Letteratura francese Jean-Paul Sartre
Fonte: https://www.facebook.com/IMaestriDelSocialismo/posts/626918760843412/

La letteratura francese porta con sé una lunga tradizione, che si protrae dai secoli più addietro e che ha contribuito a tenere alto l’onore della Francia come una culla della cultura europea in generale. A questa corrente letteraria non appartiene una specifica tipologia di genere letterario, ma ogni tipologia di genere che rientra tra gli scritti di autori di origine francese o tra quelli realizzati in lingua francese, come “Le mani sporche” di Jean-Paul Sartre. La tradizione letteraria della Francia è, infatti, una delle più antiche e più importanti dell’intero mondo occidentale. Il suo percorso trova le prime espressioni già nel Medioevo e giunge fino alla contemporaneità, rendendo noti autori dal calibro di Flaubert, Boudelaire, Jean-Paul Sartre. Quest’ultimo con la sua opera letteraria “Le mani sporche” ha contribuito alla definizione dell’ambiente teatrale francese, ponendo a favor di pubblico il genio della sua filosofia e la sua interpretazione anticonformista del mondo. Sartre, oltre a essere un importante filosofo è stato in grado di rendere la letteratura francese sotto un volto nuovo, conferendole un’impronta filosofica, tale da rendere accessibile il suo pensiero alla vasta platea dei lettori. Il contributo che egli ha dato alla Francia gli è valso, addirittura, un Premio Nobel, da lui poi rifiutato con la giustificazione che soltanto dopo la morte si sarebbe potuto valutare il valore vero di un letterato.

Le mani sporche” è stata, proprio per il suo straordinario significato, l’opera teatrale di questo autore più discussa e contrastata sin dalla sua prima messa in scena, risalente al 1948. La vicenda in essa narrata, seppur su base fittizia, è stata da Sartre contestualizzata nell’ambiente contemporaneo, capace di dare spunto a grandi opere della letteratura francese, attraverso la narrazione dell’assassinio di Lev Trockij da parte dell’agente stalinista Mercader, suo segretario. La storia presenta due inizi: il primo, che vede protagonista un intellettuale appena uscito di prigione, il quale si reca da una sua compagna di partito in cerca di aiuto e di un sostegno nel dimostrare i motivi per cui aveva compiuto un assassinio. La vicenda poi si riavvolge e, dopo un lungo flashback dove ogni personaggio è chiamato nella sua soggettività a raccontare i fatti come accaduti due anni prima, ovvero al momento dell’assassinio; essa si ricostruisce. La ricostruzione della vicenda non è altro che l’immissione in un nuovo circolo vizioso di azioni e reazioni causate dal mondo a cui noi prendiamo parte e, per uscire da questa circolarità, condannata dalla letteratura francese di questo secolo, secondo il filosofo, bisogna trasgredire. Hugo, il protagonista della storia si impegna proprio a trasgredire affermando la propria libertà e dando valore alle proprie scelte, non soltanto compiendo, però, un assassinio.

Inizialmente Jean-Paul Sartre avrebbe voluto che “Le mani sporche“, eretto poi a capolavoro della letteratura francese, fosse stata semplicemente un’analisi intellettuale dell’individuo, facendo in modo che non scadesse nella banalizzazione del messaggio che intendeva trasmettere. Tuttavia, la politicizzazione della trama e il suo richiamo ad un episodio di cronaca politica recente, ha fatto sì che molti individui si identificassero con la figura del protagonista. Questo ha costretto, insieme alla situazione politica del territorio francese a lui contemporaneo, l’autore a mettere in scena l’opera soltanto quando lo avesse ritenuto opportuno. In questo modo una delle opere più significative della letteratura francese ha avuto la sua seppur altalenante fama. Le messe in scena infatti furono molteplici e quest’opera fu anche oggetto di diversi rifacimenti, tra cui una rivisitazione cinematografica di Rivers nel 1951, nonché uno sceneggiato italiano in tre puntate di Petri nel 1978. L’eccentricità e l’anticonformismo della filosofia di Jean-Paul Sartre è stata la chiave che ha permesso a quest’opera, come a tutte le sue opere, di godere di una fama suprema e di emergere nel panorama della letteratura francese. In questo orizzonte letterario Sartre si riconosce per l’impronta filosofica che ha dato ai suoi scritti e alle sue opere, dalla quale è possibile comprendere il valore culturale e politico che il suo pensiero ha avuto nel Novecento, lo stesso pensiero che gli ha permesso di godere della gloria della quale è stato investito.

La notorietà di Sartre è quella che lo ha eretto ad autore fuori dal coro, senza paura di essere troppo crudo da agire a sfavore della corrente. La sua voce si pone a rappresentare la vita di qualsiasi uomo comune, sempre in grado di affrontare la vita, senza però avere la capacità di porsi all’altezza di cambiarla, di apportare un’innovazione ad essa. Il lasciarsi trasportare dalla corrente appare a Sartre come un’inerzia nell’affrontare la nostra esistenza e, grazie al protagonista di “Le mani sporche“, riesce a esprimere la potenza del cambiamento e la soddisfazione che la “trasgressione” porta con sé. Sartre si mostra capace di spiegare che «per cambiare bisogna sporcasi un pò le mani quando serve», attraverso il racconto dell’emblematica storia del suo protagonista, ma anche che il cambiamento è una sfida che bisogna affrontare con se stessi, non soltanto con il mondo. Questo suo contributo alle letteratura francese, ha fatto in modo che la sua filosofia potesse raggiungere le parti più remote della società e, nonostante la contraddizione ricevuta dal milieu politico e letterario, rende, ancora oggi, il suo capolavoro un invito a superare la circolarità della monotona esistenza, animati dall’amore per l’uomo e dal desiderio di renderlo unico.

Senza dubbio la morale dell’opera di Sartre può essere attualizzata e, così come tutta la sua filosofia, trasformata in un motto di vita. Un invito a non lasciarsi trasportare dagli eventi e a sconfiggere quell’apparente tranquillità della nostra esistenza, sovvertendo l’ordine delle cose. Nonostante, dati i tempi correnti, sia, infatti, difficile immaginare di poter riformare la propria vita, le parole del filosofo incitano a partire dal proprio intimo risistemando, uno ad uno, i tasselli del mosaico della propria esistenza; agendo, come Hugo fa in “Le mani sporche“, soltanto grazie alla propria volontà.

Francesca Scola

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