WWF: gli asiatici sono favorevoli allo stop del commercio degli animali selvatici?
Photo by Anthony Kwan/Getty Images

Zoonosi: un’infezione animale trasmissibile all’essere umano. Il nuovo coronavirus denominato Sars-CoV-2 rientra tra le numerose malattie infettive che hanno compiuto il salto di specie o, in gergo tecnico, uno “spillover“. Secondo l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, «Oltre il 60% dei circa 1500 agenti infettivi dell’uomo (batteri, virus, funghi, parassiti) e il 75% degli agenti patogeni emergenti sono zoonosi»: nel mondo ogni anno oltre un miliardo di casi di infezioni sono dovuti proprio a malattie zoonotiche. Pur non essendo virologi o medici ricercatori, basta seguire il filo logico per capire che i famigerati wet markets, mercati in cui è in atto il commercio di carne fresca di animali selvatici, rappresentano il terreno perfetto in cui il rischio della diffusione di zoonosi aumenta drasticamente. A tal proposito il WWF ha condotto un sondaggio in cinque Paesi asiatici inerente la chiusura dei mercati illegali o non regolamentati di fauna selvatica.

Animali selvatici e dove lasciarli

Hong Kong, Giappone, Myanmar, Thailandia, e Vietnam. Questi i territori in cui il WWF, in collaborazione con GlobeScan, società di consulenza di ricerca di opinione pubblica, ha svolto un’indagine il cui obiettivo consisteva nel comprendere l’opinione del popolo del sud-est asiatico sull’eventuale chiusura dei mercati illegali o non regolamentati di animali selvatici (animali terrestri non addomesticati e non allevati). Il sondaggio, effettuato tra i 3 e l’11 marzo 2020, è basato sull’intervista di mille persone appartenenti a ciascuno dei Paesi sopraelencati.

Nel primo sondaggio di opinione pubblica mai effettuato in diversi Paesi asiatici inerente la connessione tra commercio di animali selvatici e Covid-19, i cittadini di Hong Kong, Giappone, Myanmar, Tailandia e Vietnam mostrano chiaramente di essere favorevoli ad azioni atte a limitare i mercati irregolari e illegali di fauna selvatica. «La Cina ha fatto un buon passo in avanti vietando la caccia, il commercio, il trasporto e il consumo di animali selvatici e il Vietnam sta lavorando a provvedimenti simili. Altri governi asiatici devono seguire l’esempio cinese, mettendo fine a questo commercio una volta per tutte: questa è una strada obbligata per salvare vite umane e contribuire a evitare che i drammi sociali e le turbolenze economiche che tutto il mondo sta subendo si ripetano ancora» afferma Christy Williams, direttore regionale del programma Asia Pacifico del WWF.

WWF: gli asiatici sono favorevoli allo stop del commercio degli animali selvatici?
Panoramica dei cinque mercati asiatici presi in esame
Immagine: wwf.it

Il “Living Planet Report 2018” del WWF evidenziava il veloce calo degli animali vertebrati presenti sulla Terra: dal 1970 al 2014 infatti la popolazione dei vertebrati è crollata del 60%. Se consideriamo anche lo studio dell’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, secondo cui il 25% delle specie globali è a rischio estinzione, comprendiamo l’aggravarsi della situazione riguardante la distruzione degli ecosistemi e della biodiversità. Secondo il WWF proprio il commercio insostenibile di animali selvatici è la seconda più grande minaccia alla biodiversità a livello mondiale. «È tempo di collegare i puntini tra commercio della fauna selvatica, degrado ambientale e rischi per la salute umana: agire ora per difendere sia gli esseri umani che le numerose specie selvatiche minacciate dal consumo e dal commercio è cruciale per la nostra stessa sopravvivenza» dichiara Marco Lambertini, direttore generale del WWF International.

Il sondaggio

Il 94% degli intervistati a Hong Kong, territorio autonomo nel Sudest della Cina, è pronto a sostenere la chiusura dei mercati non regolamentati o illegali di animali selvatici. Nell’ex colonia britannica il 78% dei partecipanti al sondaggio è molto preoccupato per la pandemia di Coronavirus. La percentuale cresce e arriva all’85% se si considera la preoccupazione riguardante una nuova epidemia connessa alla non chiusura dei mercati suddetti.

In Giappone invece solo il 54% appoggia gli eventuali divieti concernenti i wet markets, anche se l’85% degli intervistati sostiene che è molto improbabile che in futuro si rechino ad acquistare prodotti di fauna selvatica in mercati illegali e non regolamentati.

Nel Myanmar, ex Birmania, si registra la più alta percentuale di dissenso: qui infatti il 96% delle mille persone intervistate perorano la causa ambientalista e inerente la salute umana, appoggiando con forza la chiusura dei mercati di animali selvatici. Nel Paese più mistico e autentico d’Oriente otto persone su dieci sono molto preoccupate dall’attuale epidemia di Sars-CoV-2, e ritengono che le tre istituzioni più importanti per fronteggiare tale problema siano rappresentate dal governo nazionale (45%), dai concittadini (41%) e infine dai professionisti del settore
medico (40%).

WWF: gli asiatici sono favorevoli allo stop del commercio degli animali selvatici?
Sondaggio d’opinione del WWF su Covid-19 e commercio di animali selvatici in cinque Paesi asiatici
Immagine: wwf.it

In Thailandia, nazione del sorriso e dell’accoglienza calorosa, delle spiagge mozzafiato, della natura rigogliosa e dei maestosi palazzi reali, la percentuale relativa ai partecipanti al sondaggio favorevoli alla chiusura dei mercati di fauna selvatica arriva al 90%. Il 79% dei thailandesi intervistati pensa che tale chiusura possa impedire in futuro la diffusione di nuove malattie pandemiche simili al Coronavirus.

Ultimo Paese in cui il WWF ha effettuato il sondaggio è il Vietnam. Anche nella nazione del rivoluzionario Ho Chi Minh la percentuale degli intervistati a favore del divieto di vendita di animali selvatici in mercati illegali o non regolamentati raggiunge il 90%. Il 15% ha dichiarato di aver fatto acquisti nei mercati oggetti del sondaggio negli ultimi dodici mesi, ma l’82% afferma che non tornerà a rifornirsi in tali luoghi.

Grazie all’inchiesta targata WWF si comprende quanto il popolo del Sud-est asiatico sia consapevole della correlazione tra cattura e distruzione della fauna selvatica ed epidemie quali Sars-CoV-2. Secondo il World Wildlife Fund infatti «Nel caso in cui non venissero adottate misure per chiudere i mercati di fauna selvatica ad alto rischio, quasi 8 intervistati su 10 nei 5 Paesi dichiarano di essere estremamente preoccupati o molto preoccupati che si verifichi un’altra pandemia simile in futuro».

È ormai chiaro che il primo passo da effettuare per impedire la diffusione di una nuova pandemia globale dovuta a una nuova malattia zoonotica riguardi la chiusura dei cosiddetti “mercati umidi” e conseguentemente la tutela degli ecosistemi e della biodiversità. Come affermato in un recente articolo pubblicato su IPBES, «Possiamo riemergere dalla crisi attuale più forti e più resistenti che mai – ma farlo significa scegliere politiche e azioni che proteggono la natura – in modo che la natura possa aiutarci a proteggerci».

Marco Pisano

Marco Pisano
Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

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