di tutti? 

«Vorrei sdoganare la convinzione di considerare la filosofia come qualcosa di enigmatico. Molto spesso, noi studenti, insieme ai professori, ci interroghiamo e ci chiediamo: “Che cos’è la filosofia?”. Non si giunge quasi mai ad una risposta univoca, poiché la filosofia stessa è un continuo rimando, alla portata non di una cerchia ristretta, ma di tutti. Se appare dogmatica o elitaria è perché chi la vuole trasmettere (o non trasmettere) preferisce risultare opaco e poco chiaro. Credo sia esemplificativo l’ordinamento del corso di studi di Filosofia dell’Università Statale stessa: non ci sono esami del primo, secondo o terzo anno. Una matricola potrebbe trovarsi di fianco uno studente dell’ultimo anno di magistrale, con il quale discutere e confrontarsi alla pari su determinate questioni. L’aspetto affascinante della filosofia è che se si pongono le stesse questioni a un noi più grande, la prospettiva sicuramente cambia. Accettare di discutere in un dibattito non è di certo scontato o imprescindibile. La domanda posta inizialmente “Che cos’è la filosofia?” assume sempre un nuovo abito, che tutti hanno la possibilità di scoprire e riscoprire in continuazione.»

Marta Barbera

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