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Come riconoscere una fake news (ed evitare di condividerla)

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Come riconoscere una fake news (ed evitare di condividerla)
Fonte Immagine: Il Fatto Nisseno

Da quando il coronavirus è diventato l’argomento del momento, sul web e un po’ dappertutto si sono moltiplicate le fake news al riguardo. Da vecchi cimeli a informazioni davvero disturbanti e dalle gravi conseguenze sociali, mediche e psicologiche, come le amuchine alla candeggina. Riconoscere una fake news, nel suo complesso, non è difficile, soprattutto se si parte dal presupposto che ogni cosa che si legge sul web o che viene inviata da un conoscente non è necessariamente vera.

Non è una novità che il mondo della disinformazione abbia trovato terreno fertile proprio in occasione di una pandemia globale che rischia di arrecare molti più danni di quanti non ne stia già facendo. Le fake news, oltre ad avere una parvenza sfacciatamente pittoresca in alcuni casi, hanno anche una funzione meramente geopolitica, come nel caso della Russia.

La cattiva informazione colpisce tutto e tutti, ovunque. Contribuisce a rendere l’ecosistema mediatico un ambiente in cui la narrazione emozionale prende il sopravvento sulla fattispecie reale, cioè sull’informazione. I contenuti e la tecnica narrativa prevalgono sulla veridicità. La maliziosità prevale sul buonsenso. Nell’attuale contesto emergenziale, dove le emozioni lasciano il tempo che trovano, poiché cattive consigliere, le fake news costituiscono un problema enorme e dalle conseguenze rilevanti.

Ci vuole davvero poco per creare un contenuto virale e diffonderlo in un determinato contesto sociale. Infatti, è di dominio pubblico quanto spopolino sul web le teorie del complotto, stile Qanon, destituite di qualsiasi elemento probatorio a loro favore e senza nessun fondamento scientifico.

Riconoscere una fake news diventa fondamentale, soprattutto in questo frangente. Tra complotti, rimedi casalinghi che minimizzano la portata del virus e l’emorragia informativa che sembra aver pervaso il mondo dei media nostrani, orientarsi diventa molto difficile.

Aspettare, diffidare, controllare

Affinché possano sorgere dubbi circa la veridicità di una notizia, è importante entrare nell’ottica che non tutto ciò che leggiamo sia veritiero. Molte notizie false diffuse in questi giorni sono state pubblicate da testate famose e importanti, per trascuratezza nel verificarne le fonti oppure per qualche click in più. Aspettare che una notizia venga confermata o smentita, certe volte è solo questione di ore, rappresenta il primo passo per verificare se ci si trova di fronte a una fake news.

Il secondo passo, è quello di diffidare. Ciò non significa che tutto ciò che si legge sia falso. Ci sono siti, media e autori che lavorano con attenzione e minuzia. Bisogna, però, individuarli, metterli in una lista e consultarli ogniqualvolta si nutra un dubbio. Non è una cosa facile ma è necessario per conoscere e comprendere ciò che si sta cercando di verificare.

Da diversi giorni circolano audio, messaggi inoltrati su Whatsapp, magari inviati proprio da un amico, circa il coronavirus. Molti esordiscono millantando autorevolezza: c’è chi lavora al Policlinico di Milano, oppure “lo ha detto un medico di Shenzhen che lavora a Wuhan”. Non basta una pretestuosa posizione sociale, medica o politica per rendere veritiera una notizia. In molti casi si tratta proprio di una fake news.

Questo, infatti, è un po’ il mantra attraverso cui alcune informazioni poco affidabili vengono trasmesse. Si usa una determinata posizione sociale per rassicurare l’ascoltatore circa la veridicità di ciò che si sta ascoltando. Il trucco per smascherarle, per riconoscere l’ennesima fake news è quello di controllare. Oggi è diventato facilissimo grazie alle molte fonti accessibili online e ai vari siti internet specializzati nella ricerca di fake news, come Bufale.net oppure BUTAC. Se non ci sono informazioni sufficienti su una notizia, basta inserire nella ricerca la parola bufala, oppure hoax, insieme alla cosa che si vuol verificare.

Come riconoscere una fake news

Nel corso degli anni, soprattutto dopo le accuse a Mark Zuckerberg di aver propiziato, a causa degli scarsi controlli, la pubblicazione su Facebook di notizie false, tramite account altrettanto fasulli, che avrebbero permesso a Donald Trump di diventare Presidente degli Stati Uniti, sia i social che i media si sono attrezzati di strumenti in grado di intensificare il controllo della diffusione di fake news sul web, anche tramite la stesura di diverse guide.

Queste ultime rappresenterebbero uno strumento essenziale per riconoscere, e di conseguenza smontare, una notizia falsa, magari evitando anche di condividerla per farla diventare virale. Si tratta di una decina di indicazioni che, come le prescrizioni igienico-sanitarie, un individuo dovrebbe adottare per verificare qualsiasi informazione.

