Mandiamo in galera chi diffonde fake news sulla pandemia per crimini contro l’umanità

Crisi climatica, crisi pandemica, crisi infodemica. Nel 2020 che passerà alla storia (se ci sarà una storia a cui passare) come annus horribilis del terzo millennio non ci siamo fatti mancare nulla, a dimostrazione delle vaste capacità della razza umana di fare schifo sotto ogni aspetto e con dovizia di particolari. È bene però che vi sia un limite da non oltrepassare, se non per sopravvivenza almeno per dignità escatologica, e mi sembra che durante gli ultimi mesi, sul versante delle fake news, ci si sia spinti ben oltre tale limite. Da qui una richiesta semplice: mandare in galera chi contribuisce a fabbricarle e a diffonderle con l’accusa di crimini contro l’umanità.

Basta poco per rendersi conto che nel calderone maleodorante della disinformazione legata alla covid-19 c’è davvero ogni sorta di meschinità ripugnante, tanto che il Ministero della Salute ha dovuto creare una pagina apposita per raccogliere e smentire le informazioni false, non verificate o prive di fondamento balzate agli onori della cronaca. Al momento l’elenco contiene 76 elementi (settantasei!), da quelli più delicati come la diffusione del virus sulle superfici a quelli più improbabili come bere la candeggina e il contagio tramite la rete 5G. Inutile sottolineare come le responsabilità di una popolazione che pensa di curarsi bevendo candeggina vengano da lontano, molto più lontano della pandemia; figuriamoci quando a rilanciare tali idee sono addirittura i presidenti. Ma non è su questo che bisogna soffermarsi al momento, quanto sulla necessità di porre un argine democratico ai diffusori di fake news con strumenti legislativi severi, ivi compresa la galera.

Perché c’è gente che è morta di covid e c’è gente che è morta pensando di evitare la covid, assassinata dal complottismo e dalla disinformazione. Uno studio dell’Università del New South Wales in Australia, pubblicato lo scorso agosto, conteggiava circa 800 vittime e quasi 6mila ricoveri causati dall’intossicazione da etanolo, nella convinzione che potesse uccidere il virus. È solo un esempio fra tanti, una goccia utile comunque a comprendere quanto l’ondata infodemica abbia danneggiato l’opinione pubblica resa fragile dalla paura, con conseguenze pervicaci e deleterie sulla diffusione del contagio, la fiducia nel vaccino e così via. Se non si tratta di crimini contro l’umanità, non saprei come definirli.

Ma non è solo sul piano sanitario che si consuma il grande crimine contro l’umanità dei fabbricatori di fake news. A risentirne è innanzitutto la coesione sociale, culturale e democratica già indebolita dalle titubanze della politica e dalle divergenze dei virologi. Un terreno fertile per alimentare il caos e soffiare sulla fiamma dell’ignoranza storicamente propizia ai movimenti di estrema destra, che fanno del malcontento popolare il loro bacino di consenso. Basta scorrere la bacheca di un qualunque social network per verificarlo. I contenuti di siti notoriamente complottisti o vicini agli ambienti di estrema destra, come ByoBlu e Il Primato Nazionale, sono ovunque, infestano profili, gruppi, pagine e sobillano gli utenti con pericolose dissertazioni abilmente celate da una parvenza di scientificità.

Allo stesso modo centinaia di altri creatori di contenuti fanno da cassa di risonanza per ogni genere di vergognosa menzogna, scagliandosi contro ospedali vuoti, virus che non esistono e complotti mondiali orditi per fare soldi. Come se in contesti normali la ricchezza venisse equamente distribuita fra le masse per garantire il benessere di tutti. Si tratta di un meccanismo semplice ma tremendamente efficace: un profilo del tutto normale, anonimo nella sua banalità, inizia a condividere notizie rese credibili da un dettaglio qualunque – tanto basta alla rete per legittimarne la veridicità – e l’effetto domino fa il resto. L’analfabetismo funzionale è il vettore di contagio, gli utenti ignari e inconsapevoli sono gli asintomatici che diffondono e moltiplicano la malattia dell’ignoranza. La viralità di una fake news, spesso, si mostra ben più mortale della viralità del coronavirus.

La bufala sui cadaveri che sarebbero cuscini. [Fonte immagine: Facebook]

Prendiamo ad esempio due delle bufale che hanno imperversato negli ultimi giorni: i cadaveri che in realtà sarebbero cuscini e le tende dell’ospedale vuote perché a corto di pazienti covid. Notizie di una pericolosità tossica, da punire con nient’altro che la galera, perché tese a minimizzare la portata dell’emergenza e a indurre comportamenti meno prudenti, quando non di aperta ribellione, nei confronti delle disposizioni sanitarie. Il bias cognitivo vanifica ogni smentita, ogni azione di debunking da parte dei siti specializzati: una volta che una fake news viene accettata come vera dall’utenza, non c’è nessuna dimostrazione concreta che possa sovvertirne la percezione. Il pubblico è assetato di verità – giustificato in questo dalle colpe dei media e dalla loro narrazione bulimica – e in cerca di elementi che possano farlo sentire emancipato, rilevante, non in balia dei DPCM e degli sproloqui quotidiani dei governatori di Regione: la controinformazione gliene offre l’opportunità laddove la politica lo sminuisce al ruolo di recipiente passivo.

Ma questo avviene in spregio ai sacrifici di medici e infermieri, al lutto sofferto da migliaia di famiglie, ad ogni più elementare diritto umano: questi delinquenti alimentano la pandemia mettendo a repentaglio le vite e il lavoro delle persone per motivi incomprensibili e ingiustificabili. Fomentare la guerriglia? Ottenere notorietà? Causare sofferenza? Divertirsi? Quale che sia lo scopo, si tratta senz’altro di criminali da buttare in galera senza riserbo né compassione. Tuttavia ciò non accade. Le istituzioni non hanno mai inteso affrontare seriamente il potenziale nocivo delle fake news, né dotarsi di strumenti legislativi efficaci in grado di prevenirle e di contrastarle. Ad oggi la realtà è che ci troviamo letteralmente nelle mani di Mark Zuckerberg e del suo arbitrio nel decidere cosa rispetta le norme di pubblicazione e cosa no. Un deficit destinato ad ampliarsi nel tempo, un sassolino pronto a innescare la valanga sotto gli occhi pigri e confusi di autorità e istituzioni. Non si muore solo di covid, è vero: si muore anche d’ignoranza, di crudeltà, di opportunismo politico e mediatico. Chi se ne rende responsabile compie crimini contro l’umanità, e come tale va condannato.

Emanuele Tanzilli

In copertina: l’immagine utilizzata dalla compagnia di telecomunicazioni indonesiana Telkomsel nella sua campagna per sensibilizzare sui rischi di galera per via delle fake news. Fonte: hakuhodo-global.com

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