Premi Nobel letteratura
Premi Nobel letteratura


Quest’anno saranno ben due le consegne del prestigioso premio Nobel per la letteratura, istituito nel 1901. Ripercorriamo insieme la storia del premio, dalle origini fino ad arrivare ai vincitori delle ultime cinque edizioni.

C’è grande fermento all’Accademia Reale di Svezia: il premio Nobel per la letteratura sarà assegnato, quest’anno, a ben due vincitori ed è la prima volta che si assiste ad una doppia assegnazione nella storia del prestigioso premio Nobel. La decisione dell’Accademia Reale di Svezia di non assegnare il premio Nobel per la letteratura relativo all’anno 2018 era stata presa in seguito allo scandalo per le accuse di violenza sessuale che hanno coinvolto Jean Claude Arnault, marito del membro della giuria per l’assegnazione del Nobel Katarina Frostenson.
L’Accademia Reale di Svezia ha comunicato, in seguito, di aver nominato alcuni nuovi membri di giuria per ridare lustro e visibilità al premio dopo l’abbandono di molti membri precedenti, tra i quali la stessa Frostenson.

Per l’anno 2018 gli scrittori “favoriti” per l’assegnazione del premio Nobel erano Ngugi wa Thiong’o, keniota, Margaret Atwood, canadese, Haruki Murakami, giapponese e Philip Roth, americano, scomparso di recente.

Il premio Nobel per la letteratura – insieme ai premi Nobel per la fisica, per la medicina, per la chimica, per la pace e per l’economia – fa parte dei sei premi assegnati annualmente dalle varie accademie di Svezia e Norvegia a persone che si sono distinte nei diversi settori della conoscenza umana. Deve il suo nome ad Alfred Bernhard Nobel, chimico e filantropo svedese, nonché inventore della dinamite. Fu proprio l’invenzione della dinamite che, nel 1895, portò Alfred Nobel ad istituire tali riconoscimenti, tormentato dal pensiero di essere ricordato soltanto per qualcosa di potenzialmente distruttivo.

Nel corso degli anni, numerose personalità di nazionalità diverse hanno ricevuto il premio Nobel per la letteratura, partendo dagli scrittori francesi Sully Prudhomme (primo vincitore nell’anno dell’istituzione del premio nel 1901) e Albert Camus, passando per l’irlandese William Butler Yeats, gli americani Ernest Hemingway e -più di recente – Bob Dylan, gli inglesi Winston Churchill, Bertrand Russel e William Golding, i tedeschi Hermann Hesse e Thomas Mann, il colombiano Gabriel García Marquez, fino ad arrivare agli scrittori cinesi Gao Xingjian e Mo Yan.

Ben sei sono stati i vincitori italiani: Giosuè Carducci nel 1906, Grazia Deledda nel 1926, Luigi Pirandello nel 1934, Salvatore Quasimodo nel 1959, Eugenio Montale nel 1975 e Dario Fo nel 1997.

Nella storia dell’ormai secolare premio si annoverano anche due rifiuti: quello del russo Boris Pasternak, nel 1958 e quello del francese Jean-Paul Sartre nel 1964. Diverse sono state anche le mancate assegnazioni, relative principalmente ai periodi della prima e seconda guerra mondiale, fino ad arrivare alla mancata assegnazione dello scorso anno.

Ma dove eravamo rimasti con le assegnazioni che – è bene ricordarlo – fino al 2017 sono proseguite senza difficoltà? Ci è utile, dunque, fare il punto sui vincitori delle ultime cinque edizioni.

2013: Alice Munro

Scrittrice canadese, insignita del premio Nobel per la sua funzione di «maestra del racconto breve contemporaneo». Grande narratrice del quotidiano, i suoi racconti sono ambientati principalmente nell’Ontario, suo territorio d’origine. Tra i suoi capolavori ricordiamo: Lasciarsi andare (2006, in Italia 2014, edizione Einaudi), una raccolta di 17 racconti che esemplificano lo stile diretto e mai banale dell’autrice e Uscirne vivi (2012, in Italia 2016, edizione Einaudi), storia di un passato osservato con lucidità e distacco, unico modo per “uscirne vivi” e continuare a camminare sulla strada del futuro.

2014: Patrick Modiano

Nobel che gli è stato assegnato «per l’arte della memoria con la quale ha evocato i destini umani più inesplicabili e scoperto il mondo della vita nel tempo dell’occupazione». Modiano, scrittore francese, ambienta gran parte dei suoi romanzi nella Parigi di occupazione nazista degli anni ’40. I protagonisti sono ebrei, esuli, stranieri: sono i Nessuno di un’epoca che dei Nessuno fa le proprie vittime preferite. Un libro da non perdere: Dora Bruder (1997), ispirato ad un evento di cronaca della seconda guerra mondiale: Dora, ragazzina ebrea di 15 anni, scompare nel nulla. Modiano cerca di ricostruirne la vicenda, che si concluderà inevitabilmente davanti ai cancelli di Auschwitz, nel gelido dicembre del 1941.

2015: Svjatlana Aleksievič

Scrittrice e giornalista bielorussa, premiata «per la sua scrittura polifonica, un monumento alla sofferenza e al coraggio nel nostro tempo». Si è occupata di documentare e raccontare numerosi eventi chiave del XX secolo, dal disastro nucleare di Černobyl’ alla vita quotidiana russa dopo il crollo del comunismo. Segnaliamo il libro Preghiera per Černobyl (1997), racconto di un viaggio nei territori contaminati dalle radiazioni, al confine tra Bielorussia e Ucraina.

2016: Bob Dylan

Premiato «per aver creato una nuova espressione poetica nell’ambito della grande tradizione della canzone americana», Bob Dylan, cantautore statunitense, è stato il primo musicista in assoluto a ricevere il Nobel.
Le sue canzoni – soprattutto quelle figlie degli anni ’60 – rappresentano
appieno il disagio di una generazione che ha cercato di sovvertire alcuni valori della società americana dell’epoca e, al contempo, ha tentato di migliorarne altri.
Se questo tentativo sia effettivamente riuscito? Citando Dylan stesso, potremmo dire che «the answer is blowin’ in the wind…»

2017: Kazuo Ishiguro

Ultimo vincitore, in ordine cronologico, del premio Nobel. Britannico di origini giapponesi, Kazuo Ishiguro negli ultimi anni ha riscontrato un rapido successo internazionale. Premiato col Nobel «per avere rivelato l’abisso al di sotto del nostro senso illusorio di connessione col mondo, in romanzi di grande forza emotiva», è un artista estremamente versatile, come dimostrano i suoi due libri Il gigante sepolto (2015), storia dal sapore leggendario ambientata in un mondo fantastico popolato da giganti e re, e Non lasciarmi (2005), la struggente storia sulla fragilità dell’esistenza umana.

Che questa “annata del bis” possa essere di buon auspicio per una rinascita dell’Accademia Reale di Svezia dopo gli scandali che l’hanno travolta? Ce lo si augura.
Intanto, attendiamo il prossimo ottobre, mese dell’assegnazione del premio, magari riscoprendo la bellezza di leggere un buon libro, in modo da riuscire a tenere ancora viva la fiamma della letteratura. Con o senza il Nobel.

Anna Rita Orlando