Si parte dai titoli, soprattutto se esagerati, altisonanti, scritti in maiuscolo e pieni di punti esclamativi. I titoli sono l’elemento che più attira, poiché l’utente medio non si sofferma di solito sul resto dell’articolo. Per questo motivo le notizie false fanno leva sull’esagerazione dello stesso. Se quest’ultimo sembra esagerato, molto probabilmente si tratta di una fake news.

Spesso vengono storpiati anche gli url dei siti di informazione, così da rendere le notizie credibili ad un occhio poco attento. Celeberrimo è l’esempio del Fatto QuotiDAINO, che gioca sull’inversione delle lettere I e D di “quotidiano”. La soluzione è quella di confrontare l’url del sito in questione con quella della fonte attendibile. Ci vuole un occhio vigile.

Al tempo della percezione, della prima impressione e della superficialità, assieme ai titoli si accompagnano anche le immagini, pensate per catturare l’attenzione del lettore. Le fake news contengono spesso foto o video volutamente ritoccati, altre volte le immagini possono essere anche autentiche ma estrapolate da un altro contesto. A questo proposito è utile controllare l’origine dell’immagine tramite lo strumento TinEye“.

I siti che diffondono spesso fake news sono pieni zeppi di errori di battitura, di una sintassi abbastanza discutibile e di una formattazione del testo anormale per un sito di informazione. Se il contenuto che si sta leggendo presenta questi elementi, è opportuno verificarlo prima di condividerlo.

Un ulteriore elemento per controllare se di fronte ci sia una notizia vera o falsa è la data. Spesso potrebbe trattarsi di una notizia vecchia e riportata con il solo scopo di acchiappare qualche like sui social. Anche le date riportate all’interno del contenuto potrebbero essere volutamente sbagliate, come nel caso della foto di un foglio di carta che riporta testualmente: “1720: peste, 1820: colera, 1920: influenza spagnola, 2020: coronavirus“. Agli amanti del complotto deve essere piaciuta, perché nel giro di poco tempo è diventata un contenuto virale.

Tuttavia si tratta di una congettura sbagliata. Tutto è partito da una curiosa coincidenza: nel 1720 si verificò un’epidemia che devastò la città di Marsiglia. In quell’occasione morì metà della popolazione. Però, ad onor del vero, una delle ultime epidemie di peste che colpì tutto il mondo si ebbe nel 1855.

L’altra influenza a cui si fa riferimento sarebbe il Colera, la quale iniziò nel 1817, e non nel 1820, e terminò verso la fine del secolo. Poi c’è la celeberrima influenza spagnola, che provocò circa 50 milioni di morti. Nel foglietto è riportato che questa cominciò nel 1920. Ciò non corrisponde al vero. La spaventosa epidemia cominciò proprio durante la Grande Guerra, nel 1918, e finì nel 1920. Dunque, il foglio circolante sul web non è altro che l’ennesima fake news, diffusa per aumentare lo scetticismo della popolazione e convergere il tutto verso un “complotto”.

L’ultimo elemento per riconoscere una fake news è proprio la fonte. Certe volte anche i giornali più grandi diffondono delle notizie molto discutibili, a partire da quelli che, proprio nel caso del coronavirus, si sono resi responsabili di azioni al limite della decenza. Il modo più sicuro per verificare la veridicità di una notizia è quello di risalire alla cosiddetta fonte primaria, cioè il documento originale dal quale il sito abbia preso la propria notizia. Se si tratta di un rapporto IPSOS, ad esempio, è utile, per tutta certezza, procurarselo per poter confutare. Succede che alcuni giornali travisino involontariamente il contenuto di un rapporto. In altri casi non vengono citate le testimonianze che supportano un’affermazione. Risalire alla fonte primaria è, in questo frangente, fondamentale.

Una notizia vera viene sempre riportata da più di una fonte. Se nessun altro canale di informazione riporta la notizia in questione, si tratta di un falso. Inoltre, è consigliabile fare attenzione a quei siti parodistici, come Lercio, i quali pubblicano notizie false solo per far divertire.

Per stare lontani da quelle notizie intenzionalmente false, è importante utilizzare le proprie capacità critiche. Se si hanno dubbi circa la veridicità di un’informazione, è meglio non condividerla. Stesso discorso per le bufale di Whatsapp: verificare.

Nel mondo si sono diffuse diverse teorie del complotto che attribuiscono a questo o a quell’altro la responsabilità circa la creazione e la diffusione del virus. Dalla Turchia, dove è colpa dei sionisti, alla Russia, dove invece c’entra il capitalismo, passando per la Cina, gli atleti americani e l’immancabile “arma batteriologica”. Si tratta, ovviamente, di pura disinformazione, poiché l’unica teoria che pare convincere gran parte degli scienziati pare essere quella della provenienza animale.

Le uniche fonti mediche a cui far riferimento in questa emergenza sanitaria sono, sicuramente, quelle provenienti dalle istituzioni e cioè dal Ministero della Salute, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Istituto Superiore della Sanità. Dunque sono escluse di diritto quelle facenti riferimento a presunti consigli, rimedi della nonna o autodiagnosi improvvisate.

Donatello D’Andrea

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