una stanza tutta per sé femminile
Fonte: https://rep.repubblica.it

Una stanza tutta per séè uno tra i saggi narrativi, a tema femminile, più famosi e popolari dell’autrice britannica Virginia Woolf, pubblicato per la prima volta il 24 ottobre del 1929. Con solo centocinquanta pagine di testo, la Woolf è riuscita a regalare al lettore un vero e proprio capolavoro di originalità e stile, tappezzato da audace e tagliente ironia.

Una stanza tutta per sé” affronta il tema femminile, declinandolo nelle sue più variegate sfaccettature: dalla creatività femminile, alla dignità del lavoro intellettuale fino ad arrivare alla rivendicazione femminista dei diritti delle donne.

La vita della Woolf con “Una stanza tutta per sé”

Adeline Virginia Woolf nasce a Londra il 25 gennaio del 1882. Il padre è l’autore e critico Sir Leslie Stephen, mentre la madre è la modella Julia Prinsep-Stephen. Gli anni di formazione, sia per Virginia che per la sorella Vanessa, vengono svolti nella casa paterne, mentre i fratelli maschi ha la possibilità di studiare a scuola e frequentare i corsi all’Università di Cambridge.

Gli anni della giovinezza sono duri e tormentati per la Woolf. Due gravi episodi la segneranno nel profondo per tutto il resto della sua vita: la tentata violenza sessuale da parte di uno dei suo fratellastri e la morte della madre avvenuta nel 1895. La sua perdita le causerà una forte nevrosi a causa della quale la sua attività letteraria subirà un rallentamento.

Nonostante ciò, la giovane Virginia Stephen, a poco più di venti anni, si afferma già nel campo nazionale come una scrittrice molto stimata. Collabora con il Times Literary Supplement e insegna Storia al Collegio di Morley.

Nel 1904 quando muore il padre, la scrittrice è libera di manifestare tutto il suo estro creativo nell’ attività letteraria. Insieme al fratello Thoby si trasferisce nel quartiere di Bloomsbury e prende parte alla fondazione del Bloomsbury set. E nel frattempo medita nei gruppi delle suffragette.

Dopo la pubblicazione di svariati romanzi di successo, nel 1929 pubblica il saggio narrativo “Una stanza tutta per sé“, nel quale analizza la discriminazione femminile attraverso il personaggio ideale di Judith. Una donna dotata di grandi capacità che vengono però limitate dal pregiudizio dell’epoca.

La sua attività letteraria prosegue, tra il 1931 e il 1938, fino all’arresto a causa delle continue crisi depressive, sempre più acute. Non riuscendo più a vivere momenti sereni, il 28 marzo del 1941 Virginia Woolf si suicida per annegamento nel fiume Ouse, non lontano dalla sua casa.

Il saggio “Una stanza tutta per sé” di Virginia Woolf

Il saggio della Woolf “Una stanza tutta per sé” è la narrazione ironica, tagliente e schietta della superiorità creativa della mente femminile. In toni amari e risentiti la Woolf esprime, senza mezzi termini, la sua genuina indignazione per il ruolo subalterno, a cui la donna intellettuale del suo tempo, e la donna in generale, era costretta a sottostare.

Il titolo “Una stanza tutta per sé” è già fonte di una acuta e profonda riflessione. La scrittrice stabilisce con cinque semplici parole il requisito fondamentale per le donne, per rendersi visibili all’interno della società: l’indipendenza, intesa sia a livello economico che a livello di spazio.

L’indipendenza come economia è quella possibilità di potersi guadagnare da vivere facendo un mestiere concesso a pochi: scrivere. L’indipendenza come spazio è la metafora di un luogo in cui una donna può sentirsi libera e creativa, pensante e non passiva. Una stanza tutta per sé è proprio quel luogo ideale e necessario che racchiude questi due assiomi.

Il lavoro intellettuale femminile

Il percorso che attua la Woolf all’interno del saggio “Una stanza tutta per sé” va per gradi e per spazi. Inizialmente si parla di alcuni luoghi, come ad esempio le biblioteche della città, in cui le donne non possono entrare, se non accompagnate. Ma ciò non frena la protagonista a voler indagare sulla condizione femminile e sul rapporto tra donna e romanzo.

Un’analisi del genere è condubicibile solo attraverso l’analisi diretta delle opere altrui, la prima cosa da fare è quindi quella di tentare l’accesso. Quando entra nel British Museum e inizia a spulciare i libri che riguardano le donne si accorge di un fatto straordinario: le donne sono gli animaletti più studiati della storia.

Gli scaffali sono pieni di libri che riguardano le donne, ma scritti da uomini. Ma quella idea di creatura che compare nella letteratura non corrisponde mai alla verità, al volto femminile vero. Le muse, le amate, le donne cantate, le donne che sembrano il centro della vita degli uomini in realtà non esistono. Sono sempre passive e mai attive, sempre raccontate e mai voce. 

Ma come mai le donne non ci sono? Perché? Inizialmente parla di eredità, poi di rabbia e di specchi. L’eredità è legata all’impossibilità per le donne di accedere agli stessi luoghi formativi degli uomini, la rabbia è quella che l’uomo riserva alle donne, lo specchio è lo strumento maschile prediletto per percepire più grande il riflesso.

Gli uomini hanno tanto bisogno di svilire il lavoro femminile perché esigono sentirsi al di sopra, altrimenti non sarebbero mai stati in grado fare tutto quello che hanno fatto. La vita, tanto per un sesso quanto per un altro, richiede in ogni caso tanto coraggio e tanta fiducia.

Una stanza tutta per sé” è l’analisi schietta verso la condizione dell’essere scrittrice in una società in cui dominano convenzioni repressive, che la conducono ad essere donna madre, sorella o figlia. Il lettore viene così condotto alla ricerca di un punto di equilibrio interiore, di un momento di profonda bellezza e verità.

Avere “Una stanza tutta per sé”

Cosa vuol dire quindi avere “Una stanza tutta per sé“? Nel 1929 significava avere la fortuna di avere una rendita, in modo da poter essere una donna libera ed indipendente, a livello creativo, umano e lavorativo.

Ora Una stanza tutta per sé è un concetto declinabile sotto svariati punti di vista. Sicuramente però è per tutti un porto sicuro, un terreno di conquista ambito e sudato, dopo chilometri passati su terreni dissestati. Un arrivo, ma anche un rinnovato inizio, guadagnato con sudore, tanta forza e determinazione.

Marta Barbera

Marta Barbera
Classe 1997, nata e cresciuta a Monza, ma milanese per necessità. Laureata in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, attualmente studentessa del corso magistrale in Editoria, Culture della Comunicazione e della Moda presso l'Università degli Studi di Milano. Amante delle lingue, dell'arte e della letteratura. Correre è la mia valvola di sfogo, scrivere il luogo dove trovo pace.

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